martedì 17 febbraio 2015

DOTTOR MASEN & MR CULLEN





Non ero mai stata così. Non avevo nemmeno mai pensato di poterlo essere. Sono sempre stata quella semplice e facile da accontentare. Ho avuto la mia parte di divertimento, un numero adeguato di amanti e se attraversavo un periodo di magra ero comunque in grado di provvedere ai miei bisogni. Pensavo fosse sufficiente, credevo di sapere ciò di cui avevo bisogno. Questo, però, era prima di lui.
Forse vi starete chiedendo chi è, se vi parlerò di lui e perché lo chiamo così. Non è un modo di preservare la sua privacy, né di mantenere un alone di mistero intorno a ciò che sto vivendo. È che proprio… non lo so! Non conosco il suo nome, non conosco il suo volto, cosa fa nella vita, se è ricco o povero, bello o brutto. Quello che so per certo è che ha mani grandi e dita lunghe, la pelle morbida, le guance sempre con un filo quasi impalpabile di barba anch’essa morbida al tatto, ciglia lunghe, naso proporzionato al viso squadrato, mascella volitiva, addominali delineati ma non eccessivi, cosce e braccia forti ricoperte da una morbida peluria, una voce bassa e roca che sarebbe sufficiente a farmi avere un orgasmo da sola e un cazzo che gli orgasmi non me li fa solo immaginare. Nella mia mente è bellissimo e perfetto, ma nella realtà non ho la più pallida idea di come possa essere.
Confuse? Posso capirlo. Meglio fare un passo indietro, che dite?
È cominciato tutto qualche mese fa… Ad essere sincera sono tre mesi, sedici giorni, quattro ore e… ventisei minuti, se ho calcolato bene quanto tempo ha passato con me la prima volta, ma volevo fare la sostenuta. Come dicevo, tutto è cominciato circa tre mesi e mezzo fa. Dormivo serena senza un problema al mondo quando ho cominciato a fare un sogno stranissimo o, perlomeno, pensavo fosse un sogno. Ho sentito una voce stupenda parlarmi, era bassa e roca, ipnotica. Mi chiedeva di non aprire gli occhi e, vi giuro, era impossibile non darle retta - alla voce intendo. Ho fatto come richiesto tenendo gli occhi chiusi, cullata dalla voce. Mi parlava all’orecchio trasmettendomi brividi in tutto il corpo, ha continuato così per parecchio tempo finché ho sentito un dito sfiorarmi la guancia. Nel sogno ero sul punto di aprire gli occhi, ma lui mi ha fermato intimandomi di non farlo. E chi sono io per disobbedire? ho pensato, sigillando le palpebre. Era un sogno troppo bello per rischiare di rovinarlo con la mia stupida curiosità. Ha continuato a toccarmi superficialmente senza mai spingersi oltre e nonostante questo avevo il fiato corto e il cuore impazzito. Avvertivo nell’aria un profumo che non mi era nuovo, ma che non riuscivo a collocare nella mia mente. Mi parlava lentamente come se non volesse spaventarmi, ma posso assicurarvi che non lo ero affatto. Chi mai potrebbe temere un uomo che ti sussurra parole incendiarie nell’orecchio, ti accarezza con delicatezza, ti appoggia le labbra sulla tempia lasciando una scia di passione a stento trattenuta sino al lato delle labbra per poi allontanarsi lasciandoti insoddisfatta? Soprattutto: chi mai avrebbe paura di un sogno, per quanto inconsueto? Quando poi ha usato il dorso della mano per sfiorarmi un capezzolo ho creduto di impazzire, ho stretto gli occhi terrorizzata al pensiero di aprirli e far sparire tutto, ma non ho potuto impedirmi di arcuare la schiena per andare incontro a quel tocco.
Una risatina ha accompagnato il mio brusco movimento. In qualunque altra situazione mi sarei arrabbiata per essere stata derisa, avrei sbraitato e forse insultato, ma non in quel momento; ho sentito un gemito e solo dopo mi sono resa conto che quel suono arrivava dalla mia gola.
«Piano, gattina, non avere fretta» mi ha detto con un sussurro. «Per questa volta ci fermiamo così. Se sarai buona potrei decidere di tornare a trovarti.»
«No» ho chiesto in tono lamentoso. «Non lasciarmi adesso.»
«Shhhhh. Tornerò, lo prometto. Tra una settimana da oggi sarò qui e voglio trovarti bendata e… nuda» ha concluso, dandomi un piccolo morso al lobo che mi ha portato vicino all’orgasmo. Un movimento al mio fianco e poi… nient’altro. Nessun rumore, nessun sentore che nella stanza ci fosse qualcuno. Ho aperto un occhio puntandolo sulla sveglia che segnava le 02:27, senza sapere se urlare o mettermi a pancia sotto per riprendere a dormire. Ho ripercorso tutto il sogno nella speranza di finirlo in modo più soddisfacente, ma quando mai si riesce a riprendere un sogno erotico? Al massimo ti può capitare con un incubo. Alla fine ha vinto la stanchezza.
La mattina dopo avevo addosso una tale tensione sessuale dovuta all’assurdo sogno della notte che ho dovuto provvedere da sola a raffreddare i bollenti spiriti.
Nonostante l’attività mattutina sono arrivata in ufficio stressata e svogliata, non che di solito il mio umore sia molto migliore. Lavoro da circa un anno e mezzo per un uomo atroce, non lo sopporto o forse lui non sopporta me, ancora non l’ho capito. Non è che sia male lavorare per lui, è che non ci siamo mai trovati. Io sono un tipo socievole e di norma simpatico, lui è ingessato e non nel senso che nel quotidiano indossa abiti gessati, ma proprio che è di gesso. È sempre rigido come un furetto morto e sono abbastanza convinta che gli abbiano termosaldato un palo su per il culo, non ho trovato altre spiegazioni al suo essere costantemente teso. Quando arrivo la mattina è già chiuso nella sua stanza, quando vado via lo trovo immerso tra le carte e non solleva neanche lo sguardo per salutarmi. Anche il suo aspetto è particolare: i capelli sono sempre incollati alla testa, potrebbe succedere il finimondo che loro starebbero buoni buoni al loro posto, la pelle del viso è piuttosto chiara e perfettamente rasata ogni singola mattina, ma per il resto non saprei. Sono solita notare i particolari delle persone, ma con lui non è successo, forse perché non ha niente da notare. Anzi no, gli occhi. Ha un bel taglio e anche il colore sarebbe piacevole - un bel verde intenso - se non fosse per quell’espressione dura che si porta dietro costantemente e quando non è accigliato sono comunque schermati dagli occhiali da vista o da lettura, ancora non ho capito nemmeno quello. In ogni caso il mio capo è l’ultimo dei miei pensieri. Sinché continua a pagarmi regolarmente non mi importa intrattenere rapporti sociali con lui. All’inizio non la pensavo così quando, appena laureata, ho avuto la botta di culo di entrare alla Masen Inc. pensavo di aver trovato chissà quale miniera d’oro; da semplice impiegata sono passata presto a ricoprire il ruolo di assistente personale del responsabile delle risorse umane, poi del coordinatore dei settori e in fine del giovane figlio del gran capo che aveva deciso di delegare al rampollo gran parte del lavoro perché, a suo dire, “aveva le palle piene di passare il tempo chiuso in ufficio e voleva godersi il tempo a divertirsi con la moglie che era ancora una gran bella figliola” - parole sue. Una bellissima coppia i Masen - Edward e Elizabeth -,non più giovanissimi, ma pronti a godersi la vita fino in fondo. È bastato poco per capire che il figlio non era altrettanto alla mano, ma non avrei mai immaginato che da un uomo che parlava tranquillamente di portare la moglie in viaggio e fotterla senza pietà - sempre parole sue - e una donna che guardava il marito con un desiderio tanto intenso da far arrossire il figlio, potesse venir fuori uno stoccafisso che non sorride mai. Comunque, anche quella mattina mi sono avvicinata alla sua porta, un leggero tocco di nocche prima di aprire, “Buongiorno, dottor Masen” - “Isabella!” è stata la risposta e ho richiuso la porta. Questo è il massimo dell’interazione tra noi. Anzi, oggi si è allargato parecchio, di solito mi chiama Miss Swan. La sera è più o meno lo stesso col giorno che diventa sera oppure, se è in forma strepitosa, con qualcosa tipo “a domani”. Comunichiamo via email. Mi passa i lavori da fare, mi chiede pareri - anche importanti -, mi ringrazia, mi gratifica, sempre attraverso quel cazzo di computer. Ormai ci ho fatto l’abitudine, però penso spesso che svolgere il mio lavoro sarebbe mille volte meglio se non dovessi avere a che fare con lui, se il padre non fosse fuggito a “godersi la moglie” e lavorassi con Edward Senior invece che con Junior. Forse un giorno lascerò questo posto, ma per ora mi sta bene così.
