Come
ogni anno sono qui, ad Astoria, in casa dei miei nonni materni. È da quando ero
bambina che le vacanze estive le passo qui con loro. Adoro Astoria, così
diversa da quel buco piovoso e noioso che è Forks, il posto dove vivo da
sempre. Astoria è sole, è mare, è amici e divertimento. Perché i miei nonni mi
lasciano libera sapendo che durante l’anno scolastico mi do da fare senza
risparmiarmi.
E
infatti è già da qualche giorno che passo gran parte del mio tempo in spiaggia
a godermi le ore in solitudine e tranquillità, stesa sul mio asciugamano, con
il mento sui dorsi delle mani, la musica del mio MP3 nelle orecchie e lo
sguardo perso nella distesa azzurra davanti a me.
Il
vagare dei miei pensieri viene interrotto da una telefonata.
-
Pronto? –
-
Ciao, Bella –
-
Alice… -
Alice
è la mia migliore amica, qui ad Astoria. Siamo cresciute praticamente insieme
e, quando vengo in vacanza, lei mi trascina in tutte le attività di questa
piccola cittadina.
-
Dove sei? –
-
In spiaggia –
-
Come al solito… - ride – Senti, volevo dirti che domani pomeriggio c’è la prima
riunione del coro in parrocchia. Allora? Che hai deciso? Ti unisci a noi? –
-
Alice… sono qui da pochi giorni… -
-
Dai, sarà divertente. Nessuno di noi ha mai fatto una cosa simile. Jacob è quello
più gasato di tutti perché Edward lo ha incaricato di scrivere le musiche o di adattare,
in chiave moderna, quelle che la comunità canta da una vita. Sai, lui suona
benissimo la chitarra e… -
-
Chi è Edward? – conosco tutti in città, più o meno, ma nessuno che risponda a
questo nome.
-
Giusto! Tu non lo conosci ancora. È venuto qui da pochi mesi e aiuta il nostro
parroco a gestire la chiesa. È un uomo pazzesco. Fantastico, creativo, pieno di
idee, incredibilmente bravo al pianoforte. È sua l’idea di un coro vero per la
chiesa, ecco perché ci riunisce tre pomeriggi a settimana per la preparazione
dei canti per la messa domenicale. In più sta organizzando una settimana di
campeggio ancora non so bene dove –
-
Okay, Alice! Basta… ci sarò. Ma se vedo che cantare non fa per me giurami che
non mi assillerai per restare –
-
D’accordo, lo giuro. Ci vediamo domani –
-
A domani, Alice –
Passo
il resto della mattinata nel mio isolamento sensoriale. Mi godo il sole, il
profumo del mare e la leggera brezza che mi accarezza i capelli.
Purtroppo
l’ora di pranzo arriva fin troppo presto e io ho promesso alla nonna che le
avrei dato una mano a sistemare lo studio del nonno e non posso tirarmi
indietro. Avrò altre giornate per godermi la serenità della spiaggia semideserta.
“Camminiamo in silenzio lungo il corridoio
verso l’ascensore. Mentre aspettiamo, lo guardo e lui mi osserva con la coda
dell’occhio. Sorrido e le sue labbra si contraggono.
In ascensore siamo soli. Di
colpo, per qualche inspiegabile ragione, forse la nostra vicinanza in uno
spazio così limitato, l’atmosfera tra noi cambia, si carica di un’euforica,
elettrica aspettativa. Il mio respiro accelera insieme al battito del cuore. La
sua testa si gira impercettibilmente verso di me, con gli occhi color ardesia.
Mi mordo il labbro.
- Oh, al diavolo le
scartoffie – grugnisce.
Si avventa su di me
sbattendomi contro la parete dell’ascensore. Prima di rendermene conto, mi ha
preso entrambe le mani in una delle sue e le tiene strette in una morsa sopra
la mia testa e intanto mi inchioda alla parete con i fianchi. “Oh mio Dio!” Con
l’altra mano mi afferra la coda e la tira, alzandomi il viso e le sue labbra
sono sulle mie. Non fa male. Gemo nella sua bocca, lasciando un varco alla sua
lingua. Lui ne approfitta, esplorandomi la bocca con fare esperto. Non sono mai
stata baciata così. La mia lingua accarezza esitante la sua e si unisce a lei
in una lenta danza erotica fatta di contatti e sensazioni, sussulti e stoccate.
Sposta la mano per afferrarmi il mento e immobilizzarmi. Sono indifesa, le mani
incastrate, il viso bloccato e i suoi fianchi che mi imprigionano. Sento la sua
erezione contro il ventre. Oddio… mi vuole. Christian Grey, il dio greco, mi
vuole e io voglio lui, qui… adesso, in ascensore.
- Tu.Sei.Così.Dolce. –
mormora scandendo ogni parola.”
(50
sfumature di grigio – E.L.James)
Chiudo
il libro con un colpo sordo.
Dio! È mai possibile che
uomini simili esistano solo nei libri? È frustrante questa cosa!
Seduta
nella penombra dello studio di mio nonno, cerco di dominare il ritmo forsennato
del mio cuore. È da qualche mese che ho scoperto la letteratura erotica, da
quando cioè sono entrata a far parte della squadra di pallavolo di Forks. Sono
quasi tutte ragazze più grandi di me e molto più disinibite. Parlando sempre di
sesso e di ragazzi, hanno stimolato la mia già fervida fantasia. Sono sempre
stata una divoratrice di libri ma mai testi in cui il rapporto uomo/donna fosse
così esplicito. E, grazie a loro, mi si è aperto un mondo decisamente
interessante.
Mia
madre mi ha sempre riempito la testa di sciocchezze come la verginità, il
corteggiamento, il rispetto della propria sessualità. Le mie amiche invece mi dicono
che la sessualità va vissuta, il piacere del corpo aiuta a capire l’affinità di
coppia nella sua totalità perché, se non provi prima, potresti ritrovarti con
un morto sessuale nel letto. Così hanno cominciato a prestarmi libri molto
spinti che hanno acceso la mia curiosità a un punto tale che, quando James, il
capitano della squadra di football nonché il ragazzo più bello e desiderato
della scuola, ha cominciato a girarmi intorno… beh… mi sono lasciata andare. Ho
mandato al diavolo tutte le inibizioni dovute agli insegnamenti di mia madre
lasciando libera la mia curiosità di provare, di assaporare, di vivere la mia
sessualità così come le mie amiche. E questo ha fatto sì che aprissi le gambe a
James senza nessun tipo di remora e senza pentirmi un solo minuto di avergli
donato la mia virtù.
In
questi mesi, James è stato dolce e carino, fin troppo adorabile. Però… però non
so. Leggere di uomini così focosi, così irruenti, prepotenti… mi eccita da
morire. E James comincia a non bastarmi. Voglio un uomo vero, un uomo che possa
possedermi come uno dei miei eroi letterari, che mi sbatta contro un muro e mi
prenda in ogni modo possibile. Nei libri, spesso, il maschio ti possiede da
dietro, con prepotenza quasi, e passione. James non lo fa mai. È sempre molto
delicato e dolce.
Un
rumore mi riporta alla realtà.
Accidenti!!! Non dovrei
essere qui, non a quest’ora della notte e men che meno con un libro simile tra
le mani.
Ma
scendere a leggere era stata una tentazione troppo forte.
Quando
nel pomeriggio, aiutando la nonna a pulire lo studio, spolveravo la libreria,
l’occhio è stato catturato dal titolo della trilogia che desideravo leggere, 50 sfumature di grigio, nero e rosso. A
scuola ne parlavano tutti e io aspettavo solo l’occasione per farmeli prestare.
Comprarli, con quella bigotta di mia madre in giro, era impensabile!
Sapevo
che la libreria del nonno era ricchissima di libri interessanti, classici e
moderni, ma tutto mi sarei aspettata tranne di trovare, tra questi scaffali, proprio
i libri che anelavo. Sono certa che siano di zia Maria, la sorella di mia
madre. Sono completamente l’opposto l’una dell’altra ed è la donna più strana e
bizzarra che io abbia mai visto. Comunque sia resta il fatto che, una volta
scoperto che erano così a portata di mano, non sono riuscita a resistere.
