Rose: Mi stai dicendo che ti ha toccata?
Alice: E come sono le sue mani?
Rose: Cosa ti frega delle sue mani!!! L’ha toccata, può
denunciarlo!
Alice: Smettila di essere così puritana.
Angy: Ragazze, calmatevi e facciamoci spiegare.
Rose: Non c’è nulla da capire, c’è solo da denunciarlo.
DENUNCIARLO.
Angy: Rose! Calmati.
Alice: Appunto, calmati! xD Quanto ha indugiato sulla tua
guancia Bells?
Ero allibita di fronte al susseguirsi dei messaggi che
comparivano, battuti da quelle tre. Ci siamo conosciute su Facebook anni fa,
facciamo parte di un gruppo con centinaia di altre donne o ragazze e
spettegoliamo di libri. In realtà, a pensarci, è più un gruppo di scrittura,
c’è chi legge e c’è chi scrive. Loro tre leggono, principalmente, mentre io sono una di quelle che scrive!
Abbiamo aperto un blog dove ognuna di noi pubblica le
proprie storie e tra commenti, recensioni e varie chiacchiere, ci stiamo
conoscendo sempre di più. La cosa sensazionale è che nonostante sia un gruppo
in cui il più delle volte si gioca e si scherza, c’è anche il tempo per fare
amicizia. E’ capitato così con Alice, Rosalie ed Angela. Rosalie è la più
grande tra di noi, ha ventotto anni ed è soprannominata “maestrina” perché
puntigliosa e saccente com’è, spesso e volentieri ci mette al nostro posto
facendo notare errori o comportamenti sbagliati. Angela è pacata, sincera e
profonda, l’amica migliore che potessi mai trovare in quel posto. Alice è una
pazza scatenata che prenderebbe il primo treno che le passa davanti, anche se è
in corsa. E’ energia allo stato puro.
Si potrebbe pensare che le amicizie sul web trovano il tempo
che trovano, che nessuno mai affiderebbe certe confidenze a chi sta dall’altra
parte di uno schermo, paradossalmente però, mi fido molto più di loro che delle
compagne di corso.
Frequento l’Università di New York, vivo al campus e,
stranamente, ho la stanza libera. Nessun’altra studentessa con cui condividere
la camera vuol dire, per me, maggior libertà di fare casino, tenere la luce
accesa, stare sveglia fino a mattina per leggere o meglio, per scrivere. Come
adesso. E’ tarda sera, metà dormitorio ha già spento le luci, altri
probabilmente se ne stanno svegli con le serrande giù cercando di fare meno
casino possibile. Io non faccio mai rumore, in camera mia non entra nessuno,
non invito nessuno perché in questo posto non ho amici. L’unico rumore che si
sente, di notte, è il tic-tic delle dita che pigiano i tasti del pc.
Rose: Cosa te ne frega! Alice, porca miseria, stiamo
parlando di un adulto, di un professore!!!
Alice: E cosa vuoi che sia? Sei sempre la solita maestrina
puritana, povero Emm!
Rose: Emmett non si lamenta mai!
Angy: Smettetela! Bella si starà facendo quattro risate a
vedervi così invasate!
Bella: ah ah ah!
Digito in risposta il classico suono di una risata, magari
ci piazzo anche un pupazzetto, così le prendo in giro. La verità è che ne
stanno facendo un dramma, quando in realtà non è successo nulla di che.
Rose: Ti prego Bella, spiegaci. Alice fai silenzio!
Alice: Bocca cucita e mani in tasca. (linguaccia)
Angy: State ferme, tutte e due!
Sono indecisa fortemente, loro tre amano le mie storie,
potrei romanzare la scena che ho vissuto, arricchendola di terminologia e
facendo sembrare tutto più bello, magico e profondo di ciò che in realtà è
successo, ma ne sarei capace?
Bella: Stava spiegando alcune regole da applicare per il
calcolo di un pezzo da inserire del disegno, lo osservavo con attenzione e
interesse. Indossava una camicia azzurra, chiusa all’interno di un paio di
pantaloni eleganti blu scuro, i capelli ribelli, come sempre, gli occhi verdi e
vispi come ogni mattina. Una mano in tasca, l’altra a racchiudere il pennarello
per segnare alla lavagna le informazioni che dovevamo ricordare. Le sue
spalle…oh le sue spalle! Sono così grandi e forti. Ha parlato per circa
mezzora, poi ha continuato a girare per le file a controllare i lavori, a
vedere se avevamo bisogno di qualcosa e… nel momento in cui mi si è avvicinato
ha cominciato a battermi il cuore…
Ridacchio tra me e me, solo finché non rileggo cosa ho
scritto. Merda. Mi sono spinta oltre. Nessuno delle tre sapeva che ho una cotta
pazzesca per il professore di progettazione ambientale. E difatti si scatena il
caos nella finestra.
Rose: Bellaaaaa!!