Ho passato la giornata lavorando con una parte del cervello proiettata al sogno. La sera sono uscita con Jacob - un ragazzo che frequentavo in quel periodo - e abbiamo fatto sesso per ore. Quando sono tornata a casa ero ancora eccitata nonostante i diversi orgasmi e quello non era normale.
Per le due notti successive ho continuato a pensare al sogno, addormentandomi sperando che l’uomo misterioso tornasse. Inutile sottolineare che è stata una pia illusione. I giorni sono passati e ho accantonato quel pensiero anche se a malincuore. Ho capito che era passata una settimana durante la notte che il sogno aveva stabilito come scadenza per tornare. Il letto ha cigolato e lui mi ha sussurrato di tenere gli occhi chiusi. I letti affondano lateralmente nei sogni? Forse avrei dovuto avere sentore della realtà, quello era un dettaglio piuttosto rilevante, no? Invece ho sorriso come una stupida sperando che ricominciasse a parlarmi con quel tono eccitante e magari soddisfacesse quella voglia che mi portavo dietro da una settimana, invece ha sospirato scaldandomi la guancia. «Ah, Isabella, Isabella! Cosa devo fare con te?» «Tutto quello che vuoi» gli ho risposto stupidamente.
«Non posso fare quello che voglio se tu non mi ascolti. Sono molto deluso, Isabella. Mi costringi ad andarmene.»
«No!» Ho mosso le mani cercando di toccarlo, ma lui si è spostato lasciandomi ad afferrare l’aria.
«Ti avevo dato un compito semplice, Isabella, ma non mi hai accontentato. Non mi piace essere ignorato quindi adesso andrò via.»
«No» ho ripetuto implorante.
«Sì. Pensavo di tornare tra una settimana, ma hai stravolto i miei piani. Sarò qui tra due giorni e voglio trovarti bendata e nuda. Non deludermi ancora, Isabella o non tornerò più.» Non ha mai smesso di accarezzarmi mentre parlava. Braccia, mani, fianco, viso, pancia e seno - anche se coperti da quello stupidissimo pigiama che ho indossato -, labbra. Come cavolo potevo sapere di essere incappata in un sogno tanto suscettibile? Sarebbe stato semplice far sparire gli abiti e far apparire una benda. Nei sogni succedono cose ben più bizzarre, che cazzo! Comunque, il letto si è mosso ancora, alleggerendosi questa volta, e lui è scomparso come la prima volta.
«Aspetta!» Ho aperto gli occhi trovandomi seduta, ma… niente. Era già andato via e io ero più eccitata che mai. Fanculo! Mi sono praticamente strappata i vestiti di dosso - farlo prima magari? - e mi sono presa cura di me come meglio ho potuto. La mattina dopo ero di pessimo umore e, a quanto ho potuto notare, anche il mio capo. Non che potesse importarmene di meno. Quello era perennemente incazzato. Anche quella sera ho visto Jacob e anche quella sera abbiamo scopato come pazzi, ma quando al terzo orgasmo non ero ancora soddisfatta e ho capito che avrei ottenuto di più da sola, ho creduto meglio troncare.
Due sere dopo, tra il vedere e il non vedere, mi sono spogliata prima di entrare nel letto e ho messo la mascherina per gli occhi - Beh? Non avevo una benda - e ho fatto bene!
«Brava, Isabella. Sono felice di sapere che hai voglia di giocare quanto me.» E ne aveva tanta voglia, per fortuna non solo di giocare. Ha accarezzato ogni centimetro del mio corpo. Ha baciato ogni centimetro del mio corpo. Mi ha parlato dolce e sporco a fasi alterne. Mi ha portato a livelli di eccitazione che non avevo mai provato prima e poi, quando pensavo che sarei morta, ho sentito il rumore della carta di un preservativo un attimo prima che mi scopasse… eccome se mi ha scopato. Sogno un gran cazzo! Nel mio appartamento c’era un uomo. Un uomo in carne e ossa che si era infilato nel mio letto per tre volte, che stava facendo del sesso strepitoso con me. Un uomo del quale non conoscevo il viso, il nome, uno straccio di particolare se non che scopava da dio e non avevo nessuna intenzione di fermarlo. Forse avevo una malattia degenerativa, magari avevo bruciato gli ultimi neuroni buoni lavorando per quella cariatide. Sicuramente mi sarei fatta rinchiudere la mattina dopo, ma in quel momento volevo solo godere di quel corpo possente sopra di me. Non potevo vederlo, ma potevo toccarlo. Sentivo la sua pelle morbida e liscia, ho abbracciato quelle spalle larghe e solide come un muro di mattoni e lui ha fatto lo stesso con me avvolgendomi con le sue braccia forti e, per assurdo, trasmettendomi una sicurezza mai provata prima. Ho baciato il suo petto avvertendo la leggera peluria che lo copriva. Non ho mai amato gli uomini villosi, ma adoro una leggera spruzzata di peli; per intenderci non mi piace quando un uomo si depila da capo a piedi, sono fermamente convinta che quella sia una nostra prerogativa e anche una gran rottura di palle, se è per quello. Ho stretto tra le labbra un capezzolo ricevendone in cambio un gemito strozzato che mi ha esaltato alla follia. E quelle labbra… Santa Cunegonda quelle labbra! Quando poi sono passata alla gola mi sono persa sul pomo che si muoveva sotto il mio assalto.
È rimasto con me per parecchio tempo e prima di andarsene mi ha promesso di tornare dopo quattro giorni. Ho pensato di sbirciare per vedere il suo volto, ma ho accantonato l’idea subito dopo, non aveva senso rovinare una fantasia pazzesca come quella per curiosità. Sarebbe tornato davvero? Aveva avuto ciò che cercava, quindi poteva anche cambiare idea. E io? Desideravo che tornasse? Sì. Era l’unica risposta che riuscivo a darmi al di là della follia della situazione e di quanto dovessi vergognarmi per aver fatto sesso con lui. Era chiaro che mi conosceva bene, poteva essere chiunque: un vicino psicopatico, il postino, il ragazzo che mi consegnava la pizza o un vecchio compagno del liceo. Come aveva fatto a entrare in casa mia? Troppi pensieri mi affollavano la mente quando mi sono lasciata vincere dalla stanchezza, addormentandomi profondamente. La mattina dopo ho fatto un giro per casa controllando ogni accesso ed era tutto chiuso come tutte le mattine. Ho cominciato a vivere in quella casa una settimana dopo essere stata assunta alla Masen, era un vecchio stabile in periferia rimodernato, di proprietà del boss che aveva deciso di concedermi l’uso di uno degli appartamenti che ne erano stati ricavati a prezzo vantaggioso. Non avevo tempo per lambiccarmi il cervello su come lui fosse entrato e uscito. Ero una larva, ma non avevo mai finto d’essere malata e non avrei cominciato quel giorno anche se avrei preferito farmi fare un piercing al clitoride che vedere quella faccia incazzata… invece il dottor Masen non c’era. Non era mai successo prima e non sapevo cosa fare. Poi ho trovato una busta sulla scrivania con tutte le indicazioni per la giornata lavorativa. Meglio così, ero ancora troppo turbata per avere a che fare con lui. Ero terribilmente indecisa se deprimermi per il mio comportamento sconsiderato o esserne esaltata. Avevo fatto una cosa impensabile per me e non riuscivo a pentirmene, anzi non vedevo l’ora che passassero quei quattro giorni e, per non sbagliare, in pausa pranzo sono andata a comprare una benda nera.
Da allora le notti si sono succedute in un’eccitazione crescente. Non saltava mai i nostri appuntamenti notturni e l’attesa andava via via diminuendo come se anche lui fosse impaziente di incontrarmi. Ho smesso di pormi domande, non mi importava da dove entrasse, quale fosse il suo nome, o come potessi permettergli di farmi tutte le cose deliziose che faceva al mio corpo. Mi dispiaceva non poterlo vedere in viso, ma anche in quel caso non avevo insistito per paura che tutto potesse finire. Ero da ricovero.