Ora
però devo andarmene da qui. Se mi beccassero a quest’ora di notte mi farebbero
una paternale di cui proprio non ho bisogno. Ripongo quindi il libro nello
scaffale, spengo il lume accanto alla poltrona dove sono stata seduta a leggere
e, in punta di piedi, torno in camera mia aiutata dalla luce della luna che
filtra dalle grandi finestre.
Come
promesso ad Alice, il pomeriggio successivo raggiungo gli altri ragazzi al
teatro dell’oratorio della parrocchia. Tutto sommato non mi dispiace trovarmi
tra queste mura a respirare l’aria che profuma d’incenso e di pace.
Jacob
sta parlando con Rosalie. La solista del coro sarà lei e la cosa non mi
sorprende affatto. Rose è bellissima, così come splendida è la sua voce.
Incanta sempre tutti ogni volta ed Emmett, il suo ragazzo, si riempie
d’orgoglio per lei.
Uno
sbattere di mani che rimbomba tutto intorno attira la nostra attenzione.
-
Bene, ragazzi! Ci siete tutti? –
Un
uomo alto, con una massa di capelli scomposti sulla fronte, fa il suo ingresso
con un sorriso accattivante. Lo osservo avanzare verso di noi e rimango
folgorata dal movimento elastico delle sue lunghe gambe, dal leggero dondolio
dei fianchi, dalla maglietta che tira leggermente sui muscoli del petto e… dal
suo viso, nel quale sono incastonati gli occhi verdi più belli che io abbia mai
visto.
-
Ahia! – esclamo quando Alice mi colpisce con una gomitata. - Ma che fai? –
-
Controllati! –
-
Ma che ho fatto? –
Non
fa in tempo a rispondermi perché quell’uomo spettacolare ci ha raggiunti e,
accortosi di me, sta tendendo la mano per presentarsi.
-
Ciao! Tu sei…? –
-
Isabella. Isabella Swan – rispondo stringendo decisa la sua mano lunga e calda.
-
Molto bene, Isabella. Io sono Edward Cullen ed è un piacere averti tra noi –
Tiene
la mia mano nella sua un po’ più del necessario e un brivido mi corre lungo il
corpo scoppiando in una bolla di calore tra le gambe. Quando mi lascia, si
rivolge al gruppo e dà le direttive per ciò che dobbiamo fare.
Ci
dispone a semicerchio intorno al pianoforte. Lui prende posto sulla panchetta
imbottita mentre Jacob e Rosalie si posizionano alla sua destra: l’uno su un
alto sgabello e l’altra in piedi al suo fianco.
Dal
punto in cui mi trovo, godo totalmente della vista di Edward, delle sue mani
che sapientemente scorrono sui tasti bianchi e neri. Sono grandi e affusolate e
ciò che dovrebbero produrre sono note per musiche sacre mentre in me scatenano
fantasie inconfessabili.
Il
mio sguardo scorre su di lui fino a fissarsi sul suo viso. Questo è un uomo. Un uomo vero, non uno sbarbatello come quelli che mi
ronzano intorno abitualmente. Credo abbia una trentina d’anni, non di più e
lo vedo… oh, sì… lo vedo!! Ripensando a ciò che ho letto stanotte mi rendo
conto che lui, solo lui, può entrare nei panni del Christian di cui sto
leggendo le gesta.
E
un’altra gomitata di Alice mi riporta sulla terra.
-
Sei imbambolata a fissare Edward. Scordatelo. È impegnato –
-
Io non fisso nessuno! –
-
A no? Ne sei certa? Comunque sia toglitelo dalla testa… ne parliamo dopo –
L’ora
di canto passa anche troppo velocemente e, al termine, mentre usciamo per tornare
a casa, costringo Alice a parlarmi di Edward perché voglio sapere qualcosa di
lui.
-
Alice… -
-
Oh, Bella… perdonami per prima ma davvero… stavi sbavando guardando Edward –
-
Non è vero… però… dai dimmi… perché dici che devo togliermelo dalla testa? È
sposato? –
-
No, non è sposato. Ma è impegnato… fidati –
-
Ah, beh… se è solo una fidanzata… -
-
No… Bella, è impegnato! Col Padre Eterno! Edward studia per diventare sacerdote
ed è qui per… credo una sorta di praticantato se vogliamo. Credo che prima di
prendere i voti debbano fare una specie di esame… sì insomma… credo che si
chiamino diaconi ma non ne sono certa
–
Lei
continua a parlare ma io sono ferma alla parola sacerdote e non ascolto nient’altro.
Un prete?
Edward Cullen diventerà
prete?
È una follia! Un’ingiustizia!
Una cattiveria!
Non si può permettere che un
uomo simile rinunci a vivere, a godere.
Mentre
mi avvio verso casa, i miei pensieri spaziano cercando una soluzione, perché
nel mio intimo so che non riuscirò a stare lontana da quell’uomo. Lui incarna
il mio sogno erotico e so che, se voglio viverlo, dovrò distruggere la corazza
che si è costruito intorno per tenersi lontano da qualsiasi pensiero impuro, da
qualsiasi tentazione. E la forza di farlo me la darà il fatto che, in poco più
di un’ora, Edward si sia insinuato sotto la mia pelle come una malattia.
“Con un dito mi abbassa le coppe del
reggiseno facendo schizzare fuori i seni. Chinandosi, mi bacia e succhia a
turno i capezzoli con le sue labbra gelide. Lotto contro l’impossibilità di
inarcarmi.
- È bello,
questo?- mormora soffiandomi sul capezzolo.”
(50
sfumature di grigio – E.L.James)
Come
ogni sera scendo nello studio del nonno a leggere. Ogni riga, ogni parola mi
ritrova ad ansimare e a lasciar scorrere le mani su di me per giocare col mio
corpo come Christian con Ana.
“Le sue dita si infilano sotto gli slip e la
mia ricompensa è un sospiro incontrollato.
- Oh, piccola – mormora
infilandomi dentro due dita.
Resto senza fiato.
- Sei già pronta per me –
dice.
Muove le dita con lentezza
lancinante, dentro e fuori, e io spingo contro di lui, sollevando le anche.”
(50
sfumature di grigio – E.L.James)
Gli
occhi scorrono tra le righe del libro mentre ansimo piano muovendo le dita
fuori e dentro di me, sfiorando il clitoride e poi riaffondando tra le mie
carni sempre più velocemente. E, quando leggo di come Christian scopi Anastasia
prendendola da dietro… vengo, vengo con un lamento sommesso.
Mi
abbandono sulla poltrona cercando di calmare il respiro e il pulsare del sangue
nelle orecchie. Chiudo gli occhi e, nel buio intorno a me, si delinea
l’immagine di Edward. Li riapro di scatto. Non vorrei pensare a lui, vorrei che
uscisse dalla mia mente ma non ce la faccio.
“Mi sculaccia altre due volte, poi tira il
filo attaccato alle sfere e me le strappa fuori di colpo. Arrivo quasi
all’orgasmo… è una sensazione indescrivibile. In fretta, mi rovescia sulla
schiena. Sento, più che vedere, la confezione del preservativo che si strappa e
poi lui si sdraia di fianco a me. Mi prende le mani, me le solleva sopra la
testa e mi entra dentro lentamente, riempiendomi nel punto in cui prima c’erano
le sfere. Gemo forte.
- Oh, piccola – mormora
scivolando dentro e fuori, in un ritmo lento e sensuale, assaporandomi,
sentendomi.”
(50
sfumature di grigio – E.L.James)
Ogni
notte, ogni cazzo di notte scendo per leggere di Christian e di Ana e ogni
volta sono qui, a vivere le loro sensazioni immaginando che sia Edward a farmi
impazzire.
Questa
prima settimana è stata pazzesca per me.