In una delle nostre notti folli è arrivato come sempre nel silenzio più assoluto, mi ha salutato con la sua voce bassa e eccitante da morire, ha cominciato a baciarmi, a toccarmi, a farmi impazzire e poi mi ha sussurrato: «Ti fidi di me?» La risposta più sensata - l’unica possibile in verità - doveva essere: “no, non so il tuo nome, non so in ce modo entri in casa mia né come conosci tutto di me, non ho mai visto il tuo viso, non c’è una sola ragione al mondo per cui dovrei fidarmi di te”. Invece ho risposto solo: «Sì.» Un semplice che ha spalancato le porte all’esperienza più esaltante della mia vita. Mi ha sollevato le braccia sopra la testa legandole insieme per poi fissare quella che presumo fosse una sciarpa o una cravatta alla testiera del letto. Avrei dovuto sentire il terrore serpeggiarmi tra le vene, forse una parte di me ne era consapevole e il mio corpo si è irrigidito perché lui mi ha detto: «Rilassati, non voglio farti del male.» In effetti se avesse voluto farmene avrebbe avuto più occasioni di quanto mi piaccia ammettere, quindi perché non lasciarlo fare? Mi ha baciato molto più delicatamente di come faceva di solito. Sembrava volesse blandirmi, ma a quel punto la preoccupazione era stata spazzata via dall’aspettativa. Ha fatto scorrere il dorso della mano sulle mie braccia, sul fianco, ovunque ma lontano da dove lo desideravo di più. Ha soffiato sulla mia pelle bollente prima di far scorrere qualcosa di soffice e delicato. Una piuma? È il più classico dei cliché, sarei dovuta scoppiare a ridere e prenderlo in giro, ma come sempre mi sono lasciata trasportare dalle sensazioni. Con gli occhi bendati e le braccia bloccate ero totalmente in balia del suo volere, dei suoi desideri e dei miei. E lui li ha soddisfatti tutti, anche quelli che non sapevo di avere. Quando mi ha presa, ho arcuato la schiena nel tentativo di fondermi con lui, ansiosa di trovare quella dimensione che non avevo mai provato prima di trovarmelo accanto sul letto. I miei gemiti, quella notte, sono stati incontrollabili. Forse sarebbe arrivato a imbavagliarmi tanto era il rumore che facevo, eppure sembrava apprezzare il mio lasciarmi coinvolgere in quel modo. Quella notte ho raggiunto l’orgasmo più intenso della mia vita e anche lui sembrava molto soddisfatto, stando al fiato corto e al battito furioso del suo cuore quando si è lasciato andare sopra di me. Per la prima volta, quella notte, è andato via dopo che mi ero addormentata.
La mattina dopo ero convinta che non sarei riuscita a fare niente e non mi sono scostata troppo dalla realtà. Ero persa nei ricordi, pensavo a come dovevo essergli apparsa nuda, bendata, legata al letto, alla sua completa mercé. Ripensando a quanto mi aveva fatto godere mi sono eccitata ancora, ho accavallato le gambe stringendole tra loro, creando un delizioso attrito che mi ha fatto scaldare ancora di più. Il dottor Masen, ovviamente, ha scelto proprio quel momento per uscire dal suo ufficio.
«Isabella potrebbe… porca vacca!» Eh, no, miseria! Dovrei essere io a dirlo. Stava sempre chiuso lì dentro, era troppo sperare che lo facesse anche quella mattina? Pur mortificata e senza riuscire a dirigere lo sguardo su di lui, ho sciolto l’intreccio delle mie gambe - riportando giù la gonna che si era sollevata di parecchio -, tentando di darmi una parvenza di professionalità. «Ha bisogno di qualcosa, signore? Posso portarle una tazza di caffè?»
«Caffè?... Bisogno?» Il suo balbettio mi ha costretto a guardarlo in faccia, non aveva mai tentennamenti quando parlava, temevo stesse male. Ricordate quando ho detto di essere solita notare i particolari? Ebbene quella volta ne ho notati parecchi. Per cominciare aveva la faccia in fiamme, il respiro corto, le mani strette e le nocche bianche, le pupille dilatate e senza occhiali ho notato che il bellissimo verde che caratterizza i suoi occhi era quasi scomparso in favore di un colore più cupo, quasi tenebroso. E vi ricordate quando ho detto che è sempre teso? In quel momento, lì, davanti a me, ho potuto notare un particolare piuttosto ingombrante che non era mai stato evidente ed era molto teso. Non mi ha risposto comunque. Ha annaspato per qualche altro secondo per poi tornare nel suo ufficio chiudendosi dentro, senza più uscirne.
Cazzo! Che figura di merda. Tanto valeva abbassarmi le mutandine e masturbarmi davanti a lui.
Il capo non mi ha più cercato per quel giorno. Era ancora barricato dentro quando sono andata a pranzo e c’era ancora quando sono tornata. A fine giornata, imbarazzo o meno, sono andata a salutarlo perché non potevo farne a meno. Ho aperto la porta dopo il solito tocco di nocche e l’ho trovato con lo sguardo perso oltre la finestra, le braccia abbandonate sui braccioli della poltrona e un’unica ciocca di capelli sfuggita al giogo del gel. «Io vado, dottore. Buonasera.» Si è riscosso dai suoi pensieri puntandomi addosso uno sguardo differente dal solito, l’avrei definito smarrito. Ha portato una mano alla fronte rimettendo al suo posto l’unica nota di trasgressione in lui.
«Sì… sì, certo. Buonasera» e si è rigirato verso la finestra. Ho paura. Una paura folle di essermi giocata il posto di lavoro per questa stronzata delle visite notturne. So che ho detto di voler cambiare lavoro o, meglio, datore di lavoro, ma non così. Quando abbandonerò il giovane Masen vorrei che fosse perché ho trovato qualcosa che mi gratifica di più, non perché ero in procinto di darmi piacere nel bel mezzo della giornata lavorativa. Sono tornata a casa sentendomi giù e, anche se avevo appena pensato fosse una stronzata, triste al pensiero che non avrei avuto la visita del mio amante misterioso per alcuni giorni.
Quando lui è tornato da me la volta successiva è stato strabiliante, mi ha presa con foga, come se non riuscisse a saziarsi di me e ho urlato ancora di più. Prima di andarsene mi ha chiesto di non indossare le mutandine per i due giorni successivi, aggiungendo che qualunque pensiero mi fosse passato per la testa non avrei dovuto toccarmi, perché la notte del secondo giorno voleva trovarmi tremante di desiderio dopo aver passato le giornate con la passera all’aria e i pensieri alla deriva. Credete che gli abbia dato retta? Che mi sia torturata per lui pur sapendo che non avrebbe mai saputo se avessi dato corso al suo desiderio o meno? In effetti sì, l’ho fatto, ma non chiedetemi perché. Non ho una spiegazione logica, né pratica. L’ho fatto perché me l’ha chiesto e questo è tutto.
Nel frattempo il mio capo diventava sempre più strano. Quella stessa mattina - quella in cui ero senza mutande per intenderci - è arrivato dopo di me, mi ha guardato appena, ha accennato una specie di saluto e si è barricato dentro il suo studio. Amen, dottor Masen. Quando deciderai di comportarti da persona normale fammelo sapere, magari ti preparo un caffè come qualsiasi altra assistente.
Volete sapere se è valsa la pena di aver passato due lunghissimi giorni senza biancheria e senza alcun sollievo? Sì, assolutamente sì. Quando è arrivato, per prima cosa, mi ha chiesto se avevo esaudito il suo desiderio, poi, senza preavviso si è abbassato su di me leccandomi e portandomi all’orgasmo dopo appena poche passate di quella lingua talentuosa, lasciandomi tremante e spossata. «Ma che brava la mia piccola Isabella» mi ha sussurrato sulle labbra, «meriti un premio per questo» ha continuato, per poi dedicarsi ancora al mio sesso in fiamme, torturandomi lentamente per ore o forse giorni, prima di portarmi di nuovo all’apice del piacere. Non avevo forze, non avevo difese contro di lui, ero in balia dei suoi voleri e non ero in grado di ribellarmi; la cosa più assurda era che non desideravo farlo. Volevo che fosse lui a dirigere il gioco, che fosse lui a dirmi cosa fare e quando farlo e volevo godermi tutto quello che era disposto a darmi finché avesse voluto.
E così è andata per gli ultimi tre mesi, sedici giorni, quattro ore e diversi minuti.   
Ed ora eccomi qui in attesa del prossimo incontro che non sarà oggi perché è sabato e lui non viene mai da me nel fine settimana. Mi rifiuto di pensare che è sposato e quindi passa questi giorni con la sua famiglia, ma potrebbe essere; in quel caso io sarei lo sporco segreto di un uomo schifoso. Preferisco pensare che lavora come barman in un club per pagarsi gli studi universitari e resta lì tutta la notte per racimolare più mance possibile. Sto camminando in una via molto affollata in cerca di un completino intimo da sfoggiare la prossima volta. Non mi ha dato indicazioni precise, solo che devo indossare la benda, quindi posso improvvisare per una volta tanto. È capitato e non mi sembra gli dispiaccia quando mi trova con addosso qualche capo particolare. Questa volta vorrei sorprenderlo, ma non ho ancora visto niente di interessante per ora. Sposto lo sguardo dalle vetrine e vedo qualcosa di molto più affascinante dei manichini. Davanti a me un ragazzo cammina guardando distrattamente le vetrine. Indossa jeans consumati, una maglia nera e delle scarpe da tennis che hanno visto tempo migliori; le mani affondate nelle tasche, le spalle infossate e l’aria non troppo felice. È bellissimo e per alcuni secondi penso di sbagliarmi. Non può essere lui, ma gli occhi che incrociano i miei quando anche lui guarda avanti a sé non possono ingannarmi. «Dottor Masen, è lei?» Stringo gli occhi perché mi sembra ancora troppo strano.
«Oh, Isabella!» Sembra più che imbarazzato. «Anche lei in giro a fare compere?»
«Già» rispondo laconica. Quello è il mio capo? Quella specie di ammasso di muscoli delineati che spingono il tessuto della maglia è lo stesso uomo-gesso che mi paga lo stipendio? E quei capelli? Darei un braccio per poter affondare le dita in quel delizioso ammasso incasinato. Si guarda intorno spostando gli occhi ovunque tranne che su di me, ma quando credo stia cercando un modo per chiudermi una porta in faccia come fa tutti i giorni mi chiede: «Le andrebbe di farmi compagnia per un caffè?» Non so se è un modo per non essere scortese o se gli vada sul serio di bere qualcosa con me, ma questa non voglio proprio perdermela.
«Grazie, mi farebbe piacere.» Entriamo in una caffetteria non lontana, ci sediamo e ordiniamo le nostre bevande. L’inizio è imbarazzante per entrambi, ma dopo le prime domande di rito e totalmente inutili ci lasciamo la tensione alle spalle parlando un po’ di tutto, ridiamo perfino e quando ride lui, cazzo!, è uno spettacolo.
Non so esattamente a che punto - forse quando finito il secondo caffè siamo passati alla birra - abbiamo cominciato a darci del tu. Trovo ancora strano il nostro interagire così spontaneo, non avrei scommesso un centesimo se me l’avessero chiesto. Abbiamo lavorato insieme tutti i giorni da quando ha preso il posto del padre e non ero a conoscenza che gli piacessero, anzi adorasse, i cioccolatini al liquore per esempio o che andasse a correre tutte le mattine prima di arrivare in ufficio o tante altre cose che ha condiviso con me. Un veloce sguardo all’orologio appeso alla parete mi fa sbarrare gli occhi. Siamo seduti a questo tavolo da quasi quattro ore. Quattro ore trascorse col mio capo col quale non avevo mai scambiato più di qualche convenevole. E la cosa più strana è che non abbiamo mai, nemmeno una volta in tutto questo tempo, accennato al lavoro. La mia espressione deve essere eloquente perché anche lui lancia un’occhiata al quadrante che porta al polso e mi guarda spaesato. «Accidenti» esclama. «Già!» rispondo con un sorriso sincero.
«Mi dispiace, non avrei voluto rubarti tutto questo tempo.» È arrossito ed è adorabile.
«Non mi è dispiaciuto, davvero. È stato bello passare il tempo con te e… non credevo fosse possibile.» Il suo rossore si accentua e io mi mordo la lingua. «L’ho detto a voce alta?» Un leggero annuire è tutto ciò che ottengo. «Mi spiace… non volevo dire…»
«Non importa. Non hai detto niente di strano. Non sono la persona più socievole del mondo, ti capisco.» Non è quello che avrei pensato se l’avessi conosciuto solo quel pomeriggio, ma questa volta riesco a tenerlo per me. Comunque è ora di separarci e non ho idea di cosa troverò lunedì a lavoro. Non mi lascia pagare neanche una consumazione e io non protesto, mi piace essere coccolata dagli uomini che frequento. No, aspetta! Noi non usciamo insieme. Ci siamo incontrati e abbiamo passato un pomeriggio a chiacchierare. Tutto qui.
Fuori dalla caffetteria ci guardiamo imbarazzati ed è strano dopo le ore passate in totale relax. Edward - quanto è bello poterlo chiamare così - ha ricominciato a guardarsi intorno saltellando sui piedi.
«Beh, allora io vado. Grazie per la bella serata, Edward. Ci vediamo lunedì.»
«Sì, certo. A lunedì, Isabella» faccio per allontanarmi, ma subito dopo mi afferra il braccio fermandomi. «Isabella, io… non… non voglio tornare a… vorrei che potessimo continuare a comportarci come oggi se… se per te va bene.» Dio! Quant’è carino tutto rosso e insicuro. Non posso fare a meno di sorridere felice.
«Piacerebbe tanto anche a me, Edward. A lunedì.» Mi allontano ancora e questa volta mi lascia andare, ma quando mi volto per un’ultima occhiata è ancora lì fermo a guardarmi. Il resto del week end lo passo distribuendo equamente i pensieri tra il mio amante misterioso e la nuova versione del mio datore di lavoro. Non avrei mai pensato di poterlo trovare affascinante. Senza quei completi seriosi, i capelli incollati alla testa e l’aria sempre imbronciata è delizioso. Un bocconcino di quasi un metro e novanta di muscoli guizzanti.
Domenica dormo poco e male, ma quando entro in ufficio lunedì sono piena di esaltante aspettativa. Mi chiedo come sarà lavorare col “nuovo” Edward. Preparo due tazze di caffè aggiungendo cacao in polvere nella tazza di Edward e mi siedo in attesa del suo arrivo. Il sorriso scompare della mie labbra quando vedo arrivare il solito, ingessato dottor Masen. «Buongiorno, Isabella. Mi dispiace per il ritardo. Uno di quelli è per me?» mi chiede indicando la tazza accanto alla mia. Non so se è più la delusione del passo indietro o la rabbia per aver sperato che le cose sarebbero cambiate in modo radicale ad accompagnare il mio brusco gesto nel passargli il caffè.
«Buongiorno dottor Masen. Ho aggiunto del cacao, spero le vada bene anche la mattina. Ha già pronta l’agenda per oggi?» concludo senza quasi prendere fiato. Allunga la mano per prendere la tazza, ma con quella afferra anche la mia mano stringendola delicatamente.
«È tutto a posto, Isabella? Credevo avessimo… superato… tutta quella storia del… dottor Masen.» Non sta balbettando, è solo insicuro e guardandolo in viso ritrovo, sotto quegli abiti formali e la pettinatura da sfigato, lo stesso, dolce, giovane uomo di sabato pomeriggio e ne sono inaspettatamente felice.
«Sì, lo credevo anche io, ma tu sei così…» non concludo la frase limitandomi a indicarlo.
«È per i miei abiti?» Mi chiede aggrottando la fronte. «Non posso venire a lavorare abbigliato come un teenager, per quanto mi piacerebbe.»
«Oh! Ok. Allora… buongiorno… Edward.» In effetti non ha tutti i torti, anche se non capisco perché debba essere sempre tanto formale. Sorride e i suoi occhi sembrano un prato di primavera. «L’agenda per oggi è pronta. Vieni nel mio ufficio e la vediamo insieme.» Potrei mettermi a ballare sulla scrivania. Questo significa niente più email e buste coi lavori da svolgere, ma contatti diretti e parole e gesti e sorrisi di tanto in tanto. Forse non dovrò trovarmi un nuovo lavoro troppo presto.
Comincia così una collaborazione vera tra noi. Abbiamo un’intesa incredibile, spesso basta uno sguardo per capirci e la cosa mi esalta. Giorno dopo giorno siamo sempre più affiatati, le ore con Edward volano e adesso provo dispiacere quando arriva il venerdì.
Le mie notti sono sempre meno solitarie. Lui viene a trovarmi con più frequenza e i nostri amplessi sono migliori di volta in volta. È come se mi conoscesse sempre un po’ di più, come se sapesse se in quella specifica notte ho bisogno di coccole e che faccia l’amore con me o che sia rude e mi scopi con tutta la forza che ha in corpo. Ultimamente, però, mi sta capitando una cosa inquietante: mentre prima mi godevo le sensazioni che mi dava senza cercare altro, adesso il buio dietro le mie palpebre si riempie dell’immagine di un uomo, un giovane uomo dall’aria timida e le guance rosse. I gemiti che emette lui li “vedo” uscire dalle labbra di Edward, le braccia che mi stringono, il collo che si tende sotto le mie mani quando raggiunge l’orgasmo, ogni particolare lo accosto all’Edward che vive fuori dall’ufficio; lo stesso che da quel sabato pomeriggio mi porta a mangiare alla tavola calda sotto il posto di lavoro, che mi fa ridere con battute e scherzi, che si imbarazza alcune volte e arrossisce altre, lo stesso a cui riesco addirittura a scompigliare i capelli talvolta.
Le giornate con Edward, le notti con lui. È sfiancante, ma non riesco a farne a meno.