La
mattina scendo in spiaggia con la segreta speranza di trovarmelo davanti,
soprattutto i giorni in cui so che non lo vedrò perché non abbiamo le riunioni
del coro. E i pomeriggi con lui non riesco a non guardarlo, a non studiare i dettagli
del suo insieme. Ho imparato a memoria i lineamenti del suo viso. Il profilo
perfetto con quel naso dritto e impertinente; le ciglia, lunghe e folte, che
incorniciano i suoi splendidi occhi verdi; i capelli, di un biondo ramato, che
hanno quell’aspetto perennemente selvaggio, così sconvolti e spettinati; la
mascella così dura e sexy e le labbra, rosse e piene, che sono il mio pensiero
più peccaminoso. Sì, perché le sogno ogni notte. Le sogno sul mio seno, sul mio
corpo, tra le mie cosce.
Torno
in camera mia pienamente cosciente che così non posso andare avanti. Devo fare
qualcosa… devo capire…
È
sabato e ho deciso di passare l’intera giornata al mare indipendentemente da
ciò che faranno i miei amici.
È
una giornata bellissima e la spiaggia è tutta nostra. L’acqua è freddina ma
trasparente, c’è un venticello piacevole e io sono felice. Lontano dai
pensieri, lontano dalla mia ossessione, lontano da Edward che rivedrò solamente
domani, domenica, per la messa.
Le
ore passano serene tra giochi, chiacchiere e qualche nuotata tonificante. Verso
l’ora di pranzo i miei amici mi lasciano per tornare a casa e io ne approfitto
per ascoltare la musica e rilassarmi al sole. Adoro stare da sola e in questi
giorni ne ho un estremo bisogno. Il tempo passa tranquillo fino a quando, poco
dopo le tre, lo vedo.
Edward.
Per
la prima volta Edward è sceso in spiaggia.
Dio,
non mi sarei mai aspettata di vederlo qui anche se l’ho sperato ogni giorno.
Tremo alla sola idea di averlo relativamente vicino.
Lui
non si è accorto di me e io cambio posizione sull’asciugamano per riuscire a
seguirlo meglio. Così lo osservo stendere il suo telo a una cinquantina di
metri da me. Si sfila le scarpe, slaccia i pantaloni e mette in mostra un
meraviglioso paio di gambe chilometriche.
Quando
si toglie anche la camicia, rimanendo coperto solo dai boxer neri, credo sia
giunto per me il momento di morire. Sono certa di non aver mai visto un uomo
tanto bello in vita mia. Il suo corpo è perfetto. Ha spalle larghe e muscoli
ben disegnati, scolpiti senza esagerazione.
Che cosa se ne fa Dio di un
uomo simile?
Mi
obbligo a non pensare, a fare altro. Forse è un bene che non mi abbia vista.
Mi
stendo a prendere il sole ma non riesco a stare ferma. Sento la sua presenza
anche se distante da me. Sono affascinata e incuriosita da questa sua
diversità, da questa sua aria così spirituale, come se avesse trovato il modo
di anestetizzare i sensi. Al contrario io mi sento esplodere. Ho un calore
dentro che mi pervade, un’eccitazione che sale fino a perdere il controllo. Mi
alzo su a sedere e lo guardo.
È
lì, disteso a pancia in giù. Pare addormentato.
Gli
occhi esplorano la spiaggia intorno a me e registrano un dato di cui non mi ero
resa conto. Sono rimaste pochissime persone. È praticamente vuota.
È
tutta mia.
E
sua.
Scuoto
la testa per cancellare l’idea che si è affacciata alla mia mente e mi metto in
piedi. Mi avvio verso l’acqua. È fredda ma entro ugualmente. Il vento leggero
mi indurisce i capezzoli che ora premono contro la stoffa leggera del costume.
Mi tuffo e riemergo poco più in là, mi volto verso la spiaggia e fisso i suoi
piedi.
Cosa te ne fai, Dio, di un
uomo così?, mi chiedo
ancora una volta.
Comincio
a camminare piano ed esco dall’acqua. Sento il seno tirare per la pelle d’oca e
mi chiedo se Edward noti queste cose o se rimane sospeso nel suo mondo
anestetizzato. Mi rendo conto di peccare ad avere certi pensieri ma non
resisto. Quell’uomo mi attira come il miele fa con l’ape. Non posso oppormi.
Lo
raggiungo e mi inginocchio al suo fianco, poco distante dalla sua spalla.
-
Ehi, Edward… dormi? –
Lui
solleva la testa e mi accende con i suoi occhi verdi. Il cuore prende ad
esibirsi in una danza folle mentre le mie ginocchia affondano nella sabbia. Si
tira su appoggiandosi ai gomiti e il suo sguardo mi scivola addosso. Sono
consapevole che il costume bagnato è quasi trasparente e sento un brivido di
gioia perversa nell’immaginare che lui abbia notato tutto questo.
-
Ciao, Isabella! – mi dice sorridendo.
-
Ciao! – rispondo al suo sorriso e, senza nessun imbarazzo, mi allungo su di lui
piantandogli le mie mani fredde e bagnate sulle spalle. - Vieni a fare il
bagno, pigrone? –
Si
tira su a sedere scostandomi le mani e serrandomi i polsi. Mi fissa serio negli
occhi per un lunghissimo istante. Poi sorride, mi lascia andare e, alzandosi in
piedi, dice Perché no! correndo verso
l’acqua. Entra senza fermarsi, come se il gelo non lo colpisse per niente. Alza
spruzzi di arcobaleno intorno e poi si tuffa scomparendo tra le onde.
Lo
seguo in una sorta di euforica ebetaggine perché non riesco a crederci. Mi
tuffo a mia volta e riemergo proprio davanti a lui. Tiene il viso rivolto al
sole, gli occhi chiusi e le mani sui fianchi. Sembra non essersi accorto di me
e io ne approfitto per girargli intorno e, con un salto, salirgli sulle spalle
e avvolgergli le gambe e le braccia intorno al corpo.
-
Ma cosa…? - lui barcolla per il contraccolpo. – Isabella, sei impazzita? –
Rido
e ride anche lui dandomi l’illusione che forse, per un attimo, si possa essere
dimenticato di essere un… cazzo, non ci
voglio pensare.
Sento
le sue mani scivolare sotto le ginocchia per afferrarmi stretto e impedirmi di
cadere, visto che ha cominciato a correre verso il largo. Percepisco il suo
corpo sotto di me, i movimenti guizzanti dei suoi muscoli, il profumo della sua
pelle, che sa di salsedine e dopobarba, e mi chiedo se lui senta il mio seno premere
contro le sue spalle. Il mio viso è contro il suo e i miei capelli bagnati gli
solleticano il collo.
Non
so bene se perde l’equilibrio dato il mio peso o si butta di proposito, ma ci
ritroviamo sott’acqua in un turbine di bolle e capriole. Istintivamente allungo
le braccia alla ricerca del contatto, lo trovo e mi afferro ai suoi fianchi.
Anche lui agita le braccia tutto intorno e, nel vortice creato dai nostri corpi,
le sue mani arrivano sui miei seni.
All’inizio
è un contatto casuale ma poi ho come la sensazione che le trattenga di proposito
qualche istante in più. Riemergiamo piano, l’uno di fronte all’altra. L’acqua
scivola sui nostri corpi così come sento le sue dita scivolare lungo i fianchi
e, con la scusa del gioco, Edward li afferra per girarmi e stringermi da
dietro. Mi ritrovo piegata sotto di lui e il suo corpo si plasma perfettamente
contro il mio che vibra a quel contatto così desiderato. Sento il suo pene
indurito premere con forza contro le mie natiche, il suo naso sfiorare il collo
dietro l’orecchio, la sua bocca risalire per sussurrarmi:
-
Sei un diavoletto tentatore, eh? Guarda che non sono ancora prete e sono pur
sempre un uomo! –
Questa
frase mi manda fuori di testa e spingo i fianchi all’indietro come per
invitarlo a continuare. Gli prendo le mani e me le appoggio sul seno gonfio e
morbido. Lui non si oppone e le riempie passandole sotto il costume mentre
sento il suo respiro cambiare facendosi affannoso. Preme i palmi contro i miei
capezzoli duri e i suoi denti graffiano la mia spalla. È sempre più duro contro
di me e voglio approfittare di questo momento in cui mi sta dimostrando di non
essere anestetizzato come credevo. Cerco di girarmi tra le sue braccia perché
voglio vederlo in faccia, voglio baciare quelle sue labbra rosse e peccaminose
ma lui mi lascia andare e si allontana da me. Il suo volto è sconvolto, la
mascella tesa e contratta.