Sono passate poche settimane da quando la mia vita lavorativa è cambiata radicalmente. Edward non è ancora arrivato, sta capitando spesso, ma non tarda mai tanto. Solo qualche minuto che segna un cambiamento epocale da quando lo trovavo chiuso in ufficio e dovevo battergli la porta per salutarlo. Adesso è sempre aperta, anche quando è immerso nel lavoro posso sempre vederlo ed è… bello, rassicurante. Gli ho comprato i cioccolatini con la ciliegia e il liquore all’interno, ne va pazzo e fa una faccia… diciamo che mi accompagna spesso nelle mie notti folli.
Arriva trafelato portando due tazze e un sacchetto. So già che dentro c’è almeno una ciambella al miele, per me, perché sa che mi piace. Non è adorabile?
«Sono in ritardo… di nuovo. Scusa, Bella.» Ha cominciato a chiamarmi Bella. Lo adoro. Mi fa impazzire sentire quel diminutivo uscire dalle sue labbra. Mi sto cacciando in un altro guaio temo. Sto tentando di non pensarci, ma ho paura di caderci con tutte le scarpe. Sarebbe troppo scontato: la fedele assistente che si innamora perdutamente del suo datore di lavoro bello, intelligente, ricco e dolce come un pasticcino. Omettendo l’ultima parte e il fatto che sono tutto fuorché ingenua o addirittura vergine, sembrerebbe la trama dei romanzi più in voga al momento.
«Non c’è problema. Sei il capo, puoi permetterti di arrivare quando vuoi.»
«No, non mi piace lasciarti ad aspettarmi, ma volevo prenderti il caffellatte e la ciambella che ti piace e… dimmi che sono quello che penso» mi dice indicando la scatola sulla scrivania. Gliela porgo, liberandogli allo stesso tempo le mani dal cartone con le tazze e il sacchetto. Prende un cioccolatino portandolo alla bocca, chiude gli occhi quando sente il liquore sulla lingua ed emette un suono di goduria che mi arriva dritto a quella parte di cervello responsabile di creare l’eccitazione che a sua volta - bastarda traditrice -, ordina alla mia passera di bagnarsi in modo vergognoso.
«Merda!» Apre gli occhi alla mia esclamazione. Stringo il labbro inferiore tra i denti, imbarazzata da morire. Mi guarda, gli occhi si fanno cupi mentre si avvicina. Io indietreggio, lui avanza fino a bloccarmi contro la scrivania. Posa la scatola sul piano, liberando le mani, sistemandole poi sui miei fianchi.
«Bella…» non dice altro, solo il mio nome. Avvicina le labbra alle mie, lentamente annulla la distanza tra noi. È un’esplosione di sensi. Avverto il leggero sapore di liquore che mi annienta. Ho mai pensato a come sarebbe stato baciarlo? Un’infinità di volte, ogni volta che lui mi bacia. Edward è dolce, è appassionato ma non aggressivo. Trovo strano che le mie fantasie non si discostino tanto dalla realtà. Quando si allontana ha il fiato grosso - e non solo il fiato -, mi guarda con occhi torbidi e si tuffa ancora sulle mie labbra. Sono troppo eccitata per fermarlo, per fargli notare dove siamo e che potrebbe arrivare qualcuno. Forse ci arriva da solo perché abbandona la mia bocca appoggiando la fronte alla mia. «È meglio fermarsi o non rispondo più di me.» Gli accarezzo la guancia rasata di fresco senza riuscire a dire niente. Ci allontaniamo e cominciamo la nostra giornata di lavoro. Che è successo? Cosa siamo adesso? Come cambierà la nostra vita? Queste e altre domande mi riempiono la testa, ma nessuna trova la via per essere formulata.
Il nostro rapporto è cambiato. Lavoriamo sempre tanto, ma intervalliamo momenti di concentrazione assoluta ad altri in cui ci divoriamo a vicenda. Il divano del suo ufficio è diventato il nostro luogo preferito, ci sistemiamo lì e pomiciamo come due adolescenti. Ogni tanto una mano vaga solitaria verso lidi che non vedono l’ora di essere esplorati, ma tutto si limita a questo. Non ha mai fatto cenno di voler oltrepassare quella linea immaginaria, se usciamo a cena e mi riaccompagna a casa, mi lascia sulla soglia dopo avermi fatto visitare le stelle e va via senza chiedere altro. Io torno a casa con una frustrazione assoluta che sfogo con lui. Sono una persona infame. Edward sicuramente si sta trattenendo per rispettare i miei tempi, sarebbe impossibile non notare la notevole erezione che sfoggia ogni volta che ci separiamo; anche lui avrà bisogno di sfogarsi, ma non lo fa - almeno credo - e io mi faccio sbattere senza ritegno da un altro.
Abbiamo deciso di vederci anche sabato. Fuori dall’ufficio, lontano dai posti che frequentiamo di solito, per vedere come va. Passiamo una serata stupenda e quando mi riaccompagna a casa gli chiedo di salire con me. Quando arriviamo mi sento un po’ imbarazzata, ma devo sapere come potrebbe essere tra noi. Non abbiamo mai discusso su come procedere e se esiste qualcosa che vada oltre i baci e la reciproca, indiscutibile attrazione. Anche a casa mia riusciamo ben presto ad accantonare gli indugi e comportarci come sempre e questa volta è il mio divano ad essere testimone del nostro tornare giovani arrapati. Le mani di Edward, al contrario del solito, non si fermano, mi palpa il seno attraverso gli abiti, scende sulle cosce oltrepassando la gonna, sale, mi strizza il sedere e io sono in agonia. Chiudo gli occhi godendo di ogni istante ed è in questo momento che capisco di non poter andare avanti, non prima di aver chiuso un capitolo della mia vita che mi impedisce di dar corso alla storia con Edward. Mi allontano riprendendo fiato. Edward mi guarda smarrito e forse un po’ ferito dal mio atteggiamento contraddittorio.
«Perdonami, io…»
«Non scusarti. Lo capisco se non vuoi.» Ma gli occhi mi dicono tutt’altro.
«Lo voglio, ma devo prima sistemare una questione.»
«Hai delle… questioni
«Solo una. Non sapevo dove saremmo arrivati noi due e non posso tenere un piede in due staffe adesso che so come potrebbe essere. Ho bisogno di tempo per sistemare le cose se vogliamo che questa cosa tra noi funzioni.» Si porta le mie mani alle labbra stampandoci sopra soffici baci che non so se hanno lo scopo di calmare me o la sua eccitazione o sono solo un modo per dirmi che gli sta bene, che mi capisce, che mi appoggia. Magari sta solo cercando le parole più adatte per mandarmi al diavolo. Si alza dal divano portandomi con sé. Si avvia alla porta d’ingresso senza lasciarmi andare. Prima di uscire mi bacia dolce e delicato e si allontana dopo un breve abbraccio. «Prenditi il tempo che ti occorre. Sai dove trovarmi se hai bisogno di me» e se ne va senza dire altro. Mi appoggio alla porta ormai chiusa scivolando fino a trovarmi seduta sul pavimento. È la cosa giusta da fare, lo so, ne sono convinta. Edward è ciò che voglio. Devo solo trovare la forza per recidere il legame che mi avvinghia a lui. E anche questo fine settimana sarà terribilmente lungo.

La giornata in ufficio è stata molto strana. Non è stato come prima di avvicinarmi a Edward, ma nemmeno come negli ultimi tempi. Edward è stato carino e gentile ma sempre senza oltrepassare la soglia della cortesia; non mi ha mai toccato o baciato, non ha fatto battute simpatiche ma non ha chiuso la porta del suo studio. Mi ha lascito libera di procedere coi miei tempi come aveva promesso e adesso sono pronta a confrontarmi con lui. Non posso avere tentennamenti, mi conosce bene e potrei cedere se tentasse di convincermi a cambiare idea; deve essere un taglio netto. Solo così potrò iniziare la mia storia con Edward. Dopo la doccia indosso un pigiama di cotone, metto la benda sugli occhi e mi sdraio sul letto.
Devo essermi assopita mentre lo aspettavo. Non parla, ma so che è qui. «Sei arrivato» affermo sicura.
«» risponde. «C’è qualche problema, Isabella?» Ha notato che non sono nuda, è evidente. Inutile tergiversare, vado subito al punto.
«Questa cosa tra noi deve finire.»
«Perché?» mi domanda con la sua voce roca e sensuale.
«Perché è tutta una fantasia. Una splendida fantasia, ma è solo questo. Ho bisogno di vivere la mia vita nella realtà. Non voglio più aspettare le nostre notti.»
«Cosa è cambiato?»
«Mi sono innamorata» gli rispondo senza indugi. «Non so dove mi porterà questo sentimento, ma voglio provarci. Non voglio risvegliarmi un giorno e capire di aver sprecato l’occasione della mia vita per rincorrere un sogno.»
«Tu ami quello che facciamo.»
«Sì, ma amo di più Edward» lo sento irrigidirsi ma non posso fermarmi adesso che ho cominciato. «Non voglio iniziare una storia con lui sapendo di avere te a notti alterne e se anche lui non dovesse essere interessato non riuscirei comunque a fare sesso con te sapendo di amare un altro.»
«Perché hai messo la benda se non mi vuoi più?»
«Perché non voglio vedere il tuo volto. Sei stato una fantasia meravigliosa e ti porterò per sempre nel cuore, ma non voglio sapere altro.»
«Un tempo lo desideravi.»
«Quel tempo è passato. Ho desiderato di poter andare oltre le nostre notti, ma poi i sogni sono cambiati e vedevo Edward nella mia mente. Voglio tu rimanga un’idea nella mia testa, non posso permettere che un giorno possa incrociare i tuoi occhi tra la gente per strada; non voglio avere la possibilità di rimpiangerti o provare a ritrovarti. Mi dispiace, ma devo almeno provare.» Sento gli occhi pizzicare e la benda inumidirsi. Non piangere, maledizione. È quello che vuoi. Mi sono illusa che tutto filasse liscio, gli avrei parlato onestamente, mi avrebbe ascoltato, capita e sarebbe uscito dalla mia vita per sempre. Niente recriminazioni, niente rimpianti, solo la fine di un sogno bellissimo che, come tutte le fantasie, arrivava al termine. Non avevo fatto il conto di quanto fosse sempre attento a tutto però. Mi si fa più vicino e mi abbraccia scardinando tutte le mie difese. «Perché piangi, Isabella?» mi chiede togliendo una lacrima sfuggita alla protezione della benda. «Se è ciò che desideri perché sei triste.»
«Perché al di là di ogni buonsenso, di ogni logica, di ogni ragionamento possibile, provo per te qualcosa che va oltre il sesso. Anche se non ho mai visto il tuo volto ti conosco, so cosa ti piace di più, cosa ti fa sospirare, quello che ti fa ansimare in quel modo che mi manda fuori di testa e tu… tu mi conosci meglio di quanto mi conosca io stessa. Non ho mai capito come facessi, forse avrei dovuto impormi e sbrogliare tutto questo casino che ho contribuito a creare invece mi sono goduta ogni singolo
momento che ho passato con te. E adesso devo dirti addio.»
«E sei convinta della tua decisione nonostante tutto questo?»
«Sì. Lo so che può sembrare assurdo, ma Edward, lui…»
«Va bene così. Sono entrato nella tua vita senza chiedere il permesso. Non pensavo che me l’avresti consentito, ma non smetterò mai di ringraziare la mia buona stella per questo. Succeda quel che succeda, Isabella, non mi pentirò mai di quello che c’è stato tra noi.»
«Prego di poter trovare la redenzione un giorno, ma… nemmeno io mi pento e non lo farò mai.» Le sue braccia mi avvolgono, mi sembra un dejà vu, ma la sofferenza che sento nel petto non mi permette di analizzare la sensazione. Dopo un leggero bacio sulla tempia si allontana da me andando via.
È la cosa giusta. È la cosa giusta. È la cosa giusta… continuo a ripetermelo, ma non posso impedirmi di chiudermi a riccio e piangere come se avessi perduto l’amore della mia vita. Non tolgo la benda nell’illusione che trattenga le lacrime e soffoco i singhiozzi nel cuscino fino ad addormentarmi, stremata.
Quando mi alzo dal letto ho un aspetto terribile che tento di nascondere col trucco. Arrivo in ufficio presto e, per una volta, non sono dispiaciuta che Edward non sia ancora arrivato. Mi avvicino alla grande vetrata che si affaccia sulla città, vorrei godere della vista che mi ha sempre affascinata, ma la mia mente è bloccata alla notte appena passata. Continuo a ripetermi che ho preso la decisione giusta, che ho fatto bene a non voler conoscere il suo viso e sono davvero convinta che sia vero. Ciò non toglie che sento una gran peso e ho bisogno di Edward per superare questo momento. Vorrei essere più forte, vorrei non pensare che lui mi mancherà. So che sarò felice con Edward, non ho dubbi, lo amo, devo solo prendermi un po’ di tempo.
Edward arriva coi nostri caffè e la mia ciambella al miele, ha sul viso un sorriso meno aperto del solito che scompare nel momento esatto in cui nota il mio aspetto.
«Cos’hai, Bella?»
«Niente» gli rispondo dandogli le spalle. «Ho solo detto addio a una parte di me.» Edward si avvicina e mi cinge in vita facendo aderire il suo corpo al mio. È bellissimo sentirlo, non vedo l’ora di dare seguito al nostro rapporto e scoprire com’è fare l’amore con lui. Non sarà solo sesso, di questo sono certa. Forse non sarà esaltante come con lui, ma sarà amore e questo sarà sufficiente a non farmi rimpiangere ciò che ho abbandonato.
«Ti dispiace di averlo fatto?» Sì, ma era la cosa giusta da fare.
«No» rispondo invece. Sempre standomi dietro comincia a muovere le mani sul mio ventre, lento, senza fretta. È eccitante, maledizione. Sono sempre più convinta di aver preso la decisione migliore e che lui non mi mancherà. Edward saprà darmi ciò di cui ho bisogno. Avvicina le labbra al mio collo facendole scorrere lente e delicate, provocandomi una serie di brividi che raggiungono presto il mio centro. No, non lo rimpiangerò di sicuro.
«Ti ho mai detto che l’appartamento dove vivi è stato ricavato, insieme agli altri, dalla vecchia residenza dei miei avi? Da bambino ci passavo un sacco di tempo. La conosco come le mie tasche. Ti sorprenderebbe sapere quanti segreti nasconde.» Continua a parlare senza mai staccare le labbra dalla mia pelle e si sta eccitando quanto e più di me se posso prendere come indicatore il rigonfiamento che sento premermi sul sedere. «L’appartamento di fianco al tuo è sfitto da parecchio tempo, lo sapevi?»
«Sì» sospiro, appena consapevole delle sue parole e molto più concentrata sull’effetto dei suoi baci.
«Anticamente quelle erano le stanze padronali, quelle riservate al padrone di casa e alla sua amante.» Anticamente? Amante? So che queste parole dovrebbero risvegliare qualcosa in me. Ho letto decine di libri storici, so come funzionavano le cose all’epoca. Il signorotto di turno andava a trovare la sua amante quando ne aveva voglia senza dover rendere conto a nessuno dei suoi movimenti, attraversando passaggi segreti… Oh, cazzo! Cerco di divincolarmi dalla sua stretta senza riuscirci. «Figlio di…»
«Shhhh» mi sussurra nell’orecchio. «Avevi detto di fidarti di me, ricordi?» Sì, mi ricordo e adesso mi vergogno da morire. Credevo sarebbe stato il segreto da portare nella tomba e invece… Mi pizzicano gli occhi, sto per piangere e non voglio che lo sappia. Mi sento umiliata e tradita. Forse sto esagerando, ma come faremo a crearci un futuro sapendo che mi sono comportata come una poco di buono? Non voglio perderlo eppure non so se sarò in grado di guardarlo ancora in faccia dopo questo, se avrò il coraggio di unire i sentimenti alla sensualità che mi ha donato.
«Mi hai ingannata» sussurrò ancora «e mi vergogno da morire.» Mi forza a voltarmi tra le sue braccia, ma tengo lo sguardo basso. Non voglio che veda i miei occhi carichi di lacrime. Vergogna e risentimento vi albergano in questo momento e temo di perdere tutto.
«Ti ho dato una scelta, Bella e tu hai scelto noi. Ti amo da sempre. All’inizio eri solo un desiderio, ma poi ti sei fatta strada nel mio cuore in ogni modo. Non ho mai trovato il coraggio di fare un passo dalla tua parte prima di quel giorno alla caffetteria. Mi sono trasformato in uno stalker, ho origliato le tue conversazioni coi colleghi, ti ho seguito quando facevi compere, persino quando parlavi al telefono col tuo amico. Ho capito che dentro di te c’era una sensualità trattenuta che non vedeva l’ora di uscire e ho approfittato della tua voglia di sperimentare. Sono io quello da biasimare, non tu.»
«Quindi, cosa? Sei un maniaco? Soffri di sdoppiamento della personalità? Sei una specie di… dottor Jekyll e mister Hyde?» gli chiedo riprendendo parte della mia baldanza e permettendo alla rabbia di farsi avanti. Assume la tipica posizione di chi sta valutando le varie ipotesi, portandosi una mano ad accarezzare il mento e sollevando gli occhi in alto ci pensa per qualche secondo prima di riportare lo sguardo su di me e rispondere.
«Credo sia più dottor Masen e mister Cullen» mi dice modulando la voce come lui mentre sciabola le sopracciglia, sfoderando un sorriso diabolico. Non posso fare a meno di scoppiare a ridere davanti a quella bizzarra esibizione.
«Sei uno psicopatico e io sono ancora più pazza a prendere in considerazione di avere una relazione con te» gli dico lasciandomi avvolgere dalle sue braccia. L’aria si fa di nuovo seria e tesa quando mi scosto appena per guardarlo negli occhi. «E se non avessi scelto te? Cosa avresti fatto se avessi preferito l’altro? Saresti sparito nello stesso modo in cui sei apparso? Saresti andato via una notte per non tornare mai più? Avrei mai saputo che eri tu?»
«Ho giocato la mia mano e ho vinto, Bella. Non chiedermi di pentirmi per averti amata in tutti i modi che mi sono trovato a disposizione. Non posso farlo. Se adesso mi dicessi che non vuoi più vedermi ne morirei, ma accetterei la tua decisione. L’ho fatto una volta e lo rifarei ancora ma, ti prego, pensaci. Possiamo avere una vita perfetta insieme. Non smetterei mai di amarti e sappiamo che la nostra intesa sessuale è fantastica. Non buttare via tutto questo per pudore.»
«Pensi che potremmo farcela? Credi…»