-
Edward… -
Non
mi risponde. Si volta, si tuffa e sparisce verso il largo.
Cazzo! Cos’ho fatto? Si è
arrabbiato! Non avrei dovuto… ho esagerato!
Dopo
un attimo di smarrimento in cui lo vedo emergere a molti metri da me, torno verso
la spiaggia, raccolgo tutte le mie cose e mi precipito a casa per farmi una
doccia gelata. Sono eccitata da morire e questo è l’unico modo che ho per
calmarmi.
Mi
butto sul letto ancora con indosso l’accappatoio. Inevitabilmente il pensiero
corre ad Edward e a quello che è successo in acqua. Sono attratta dal sesso in
tutte le sue forme e l’idea di vedere un uomo combattere contro se stesso,
contro le proprie convinzioni, è eccitante. Però forse non avrei dovuto
comportarmi così. Edward è stato sempre gentile e carino con me e con tutti e
non avrei dovuto comportarmi con tanta leggerezza.
Forse
dovrei scusarmi. Andare da lui e spiegare che… non volevo, che voleva essere
solo un gioco, uno scherzo.
Ma lo voglio davvero?
È
notte e non riesco a dormire. Mi giro ripensando a quanto successo in spiaggia.
Con che faccia mi presento in chiesa domattina?
Mi
alzo. Tanto vale scendere nello studio e leggere ancora. Ho una smania dentro
che devo sfogare in qualche modo. Accendo il lume accanto alla poltrona, prendo
il libro e mi perdo tra le sue parole.
“Lui scivola ancora più giù e comincia a
mangiare il gelato dalla mia pancia, facendo girare la lingua dentro e intorno
al mio ombelico.
Gemo. Mio Dio!
È freddo, è caldo, è stuzzicante. Lui non si ferma. Traccia un’altra linea con
il gelato, ancora più giù, sul pube, sul clitoride. Grido forte.
- Zitta adesso – dice
Christian in tono gentile mentre la sua magica lingua si mette al lavoro
leccando la vaniglia. Gemo sommessamente.
- Oh… per favore… Christian –
- Lo so, piccola, lo so –
sospira mentre la sua lingua compie la magia.
Non si ferma. E il suo corpo
si tende sempre di più. Lui fa scivolare un dito dentro di me, poi un altro e
li muove con agonizzante lentezza, dentro e fuori.”
(50
sfumature di nero – E.L.James)
Interrompo
la lettura. Sento le guance infuocate, il cuore scoppiarmi nel petto. Le dita
che lavorano sotto di me al pari di Christian.
Con
il respiro affannato riprendo a leggere.
“Mi rendo vagamente conto che lui ha smesso
di leccarmi. È sospeso su di me, in ginocchio e si sta infilando un
preservativo. Poi è dentro di me, duro e veloce.
- Oh, sì! – geme mentre me lo
spinge dentro.”
(50
sfumature di nero – E.L.James)
I
miei movimenti sono ora più frenetici, il libro è caduto a terra e l’orgasmo
che esplode è intenso. Sibilo tra i denti un nome. Il suo nome.
Edward.
La
mattina dopo, in chiesa, è un’agonia.
Sono
alle sue spalle, in mezzo a tutti gli altri, a cantare canzoni di cui non mi
frega nulla perché la mia mente viaggia in altre dimensioni, mentre gli occhi
giocano sulla pelle del suo collo, sui suoi capelli, sul lento dondolare del
suo corpo che si muove come a voler accompagnare la melodia che prende anima
attraverso le sue mani che scorrono sui tasti dell’organo.
Tornata
a casa vado diretta in camera mia, apro l’acqua della doccia, mi spoglio e mi
siedo nel piatto sotto il getto caldo che mi avvolge totalmente.
Sto
così, a terra, per un tempo infinito, immersa nei miei pensieri, nei miei
desideri. Le immagini delle mie letture notturne scorrono dietro il buio dei
miei occhi chiusi ed è facile sostituire l’idea di Christian con Edward e di
Ana con me stessa.
-
Isabella? Stai bene? – chiede mia nonna da dietro la porta distogliendomi dal
mio pensare.
-
Sì, nonna! –
-
Posso entrare? –
Mi
alzo, prendo la spugna e mi insapono.
-
Sì, certo –
-
Bella, tesoro, qualcosa non va? –
-
No… no… ho discusso con Alice e… sai che non mi piace –
Detesto
mentire ma non ho voglia di parlare. Voglio stare sola.
-
Vuoi mangiare qualcosa? –
-
No, nonna, grazie. Credo che andrò a fare una passeggiata. Ho bisogno di
riflettere –
-
Come vuoi, tesoro ma… sai che se c’è qualcosa che posso fare… -
-
Sì, sì grazie, nonna. Lo so – sorrido. – Ma sto bene –
Annuisce
e, silenziosamente, esce lasciandomi nuovamente sola.
Finisco
di fare la doccia e mi avvolgo nell’accappatoio. Strizzo i capelli in un
turbante improvvisato e torno in camera.
Mentre
prendo la mia decisione rovisto nel cassetto di biancheria intima e scelgo un
perizoma di pizzo bianco che ho comprato per qualche occasione speciale. Con
indosso solo quello torno in bagno per asciugarmi i capelli. Davanti allo
specchio osservo il mio corpo. Sono molto soddisfatta di me, forse con qualche
centimetro in più in altezza avrei raggiunto la perfezione ma in compenso sono
snella, con un seno piccolo e alto, con i capezzoli che si ergono maliziosi. Mi
giro di tre quarti per guardami il culo: sodo e perfetto.
Al
soffio del phon i capelli ricadono morbidi sulle spalle, lisci e castani. Li
lego in una treccia morbida. Mi trucco leggermente quel tanto che serve per
evidenziare la profondità del mio sguardo e col dito passo un’ombra di rossetto
sulle labbra. La pelle è già leggermente colorata dal sole e mi chiedo se la
cosa possa piacere ad Edward.
Nonostante
i miei buoni propositi sono presa da una morsa allo stomaco. È il caldo? O è il ricordo delle sue mani
addosso, del suo corpo contro il mio, del suono roco della sua voce? Andrò da
lui… quello che accadrà non lo so ma sento il bisogno di vederlo, di parlargli,
di… non so bene cosa voglio.
O forse sì?
Infilo
una canottiera senza reggiseno e una gonna leggera al ginocchio e sono in
strada.
Sono
solo, nella penombra della chiesa.
Sto
preparando le letture e i salmi per la messa del Vespro. La mia testa un
turbinio di pensieri. Non riesco a togliermi dalla mente quella ragazzina. È
stata la mia dannazione da quando è arrivata in paese. Erano anni che non
sentivo un’attrazione così forte per una donna. E questa non è neanche una
donna.
A
causa sua sono ripiombato nel baratro che mi ero lasciato alle spalle, quella
vita sporca e dura che mi aveva costretto a vivere anzitempo la morte del mio
migliore amico dopo una notte passata nel divertimento più sfrenato, scopando
la stessa donna, fumando e bevendo l’impossibile.
Aveva
smesso di respirare tra le mie braccia dopo aver ingurgitato l’ennesimo
cocktail di non so bene che cosa, ancora con il cazzo dritto per la voglia di
sesso, con gli occhi sbarrati e terrorizzati che si sono impressi nella mia
anima tanto da segnarla per il resto dei miei giorni.
Dopo
quella sera ho vissuto per mesi in una sorta di limbo dove mi sono costretto a
raddrizzare la mia vita. L’aiuto della mia famiglia è stato determinante così
come il dedicarmi a ragazzi tribolati come me. Questo mi aveva costretto a
conoscere ambienti dove la spiritualità, l’amicizia, l’amore erano intesi nel
senso più profondo del loro significato. E mi sono avvicinato a quel Dio che
prima fuggivo con tutto me stesso.
Ora,
dopo quattro anni, mi trovo qui ad Astoria, questo piccolo centro dove ero
certo di trovare la forza per dire il mio sì
definitivo, dove la gente mi ha accolto a braccia aperte, dove ho unito ragazzi
e ragazze in gamba con i quali creiamo musica, giochi e attività sportive.