«Io credo in noi. Se lo farai anche tu avremo tutto quello che ci occorre per essere felici.» Mi abbraccia stringendomi forte e mi sussurra: «Ti fidi di me?» E forse dovrei prenderlo a calci in culo per quello che mi ha combinato, dovrei mandarlo al diavolo, licenziarmi e cancellarlo dalla mia esistenza. Invece, per la seconda volta, contro ogni probabilità rispondo semplicemente: «Sì.»           

35 commenti:

  1. Ma che bellissima idea.......
    Mi è piaciuta tanto.....
    Sei stata bravissima a far immaginare tutto
    Complimenti davvero
    Un Bacio

    JB

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    1. Rieccomi per approfondire ciò che ho scritto precedentemente.
      E' stata la prima che ho letto e mi è piaciuta subito, ancora oggi, ricordo le sensazioni che mi ha lasciato mentre la leggevo.
      Come detto mi è piaciuta l'idea di questo visitatore notturno, dominante......e lei che si lascia andare completamente a lui contro ogni buon senso.
      Facilissimo abbinare il visitatore notturno al capo ma la storia non perde la sua magia e tiene il lettore interessato fino alla fine.
      mi è piaciuta da morire la scena del "gustamento" dei cioccolatini in ufficio.
      Come detto sei stata bravissima a far immaginare quello che poteva succedere durante le visite notturno e non ho sentito la mancanza dell'esplicito anzi ....
      Complimenti di nuovo
      Grazie, un Bacio

      JB

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  2. Molto bella davvero, con quel pizzico di perversione velata che ha fatto amare anche l'intruso notturno che lei ha accolto nel suo letto. M'è piaciuta molto l'idea, originalissima.
    Complimenti...

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  3. Ho da poco letto una long con una trama di sfondo simile ma devo dire che questo non influisce minimamente sull'originalità di questa shot. Molto ben scritta e coinvolgente, brava!!!
    Aleuname

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  4. Forse i personaggi di questa FF non sono così originali: lui capo, lei segretaria; lui stronzo e lei che si intimidisce. Ma sono assolutamente fantastici.
    Se questa storia diventasse più lunga, magari con qualche capitolo in più e senza la "fretta" inserita implicitamente nella definizione di One Shot... sarebbe una Long FF spettacolare. I personaggi per quanto simili a molti altri hanno caratteri diversi in certi punti e la trama è fenomenale. Ti tiene appesa, vuoi arrivare fino alla fine, allo stesso tempo però non vuoi che finisca. I miei complimenti.
    E' molto intrigante, fa venire voglia di immedesimarsi e provare sulla pelle quelle sensazioni. E' bella e a tratti molto dettagliata.
    Brava!!!
    PS: Devo ancora capire chi sei!!!!

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  5. Idea originalissima e davvero d'effetto, scritta benissimo tant'è che mi sembrava di sentire il respiro di Mr Cullen e i suoi tocchi...
    Non assegno ancora i voti, devo ancora leggerle tutte, ma tra le 5 che ho letto, questa è decisamente al top!
    Bravissima <3

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  6. Dunque, peccato, davvero peccato che non sia una long da millemila capitoli perché avresti giá una lettrice assicurata. Bella, intrigante, ben scritta e ben proporzionata. É quella che mi è piaciuta di piú del contest e quella a cui do i miei 3 punti, tutti meritatissimi! Alice

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  7. Carina, mi è piaciuta questa storia. Avrei voluto leggere qualche particolare "piccante" delle notti brave di Bella, ma ho comunque apprezzato lo sviluppo del tutto.
    Complimenti.

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  8. Una storia bellissima. Intensa e piena di emozioni. Mi ha trasmetto tanto. Bellissima e bravissima un bacione.

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  9. Al momento una delle mie due preferite! Ben scritta, bella trama, bella l'idea di partenza e come è stata sviluppata, bella l'idea dello "sdoppiamento" di Edward. Anche io avrei apprezzato un po' di erotismo. Unico difetto: troppo corta!
    Denise Masen

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  10. mi piace tanto questa storia!! sarebbe interessante secondo me vederla sviluppata anche dal punto di vista di edward x capire i suoi sentimenti riguardo a tt la situazione... cmq ti do 2 punti

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  11. Storia godibilissima giocata sul tema del doppio. Edward è di fondo una persona insicura che, dovendo assumere un ruolo per il quale forse non si sente del tutto adeguato, quello del grande capo, adotta un costume, una maschera: abito gessato, capelli domati dal gel, occhiali che schermano e proteggono. Non sa bene come gestire un rapporto diverso da quello che, nel suo immaginario, è il rapporto capo/assistente e quindi mette in scena la rappresentazione del capo distaccato, scostante, disinteressato alla vita di chi gli è sottoposto. Nell'oscurità può non solo vivere le proprie fantasie erotiche, ma anche mostrare la propria vera natura, sfogare quella voglia di giocare e sperimentare che non ritiene confacente al compassato manager d'azienda. Mi piace molto, anche per il rispetto che dimostra nei confronti di Bella lasciandola libera di scegliere fra realtà e fantasia, senza mai forzarle la mano. Complimenti.

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  12. I miei 2 punti vanno a te, nella speranza di avere anche io la fortuna che Mr Cullen mi faccia visita :-D
    Congratulazioni!

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  13. AHAHAHAHAHHAHAHAHAAH!!!
    Mi è piaciuta da morì!!! E’ una delle o/s che mi è piaciuta di più in assoluto da sempre! Tra tutte, Ita e Eng comprese!
    Il perv c’è, è un soft perv, ovviamente, ma nei due caratteri è presente una bella dose di follia: lui è ovviamente intrigato da subito da lei, ma non sa come farsi avanti, scegliendo il gioco erotico piuttosto che il normale corteggiamento, e questo non è poi così normale; lei è proprio perv, perché solo una pazza non si spaventa a morte di uno sconosciuto che ha in casa, sta a tutto quello che vuole fare lui senza aver paura di morire sgozzata con uno dei suoi stessi coltelli da cucina, quindi non solo è perv, ma è anche scriteriata. Mi è piaciuta molto! Ahahahahahahhaahah!
    La tua storia è scritta notevolmente bene, riesci già dalle prime righe a far entrare subito il lettore nella testa della protagonista e lo accompagni per tutta la storia descrivendo tutto quello che serve e tralasciando le cose futili che servono solo ad appesantire il racconto. Mi piace come scrivi e il linguaggio che usi, sai rendere bene le emozioni facendole sentire a chi legge senza nemmeno descriverle. Mi è dispiaciuto non leggere del primo rapporto sessuale nel dettaglio, ma non tanto per avere l’elenco di quello che lui le fa, ma quanto per il dettaglio delle emozioni e per i dialoghi tra i due, però devo dire che hai ripiegato molto bene, raccontando solo quello che effettivamente era indispensabile.
    Questa storia è molto simile ad una storia famosa scritta in inglese, ma… te lo devo proprio dì: la tua è molto più bella, molto, l’ho trovata molto più profonda e meglio descritta, pur con il fatto che quella era una long.
    In questa storia c’è tutto: sentimento, passione, quotidianità, riferimenti, caratteri, c’è una cosa che manca: non hai detto quanto fosse bello Edward, sei stata una grande, perché non ce n’è stato affatto bisogno.
    Brava, brava davvero!
    2 punti

    - Sparv -

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  14. Favolosa! La prima che ho letto e non importa se in questo caso so chi è l'autrice e le voglio super bene. Mi sarebbe piaciuta da impazzire a prescindere!! Il tema è uno dei miei preferiti, l'osservarsi da lontano, il non vedere ma il sentire, il desiderio non esplicitato direttamente ma esplosivo, un lui fragile e al contempo dominante... insomma una bella carica erotica... tipo nitroglicerina. Inutile ripetere che scrivi molto molto bene, in maniera fluida e accattivante, che permette al lettore di procedere travolto dalla narrazione. Brava bravissima!! 10 e lode!!! Cristina.

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  15. Questo è perv.
    Lei mezza matta che si abbandona nelle braccio.di uno sconosciuto.
    Lui che si ritrova affascinato ma che nascosto dietro al ruolo di capo si lascia andare alla fantasia di notte.
    Una doppia personalità consapevole e voluta.
    Ho apprezzato la libertà di scelta che le ha lasciato.
    Bravissima.
    Grazie

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  16. Aaaaaaaaahhhhhhh!!!!!
    Un attimo che finisco di godere poi commento... Forse.

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  17. Bellissima davvero!!!
    Ma lo sai che la prima storia che ho scritto (avevo 12 anni) narrava di una ragazza che trovava un passaggio segreto nella casa di sua nonna che portava ad una stanza segreta dove c'erano libri porno a volontà? C'avevo la porcheria nel sangue, C'avevo!!!
    Ahahahahahahahaha!!!
    Bando alle scemenze. Sei brava. Scrivi bene e trascini chi ti legge (il che è una qualità in più). La trama intriga e il tuo Masen/Edward e' davvero accattivante!
    I miei complimenti, cara!

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  18. bella storia tra sogno e realtà originale ..1 punto

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  19. A me è piaciuta all'istante!!! Bravissima! 3 punti! Ely82

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  20. Bella è stata la prima storia che ho letto ,grande carica erotica meravigliosi i personaggi ,per me 2

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  21. Bella, giustamente equilibrata fra perversione e puro romanticismo, mi è piaciuta, mi ha coinvolto. A te 1 punto.

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  22. Lo spiritello notturno che viene ad allietare i sonni di Isabella mi è piaciuto tanto... sarà che ho anche io uno che viene a governare i miei sogni... ma farmate là... solo sogni... niente di vero, di carnale, di sessoso come questo qui...
    Quindi sì... i miei 2 punti vanno a te... grazie mille...

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  23. Finalmente ho finito di leggere tutte le storie, e con piacere ti do i miei 3 punti!
    La recensione l'ho fatta più su

    Denise Masen

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  24. Bellissima!! Romantica e perversa allo stesso tempo, mi è piaciuta subito
    2 punti
    Ila Cullen

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  25. Tu, mi hai stregata. Da metà del racconto in poi, questa storia mette davvero le ali. La doppia vita di Bella, che di giorno si innamora piano piano di Edward e di notte si abbandona nelle braccia di un affascinante sconosciuto, è davvero intrigante. Ho apprezzato questa figura femminile al tempo stesso lucidissima, sincera con se stessa, ma anche con una vena di vera follia, e con una sua morale personale, ancorché "alternativa", a cui si attiene in modo ferreo: il suo hard limit è non andare a letto con due uomini contemporaneamente. Il suo hard limit è non tradire la fiducia di chi ama, tenendosi aperta una seconda porta nel caso le cose andassero male. Ma la cosa che ho adorato di più, è stato il fatto che Edward le abbia lasciato la scelta, completamente. E che l'avrebbe rispettata, anche se è evidente che sarebbe stato letteralmente distrutto da una scelta diversa, da un comportamento più ambiguo.

    Con tutti i miei complimenti, ti do 2 punti! Grazie per questa bellissima "Favola Perv"!

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  26. A TE AVNNO I MIEI 2 PUNTI PER LE MOTIVAZIONI ESPOSTE NEL MIO COMMENTO PIU' SOPRA!!

    BRAVA!!!

    CRI.

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  27. Mi unisco alle altre :) questa os è bellissima ed intrigante!
    Mi piace come hai usato il cliché capo/segretaria e le loro perversioni!

    Ti assegno 2 punti!

    Baci :*

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  28. I MIEI 2 PUNTI VANNO A TE

    COMPLIMENTI

    JB

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  29. Storia molto intrigante, non so che darei per essere al posto suo. Mi è sembrata realistica e descritta con cura senza sconfinare in eccessi che l'avrebbero rovinata. Il linguaggio chiaro e diretto. Ti assegno 2 punti. Complimenti, non era facile. Baci

    RispondiElimina
  30. la prima storia che ho letto di questo contest e a mio avviso la migliore, perché è scritta bene, perché è intrigantissima, perché è perv ma c'è anche tanto sentimento, lui -LUI- è l'amante misterioso, il capo serioso e insopportabile, ed infine anche il ragazzo ideale di cui innamorarsi, meglio di così non si può! 3 punti a te e un :*
    Caroline

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  31. 1 punto
    Bravissima! Hai scritto una storia hot veramente fantastica. Lei che scopre le gioie del sesso mediante un uomo che non vede e che sembra quasi un parto della sua fantasia. Poi invece scopre l'amore nel suo capo che considera una specie di secchione antipatico. E che poi sceglie l'amore! E poi le descrizioni hot........fantastiche. Avrei voluto assegnare il massimo dei punti anche a te ma purtroppo ne potevo scegliere solo una. Complimenti!

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  32. 2 punti per te per una bella storia intrigante.

    debora migliaccio

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  33. 2 punti
    Centrato il tema, molto ben scritta. Complimenti.
    Etabeta86

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