Tutto
andava bene fino a quando è arrivata lei.
Isabella
Swan.
Quando
le ho stretto la mano ho sentito il mio corpo reagire, come se si risvegliasse
dal letargo cui l’ho costretto negli ultimi anni. I suoi profondi occhi scuri
si sono legati ai miei ed erano come braci ardenti. Le sue labbra rosse si sono
schiuse per pronunciare il mio nome con un suono melodioso che si è ripercosso
fin nel mio io più profondo. E quando i suoi denti, bianchi e perfetti, hanno
morso il labbro inferiore… beh… l’ho sentito. L’ho sentito prendere vita nei
miei calzoni come neanche ai vecchi tempi mi succedeva.
E
poi ieri, alla spiaggia.
Cavolo
che pessima idea avevo avuto! Ma il caldo e il fatto che non ci fossero grandi
cose da fare mi hanno spinto a prendermi qualche ora di riposo.
Ho
sempre amato il mare e il sole sulla pelle. Ma non ero preparato. Non ero
preparato a lei e al suo striminzito bikini azzurro.
Non
mi sono accorto che fosse lì ed ero tranquillo e sereno fino a che non mi ha
chiamato e, alzando la testa, mi sono ritrovato a guardare direttamente proprio
all’altezza del suo pube. Era in ginocchio, al mio fianco, bagnata e con la
pelle d’oca.
E
senza sapere bene come, ero in acqua con lei addosso, con il mio sesso
impazzito e i capezzoli di lei duri sotto il palmo delle mani. I miei vecchi
istinti lussuriosi, quelli che ero riuscito a sopire con il tempo, si sono
scatenati tutti insieme, risvegliando la carne dormiente tra le mie gambe che
le ho premuto contro con forza.
Quando
mi sono reso conto che non avevo più alcuna possibilità di controllo, che
l’unico mio desiderio era quello di farla mia lì, in acqua, sono fuggito via,
nuotando lontano da lei per cercare di calmarmi.
I
miei pensieri vengono interrotti dal cigolio del portone centrale alle mie
spalle. Non mi volto per sapere chi sia, sicuramente una delle vecchie del
paese che cerca conforto nel suo dialogo silenzioso con Dio.
L’anta
si richiude piano dietro alla persona che sento avanzare lentamente, un passo
dopo l’altro, lungo la navata. Il suono delle scarpe si ripercuote sul marmo
della pavimentazione.
-
Edward! –
Mi
volto al suono della voce del demone che si è impossessato della mia anima. I
miei occhi mi tradiscono quando percorrono il suo corpo dalla testa ai piedi,
soffermandomi ad osservare le curve morbide dei suoi seni.
-
Sono venuta a scusarmi! – sussurra piano.
-
Non c’era bisogno, Isabella! – dico mettendo nella voce una calma che
certamente non provo.
È
ancora più bella, se possibile, e il cuore perde un battito. Rimaniamo avvolti
nel silenzio. Un silenzio pesante e imbarazzante. Il suono del mio cellulare
lasciato in sagrestia mi offre una via di uscita da quella situazione.
-
Scusami, Isabella… - le dico allontanandomi.
Fuggo
letteralmente da lei ringraziando mentalmente chiunque sia a chiamarmi. Afferro
l’apparecchio e rispondo alla chiamata.
È
Jacob.
È vero. Avevo dimenticato che avrei dovuto richiamarlo
per le nuove canzoni della funzione di domenica prossima. In più sviluppare l’idea
per il campeggio che ho in mente per luglio.
-
Ciao, Jacob –
-
Edward, buon pomeriggio… - e subito si precipita in un monologo fatto di canti,
di note musicali, di Rose...
Cammino
nervoso avanti e indietro dal mobile alla finestra e ritorno. Al terzo
passaggio, alzo gli occhi ed è lì.
Isabella
mi ha seguito e ora è davanti a me. Ha chiuso la porta dietro di sé e vi si è appoggiata
contro con le braccia strette al petto.
Mentre
ascolto Jacob riempirmi la testa di parole, le faccio cenno con la mano di attendere
un momento e mi volto verso la finestra che affaccia sul chiostro interno.
Continuando con la mia conversazione, mi ritrovo ad osservarla riflessa nel
vetro e non riesco a staccare gli occhi dai suoi. Mentre tento di concentrarmi
su ciò che Jacob mi sta dicendo, la vedo farsi più vicina. Mi passa le braccia
attorno ai fianchi e mi abbraccia da dietro, accarezzando piano i pettorali
coperti solamente da una La Coste. Il
mio cuore perde un battito quando la sento sussurrare:
-
Edward… –
Non
riesco a respirare e Jacob mi sta chiedendo se c’è qualcosa che non va.
Certo che qualcosa non va!
Isabella non dovrebbe essere qui… con me… così…
Prendo
le sue mani e mi libero dalla sua stretta. Mi volto e lei mi guarda. Si
avvicina nuovamente e mi spinge piano contro lo stipite della finestra. Sono
bloccato fra il muro e il suo corpo. È completamente contro di me.
-
No, Jake… tutto okay… ti ascolt… ooooh –
È
difficile per me ora riuscire a parlare al telefono dato che Isabella mi sta
mordicchiando e leccando un po’ ovunque.
-
Sì… sì… è tutto grandioso… sììììì –
Cerco
di far capire ad Isabella di stare ferma, di farmi terminare la telefonata ma
lei è implacabile e io non riesco a impormi come dovrei. So che è sbagliato, so
che dovrei impedirle tutto questo ma mi ritrovo inebetito davanti al sorriso
felino che mi rivolge. Mi bacia a tradimento, sfiorandomi appena le labbra. Poi
lascia scivolare la lingua lungo il profilo della mandibola, fino a raggiungere
il lobo dell’orecchio che solletica imprimendogli una lussuriosa nota
d’urgenza.
Questa ragazza mi farà impazzire.
Anzi no! Lo sta già facendo.
-
Sì… ho capito… la solista… - rantolo cercando di mantenere l’equilibrio contro
lo stipite della finestra. Non è facile con le ginocchia rese improvvisamente
cedevoli da ciò che Isabella sta facendo. - La solista… credi possa… -
Sento
la lingua di Isabella morbidissima, gradevole sulla pelle, lasciare il posto ai
denti che cominciano a mordermi piano il lobo, poi il collo e scendere
lentamente fino allo scollo della maglietta.
-
Giro di sol… sì… di sol… -
Reprimo
un ansito quando lei infila le dita fredde sotto la mia maglietta facendomi
venire la pelle d’oca. Fa scorrere le unghie sul mio petto mentre lascia una
scia di umidi bacetti lungo il mento, solleva gradualmente la t-shirt,
centimetro dopo centimetro, non dimenticando mai di lambirmi con una leggerezza
esasperante che sta già facendo convogliare il mio sangue dritto in mezzo alle
cosce, rendendolo tragicamente visibile.
-
Sì… va bene… va bene… -
Questa
mia affermazione, detta a Jacob, viene recepita da Bella come un consenso a
farsi più audace. Comincia a torturare i capezzoli sfiorandoli piano con i
polpastrelli. Il suo tocco è così delicato, così dolce, lascivo, continuo e
interminabile. Mi fa fremere e maledire il telefono che ancora tengo tra le
mani ma che è l’unica mia arma di difesa per non perdere il controllo. Perché
ora sono a tanto così dal tornare ad essere quel selvaggio ragazzino che ero
stato in passato. Quello a cui il sesso piaceva, anche con più di una donna.
Isabella
pare percepire questo mio attimo di debolezza e sorride dispettosa continuando
a strusciarsi lentamente contro di me, contro le mie gambe, il mio ventre,
togliendomi la forza di discutere di un fottutissimo canto.
-
D’acc… cordooooooohhh –
Isabella
abbassa le mani, le sue dita sono ora più calde e scorrono lungo il mio corpo
come gocce d’acqua durante una bagno rilassante, fino ad arrivare quasi
discretamente alla cintura dei pantaloni che si apre con estrema facilità, quasi
cedendo con rispettosa educazione al volere delle sue dita.
Mi
mordo il labbro per non mettermi ad urlare quando quelle mani si intrufolano,
senza tante storie, nella mia biancheria intima risvegliando in me una serie infinità
di brividi che mi sciolgono irrimediabilmente. Non so più a cosa aggrapparmi
per non finire a terra, con Jacob che parla ancora di un cazzo di inutilissimo
canto.
-
Oh, sì… - annuisco nemmeno so bene a cosa.
Le
labbra di Isabella si posano all’angolo della mia bocca, il suo profumo mi
penetra nelle narici come un effluvio afrodisiaco e le sue dita cominciano a
dedicarsi ad un’altalenante movimento lungo la mia erezione pulsante che non
sta chiedendo altro che un po’ di giustizia.
Non
riesco a trattenere i gemiti di piacere che mi sta provocando e mi ritrovo ad
accarezzarla e poi a baciarla stampandole un bacio sulle labbra per impedirmi
di rispondere qualcosa di incoerente al cellulare.
L’antico
istinto mi porta ad abbassare la mano libera per infilarla sotto la gonna di
Isabella con il risultato di sentirla sussultare addosso a me. Mi concedo un
sorriso soddisfatto perché sono consapevole che questo gioco non finirà qui. Ho
deciso di darle ciò che brama così tanto e, di contro, prendere da lei tutto
quello di cui, per anni, mi sono privato.
È
tardi per tornare indietro. Isabella ha risvegliato il diavolo dentro di me.
-
Sono d’accordo… oooohhh… -
Continua
a masturbarmi con mosse che ora si sono fatte più rapide e irregolari. Mugola
sommessamente contro di me e mi morde una spalla, così come ho fatto io ieri
mattina in acqua.
Mi
sforzo di non avere la voce tremante mentre chiudo gli occhi focalizzando la
concentrazione sul discorso che continuo imperterrito a cercare di portare a
termine per non insospettire Jacob. Impresa che non mi riesce molto bene.
Annuisco
un paio di volte a qualcosa che mi viene detto a proposito di tende e
picchetti. Non capisco nulla di ciò che Jacob blatera nel mio orecchio, troppo
preso ora a titillare il clitoride di Isabella conscio del fatto che, l’unico
picchetto che intendo piantare in questo momento, è quello che ho in mezzo alle
gambe. Pizzico quel nocciolo tra pollice ed indice e sento i suoi gemiti
aumentare mentre la sua mano perde il controllo sui movimenti intorno al mio
uccello.
Ho
caldo, un fantastico caldo tremendo. Avverto il bollore di Isabella spinta
contro di me, ogni suo muscolo in tensione, il mio respiro contro la sua pelle
morbida, la sua eccitazione grata in mano, la mia Isabella persa nella mia stessa sensazione di denso piacere
allo stato puro.
-
Sì!! – esclamo d’un tratto strappando un consenso a un Jacob all’oscuro di
tutto.
Isabella
geme piano continuando a solleticarmi con una dolcezza infinita mista a una
foga estasiante, lasciando scorrere su e giù le dita per reazione fisica, quasi
completamente soggiogata dai miei movimenti sulla sua intimità che la stanno
portando al delirio dei sensi e le sta piacendo fino allo sfinimento.
-
Certo… certo… va benissimo Jake… cer…toooohhhh –
Non
ne posso più. Bacio Isabella disperato per soffocare i nostri gemiti ormai
incontrollabili e insieme ci perdiamo per qualche secondo, fino a toccare il
confine da cui non si può più tornare indietro.
-
Sì… sì… ciao Jake… ci sentiamo! –
Chiudo
la comunicazione e getto il cellulare sulla scrivania.
Ora
sono completamente libero e pazzo di lussuria.
Mi
scosta con forza da lui, si dirige alla porta e tira il chiavistello. Il mondo
è fuori dalla sacrestia, ora.
Oh, sì!, penso. Mi darà ciò che voglio! Glielo leggo negli occhi.
-
Sei impazzita, Isabella? –
Mi
limito a sorridere e mi mordo il labbro inferiore mentre il mio sguardo lascivo
percorre il suo corpo soffermandosi sulla patta aperta dei jeans dove vedo premere
l’enorme erezione che avevo in mano fino a qualche secondo prima.
Con
due grandi falcate mi è di nuovo addosso. Afferra con violenza le mie natiche e
mi preme contro il suo inguine. La sua voce, bassa e roca, filtra attraverso i
denti stretti.
-
Lo senti? Guarda cosa mi hai fatto! Perché, Isabella? Ora non sono più padrone
di me. Sono totalmente fuori controllo, sono in astinenza da anni e potrei
farti del male con questo, lo sai, vero? –
-
Oddio, se lo sento!! – rantolo tra i denti.
Il
suo cazzo è enorme e la pressione che avverto contro di me non fa che aumentare
la mia eccitazione. Mi strofino contro di lui e sento che il bagnato tra le cosce
aumenta. A questo punto Edward mi spinge contro l’enorme mobile di legno scuro,
mette una mano sotto la gonna e risale fino al bordo delle mutandine, infila
due dita dentro e torna subito ad impossessarsi del clitoride, scivoloso, pieno
dei miei umori. Passa il palmo piatto su tutta la mia femminilità, poi si
annusa le dita.
-
Sei un lago, Isabella. Oh, cavolo! Come si fa a trattenersi… dopo tutto questo
tempo? … Va via, Isabella, finché sei in tempo. Va via o non rispondo di me –
Mi
guarda, ma ha gli occhi verdi iniettati di sangue e i lineamenti
drammaticamente alterati dalla fortissima eccitazione. Io non ho nessuna
intenzione di andarmene. Sono ad un punto di non ritorno ormai ed è lui che
voglio. Lo voglio da quando i miei occhi lo hanno visto per la prima volta. E
torno ad appoggiare la mia mano sul suo bellissimo cazzo duro, caldo e
palpitante.
-
Edward… - sussurro. – Ti prego… -
Lui
mi solleva tenendomi da sotto le natiche, mi sbatte con una certa violenza
contro il mobile, mi fa sedere sul ripiano dove ci sono appoggiate le cotte dei
chierichetti, mi solleva la gonna e mi strappa le mutandine. Tenendomi le gambe
completamente aperte ci affonda la faccia, mi lecca e con la lingua arriva lì,
dove sento che sono piena. È come se una scossa di corrente di piacere
intensissimo arrivasse al cervello a 200 watt di potenza, perché ha centrato il
punto esatto.
Un
caldo intenso invade ogni cellula del mio corpo. Tolgo la canotta e resto così,
aperta e nuda ai suoi occhi e ai colpi della sua lingua. Deve aver avuto
parecchie esperienze precedenti Edward perché viaggia sicuro, senza indugi. Sento
un suo dito entrarmi dentro, poi mi penetra con due. Mi succhia il clitoride
senza interrompere il ritmo costante delle sue dita che entrano ed escono da me
facendomi impazzire.
Risale
a succhiare i capezzoli e questo mi manda in orbita.
-
Ti voglio, Isabella. Adesso ti faccio vedere come si gode. Lo hai voluto tu,
piccolo demonio sexy! –
Prende
in mano quel suo grosso pene e lo punta contro la mia apertura bagnata. Trova
la strada aperta e spinge lentamente godendosi ogni millimetro di quella tana
calda e morbida. Spinge e spinge, fino in fondo e io mi sento piena.
Ma
ancora non gli basta.
Il
suo movimento si fa frenetico e non ce la faccio più. Sento partire una
sensazione di godimento infinito, un orgasmo violentissimo, con contrazioni
talmente potenti da annebbiarmi la vista. Lo voglio godere tutto e allora gli
avvolgo le gambe ai fianchi e, con i talloni appoggiati alla sua schiena, lo
spingo ancora più dentro.
-
Dai Edward… spingilo… dentro… sìììì… scopami… fammelo sentire tutto!!! –
A
queste parole lui perde il controllo e mi stantuffa con violenza, mi fa
sbattere la testa contro il mobile e una pila di pizzi e stoffe ci cade addosso.
Ma
non si ferma.
Mi
afferra un capezzolo, lo lecca, lo morde e il suo ritmo è sempre più
incalzante.
-
È questo che volevi, eh? Ti piace così? Ti piace sentirlo dentro, vero? –
Penso
che non sono proprio parole da prete ma lui, in fondo, non ha ancora preso i
voti, no?
Non
so come né perché ma nella mia mente rivedo Christian prendere Ana da dietro,
così come ho letto nel libro, ed esprimo questo desiderio ad alta voce.
-
Prendimi Edward… prendimi da dietro. Mi piace! –
Esce
da me, mi afferra per i fianchi e mi volta. Gli offro le spalle e la splendida
visuale del mio culo. Istintivamente appoggio le mani al mobile per tenermi
ferma e mi abbasso proprio a novanta gradi.
-
Hai un culo bellissimo, Bella – dice accarezzandolo e strizzandolo tra le sue
grandi mani. - Ma sei troppo giovane per certe cose e non voglio rovinarti. Lo
rimetto dentro e ti sbatto da dietro. Vedrai, mi sentirai ancora di più. Poi
però tu dovrai prendermelo in bocca e succhiarmelo, Isabella. Perché non posso
venirti dentro senza preservativo, lo sai questo? –
Alle
sue parole e alla sola idea che mi penetrerà come ho sempre desiderato, non
controllo più me stessa. Sono puro istinto. Quando lo sento scivolare dentro di
me e riprendere possesso del mio corpo, allungo una mano sul mio clitoride e mi
masturbo mentre lui entra ed esce da me ansimando. Il fatto che io mi tocchi lo
manda ancora più fuori controllo e aumenta il ritmo, martellando implacabile.
Mi contraggo intorno alla sua verga e lui mi osserva mentre vengo urlando il
suo nome.
-
Non ce la faccio più adesso… sono gonfio e mi devi far venire tu. Mettiti in
ginocchio qui… davanti a me… dai, da brava bambina. Prendimelo in bocca… -
È
quasi sfigurato dall’eccitazione ed è totalmente in mio potere. Mi abbasso
lentamente davanti a lui e lo afferro con una mano. Sento che palpita nel mio
palmo. Apro la bocca e, con la lingua, stuzzico la punta di quel cazzo
perfetto. Lo faccio scivolare piano fino alla gola mentre incateno il mio
sguardo con quegli splendidi occhi verdi e dilatati dalla pazzia del piacere.
Mi fermo per cercare di controllare i conati dovuti alla sua imperiosa
grossezza ma lui mi prende la testa e affonda nella mia bocca fin quasi a
soffocarmi.
-
Sì… s…sì… mi piace… sì… succhialo bene… così… sto per venire… sì… sto venendo…
oooohhhh… -
Non
ho mai ingoiato lo sperma e d’istinto lo costringo ad uscire. Il suo schizzo
caldo mi investe in pieno viso, sui capelli, sulle labbra per poi scivolare sul
seno. Il mio dio selvaggio e lussurioso si contrae davanti a me, la testa
gettata all’indietro nel pieno godimento dell’orgasmo.
Lentamente
Edward apre gli occhi e torna a guardarmi. Allunga una mano verso di me e spalma
lo sperma sul mio viso. Poi mi infila un dito in bocca.
Sì, Isabella, penso. Succhia… succhia… ti dovrai abituare a questo gusto, sai… perché
prometti bene… ce l’hai nel sangue!
La
storia con Edward continuò per tutta l’estate. Era incredibile quanto fosse
incontentabile e, dopo avergli parlato del libro, mi scopava come e meglio di
quel Christian Grey che aveva scatenato le mie più lussuriose fantasie. Era la
realizzazione di tutti i sogni fatti tra le pagine scritte.
Con
il ritorno dell’autunno lasciai Edward e Astoria per tornare a casa e
riprendere la scuola. Mai ero stata così soddisfatta delle mie vacanze estive.
L’anno
successivo seppi da Jacob che Edward si era ordinato sacerdote ma poi, a
distanza di diversi anni, una vecchia amica in comune mi ha detto di averlo
incontrato con moglie e figli… ha lasciato il sacerdozio e si è sposato.
Non
avevo dubbi.

So chi sei. So. Chi. Sei.
RispondiEliminaOrmai ti riconosco, bella!!! Avviso già che la recensione sarà più lunga, capirete poi alla fine perchè!
La storia è PERVERSIONE allo stato puro. Dall'inizio alla fine. So che in passato qualcuno ha scritto qualcosa che riguardava la chiesa, non ho letto nulla prima di questa FF però, perchè per me l'argomento è un po' pungente. Ma essendo in un contest sono arrivata fino alla fine (ed era meglio che non lo facevo, porca miseria!).
E' fantastica. Questa FF ha il potere di trascinarti nel sesso forte, perverso, di bisogno; quel piacere carnale, quella necessità che ti fa perdere la testa. Lussuria. Ossessione. Piacere. Piacere, Lussuria, Ossessione. Un turbine infinito che poi esplode e s'affloscia.
Ho amato ogni singola frase di questa FF, fino alla fine. Avrei ammazzato l'autrice. Ci stava che si faceva prete, che cavolo ci potevo fare? Una FF senza sentimento, solo carne e desiderio. Ma lo scherzetto della fine, lui che ha mogie e figli... m'ha completamente tolto il fiato. Sono rimasta sorpresa, sbigottita, allibita, a bocca aperta, che gli aerei ci potevano atterrare sulla mia lingua! Insomma... L'AUTRICE ha creato tutto un marasma di piacere, citando dei pezzi di Cinquanta sfumature di Grigio, giusto per aumentare un po' la pressione sanguigna, per caricare l'atmosfera, per rendere tutto apparentemente normale, come se la protagonista fosse una di noi... C'ha dato un assaggio di quello che poteva accadere, in acqua.. e poi ha descritto una scena PERFETTA. Con intensità, con carnalità, con passione, con desiderio. E poi ci ha raffreddato i bollenti spiriti.
ahahahahahahahaahhahahahha! Almeno io l'ho vissuta così, scusate!
Comunque, per tutte queste ragioni... io assegno i miei 3 punti a questa storia.
Secondo me, questa è davvero Perv, ma Perv fino alla fine, fino all'ultimo punto proprio.
COMPLIMENTISSIMI E BRAVISSIMA.
Noo cara la mia autrice sconosciuta, questo non me lo dovevi fare! Ho passato il fiore dei miei anni in parrocchia, ma mai, dico mai, che fossi ricompensata con la presenza di un gagliardissimo seminarista come questo! Che ingiustizia!
RispondiEliminaMa veniamo al tuo racconto. Fluido, leggero, preciso e molto coinvolgente. Pieno di trovate che sfiorano la genialità... vedi "morto sessuale nel letto (seh!) o i pensieri disperati di Bella:"Che cosa se ne fa Dio di un uomo simile? " e soprattutto l'uso dei brani presi dalle Sfumature. Riesco a visualizzare questa ragazzina in piena tempesta ormonale, che prima si innamora del personaggio del libro e poi ha tanto di quel culo da riuscire a trovare l'incarnazione perfetta delle sue fantasie! E dire che io mi mordo il labbro a sangue, ma niente!
Ottimo il punto di vista di Edward e la sua metamorfosi da timido e riservato servo di Dio a portatore sano di imprecazioni e lussuria. Epica la scena del sesso in sagrestia col sottofondo della telefonata dell'inconsapevole voyeur Jacob. Sono morta dalle risate e dal caldo. Brava Brava Brava!
Trovo questa storia acerba sia per l'ambientazione (uccelli di rovo due, la vendetta), sia perché mi appare ingenuo, forse addirittura scontato, il modo di delineare i protagonisti. Narrativamente Bella che si descrive e commenta il proprio modo di vestire o truccarsi è pesante (un tantinello narcisistico); Edward che diventa prete per la morte di un amico fra le sue braccia risulta melodrammatico, la sua lotta interiore per resistere alle profferte di Bella inesistente (è un tema delicato, difficile). Frettoloso il finale sul futuro di Edward spretato e sposato ("La moglie del prete").
RispondiEliminaProbabilmente la storia risente del tentativo di sviluppare un nucleo narrativo molto complesso in un racconto breve, il che spinge l'autrice a semplificare per concentrarsi sull'aspetto hard della vicenda.
Vedo della buona stoffa, ma secondo me c'è da lavorare molto a rifinire.
Il racconto è molto fluido e si legge molto volentieri. la fine è stata un pò tragica, ma perché da romanticona quale sono li avrei fatti finire insieme ç_ç però dai è stata bellissima anche così. complimenti.
RispondiEliminaSensazionale!!!
RispondiEliminaAnche se avrei preferito che finissero insieme alla fine...
Bravissima!
La storia del prete effettivamente è sempre un po’ perv, perché la costante lotta tra istinti e vocazione, e conseguente sottomissione alle regole, è una cosa che francamente non dovrebbe nemmeno esistere per me – idea mia, eh? – quindi il problema c’è ed è forte, si tratta alla fine di fare una scelta come in tutte le cose. La tua storia rimarca soprattutto la miccia della questione, lasciando da parte l’effettivo casino che ne scaturisce, senza far alzare questioni su perv o non perv. E’ ben scritta e i due personaggi sono perfettamente comprensibili, lui non è del tutto dentro il sacerdozio e lei è una ragazzina che ragiona da ragazzina, si sente figa, lo si capisce da come considera se stessa, non le importa molto di “peccare” pur essendo religiosa e andando dietro ai suoi istinti senza farsi troppi problemi, nessuno dei due si innamora, si fanno travolgere da una passione fisica incontenibile, tant’è che le loro strade prenderanno in tranquillità due direzioni differenti, che ci sta. L’unica cosa che non mi è piaciuta tanto è stata l’uso ripetuto dei pezzi di Fifty, ma è una scelta del tutto personale, quindi suppongo che tu volessi rimarcare l’ossessione di questa ragazza per questo libro.
RispondiElimina- Sparv -
Mi è piaciuto tantissimo il prete!!!
RispondiEliminaNon è che incontra ancora qualche donna ad Astoria e dintorni? In caso gli lascio il mio numero telefonico!!!
Scherzo!!! Mi hai intrigata moltissimo !
Brava !!!
....come faccio???
RispondiEliminaE la.prima che ho letto e sono tornata indietro un bel po di volte.
trovo carinissimo l'uso delle citazioni di fifty per scaldare un po l'atmosfera e per delineare il personaggio di Bella.
La vocazione e sempre un po un tabu. poi io ho una mia idea personale...
personaggi giusti nelle loro caratteristiche e nei loro comportamenti.
Ci hai fatto passare da 30 gradi a meno 10.
ah ah ah
Bravissima.
2 punti.
bella storia ,alla fine sei stata veramente perv,è la prima storia che leggo ce i due protagonisti non finiscono per stare insieme ,mi è piaciuto molto anche il fatto che è la protagonista a prendere l'iniziativa , brava brava 2 punti per te
RispondiEliminaMi è piaciuta questa storia. Entrambi i personaggi sono particolari. Bella è giovane e vuole trovare quell'eccitazione che conosce solo attraverso le pagine, Edward è all'apparenza un uomo tutto d'un pezzo e dai principi inattaccabili che si rivela un uomo in tutto e per tutto di sangue, carne e passione. Impossibile resistere alla tentazione. Trovo un po' forzata la decisione di Edward di farsi prete, ma non è qualcosa che influenza particolarmente la lettura. La fine, stranamente, non mi è dispiaciuta troppo. Di solito odio quando i protagonisti non finiscono insieme, ma in questa storia ci sta tutto. Era una storia estiva e così è rimasta. Complimenti.
RispondiEliminaMolto vivida, si nutre di immagine, plausibile e resa magnificamente, nonostante possa essere un tema abusato. Bravissima, a te i miei 2 punti.
RispondiEliminaA differenza di altre, a me è piaciuta l'assenza di romance in questa storia. In fondo la perversione, quella reale, non è quasi mai giustificata dalla presenza di sentimenti e ciò che lega Edward e Bella non è altro che passione. Proibita, irrefrenabile, irresistibile. Meravigliosa storia, complimenti!!!
RispondiEliminaAleuname.
1 punto!!!
EliminaAleuname.
La storia mi è piaciuta tantissimo!
RispondiEliminaIl fuoco di lui tenuto a fatica sotto controllo che esplode in acqua è da brividi....
la scena di lei che lo tormenta mentre lui parla al telefono è cosi reale che mi pareva di vederla dalla finestra di fronte.
Avrei solo preferito finissero insieme ma questo fa parte del mio animo romantico che col perv forse c'entra un po' poco..
per te i miei 2 punti.
Molto brava!
Brava, brava, brava. La storia è davvero scritta bene, intrigante, mai ovvia. Coraggioso, sorprendente e giusto il finale. In un certo senso è una storia di "formazione", perché Bella esplora con coraggio e senza falsi moralismi la sua appena scoperta sensualità; e Edward testa la propria rinuncia alle tentazioni della carne, scoprendo che probabilmente la castità non faceva per lui. Mi piace moltissimo che tu non abbia cercato di infilarci l'amore per forza: qui non c'entrava proprio per niente, però questi due sono belli e puliti a modo loro, anche se sicuramente fuori dalla morale comune, come da copione. Complimenti davvero!
RispondiEliminaMi è piaciuta molto la tua storia, i personaggi ben caratterizzati, molto ben scritta. Diversa dal solito, sia per la trama, le citazioni da 50S e per il finale, con la loro storia che finisce, lui che prende i voti e poi li lascia per farsi una famiglia, mi piace! avrei scommesso che sarebbero stati insieme, mi hai spiazzata! XD a te 1 punto! :)
RispondiEliminaDenise Masen
Il Sacro e il Profano, devo dire azzeccato.
RispondiEliminaMi è piaciuta questa tentazione che si è svolta in un luogo sacro.
Mi sono piaciute delle definizioni come "questi uomini esistono solo nei libri" o che cosa se ne fa Dio di un uomo così e ci sta, ci sta tutto.
Non ho capito bene quanti anni ha Bella qui, credo che sia giovane e quindi ci sta anche il fatto che sia un po' narcisista e soprattutto gli ormoni impazziti anche se il tipo in questione fa impazzire gli ormoni anche ad una tardo a come me.
Da inguaribile romantica quale sono mi è dispiaciuto un po per il finale ma giustissimo per la tua storia che credo rientri nel tema del contest.
Forse un po poco approfondita la lotta interiore del prete ma forse in questo contesto e anche giusto.
Grazie, un Bacio
JB
Cavoli ho sperato fino all'ultimo che si mettessero insieme!!!
RispondiEliminaBravissima
Ila Cullen
Questa storia mi è piaciuta molto. Calda e trasgressiva al punto giusto! La ragazzina desiderosa e in pieno subbuglio ormonale è un bel personaggio. Concordo con chi l'ha definita come una protagonista con uno spiccato tratto narcisistico, ma è un tratto compatibile con la giovane età che si suppone ella abbia. E' un bel personaggio, con una certa nota di perversione, non tanto per il desiderio di andare a letto con il quasi sacerdote Edward, ma per l'assenza di reali sensi di colpa o dubbi morali. Il suo egoismo mi è sembrato il tratto più perverso ( e talvolta disturbante per me) di questa storia. Il personaggio di lui poteva essere, a mio avviso, approfondito di più. Comprendiamo che la sua vocazione è più reattiva, è una fuga e lui stesso lo sa. Mi è mancato il conflitto di lui e mi sono chiesta allora perchè consacrarsi? Quindi il finale (o meglio la prima parte di quel finale, quella in cui lui si fa comunque prete) mi ha lasciata un po' così. Per il resto la storia fila da dio (specialmente fino alla seconda metà), le scene erotiche sono descritte molto bene e la lettura scorre benissimo. Molto, molto brava!!! Cristina.
RispondiEliminaBravissima e pervissima! Ma dico io uno così non può farsi prete, no no no! Bella mi è piaciuta molto, però io sono per Edward-Bella insieme sempre. Per cui mi è dispiaciuto un po' il finale, però è molto bella e meriti i miei complimenti.
RispondiEliminaStoria scritta bene e con buona capacità di espressione a più livelli. Il tema del prete che si innamora non è uno dei miei preferiti ma è stato sviluppato bene e quindi è piacevole. Molto brava. Bacio
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