Alice: Lo sapevo! Ti piaceee!
Angy: Possiamo avere una foto anche noi?
Bella: Mi ha detto se i capelli davanti agli occhi non mi
davano fastidio, io ho mosso la testa e fatalità una ciocca si è incastrata tra
le ciglia. Lui prontamente ha allungato la mano e la portato dietro l’orecchio
facendomi l’occhiolino mi ha detto “La prossima volta magari raccogliamoli con
un elastico, eh?” Mi sono sciolta al suo sorriso e sono rimasta pietrificata
tutta l’ora successiva, senza venire a capo del disegno e quindi dovrò finirlo
entro settimana prossima da sola, a casa, per recuperare tutto quello che non
ho fatto a lezione…in questi giorni.
Era capitato spesso che lui si avvicinasse per controllare
il lavoro e il suo profumo mi stordisse rendendo molto difficile, per me,
continuare il disegno. Anche se alle ragazze avevo raccontato molte cose della
mia vita, alcune chiaramente, altre per via indiretta grazie alle mie storie,
non mi è mai passato per la mente di sfogarmi e dire loro della cotta mostruosa
per il professore. Ora le cose mi sono sfuggite di mano e sarà un tormento
parlare con loro. Alice sarà per il “buttati, tanto che hai da perdere?” Angela
sarà quella più contenuta e si limiterà a stare in silenzio e mettere il
pollice alzato o abbassato, una risatina qui e là e qualche pupazzo che balla
magari, Rosalie sarà la più fetente, mi dissuaderà dal fare qualsiasi cosa che
possa mettermi in pericolo, o che possa compromettere il mio percorso
universitario. Sostanzialmente io appoggio la sua idea. Già sono indietro con
un esame, figuriamoci la tresca con il professore.
Anche se… è veramente bello. Ha un sedere da prendere a
morsi, da pizzicare, da accarezzare con riverenza e poi mordere di nuovo. In
queste settimane di lezione ho potuto osservarlo bene, veste sempre elegante,
entra con la giacca, la valigetta del computer a mano, gli occhiali da vista
nel colletto della camicia e ha sempre un cipiglio incazzato. Quella mandibola
sarebbe da leccare, leccare e mordicchiare. E il punto forte sono le mani.
Ooohh le mani! Cosa sono! Così grandi, con le dita lunghe e sottili, sempre
curate, la sinistra sta puntualmente in tasca del pantalone, o regge un brick
di caffè e la destra si agita quando spiega. Quante volte mi sono toccata
pensando a quelle mani che scivolavano lungo il mio corpo. Quante volte ho
perso pezzi di spiegazione perché le sue mani si muovevano nell’aria generando
movimenti che immaginavo in camera da letto. Ho consumato la mente a forza di
immaginare scenari perversi di me e lui in ogni dove, con le sue labbra che si
perdevano nelle mie, le mie gambe attorno al suo bacino e lui tutto nudo.
Rose: Bella, ascoltami, sai come la penso, sai che sono una
persona che ha certe esperienze e che ti consiglia solo perché ti sono amica.
Lascia perdere. Vai a infilarti in qualcosa più grande di te…
Angy: Sinceramente credo che abbia il suo fascino la
questione, è elettrizzante. Immagino come ti senti. Quando Ben si siede di
fianco a me a lezione ogni sfioramento, ogni sguardo ha una carica erotica da
paura. Quindi…ti capisco. Solo che lui non è un compagno di classe Bella, è il
tuo professore. Quanti anni ha?
Alice: Bella… vorrei dirti buttati ma farò la persona
responsabile e ti consiglio di lasciare perdere. Questa volta io e Rose siamo
d’accordo. Non vorrei mai che ti illudessi, che ti facessi qualche fantasia delle
tue e poi succedesse un disastro. Non voglio che tu soffra.
Vederle tutt’e tre sullo stesso piano mi apre gli occhi.
Penso non siano mai state d’accordo su nulla, neppure quando ci siamo
incontrate mesi fa, qui a New York. Hanno litigato per qualsiasi cosa, ci
abbiamo messo settimane per accordarci. Ora invece battevano tutte sul lasciar
stare. Come se io avessi davvero pensato di poter fare qualcosa con il
professore.
In realtà è così, ma non glielo dirò mai.
Bella: Ha trentadue anni. E’ giovane, bello, aitante,
muscoloso ma non troppo, almeno da quello che si può vedere dai vestiti che
indossa. Ha due occhi verdi meravigliosi e… due labbra rosse, pazzesche!
Alice: Occhi verdi, labbra rosse… il protagonista delle
ultime tre storie che hai scritto! Bellaaaa!
Rose: Dovevo immaginare che non fosse inventato. Hai un
sacco di fantasia, ma non così tanta da descrivere nei dettagli le mani di un
protagonista, non sei a questi livelli.
Bella: Grazie tante Rose!
Angy: Secondo me devi lasciare scorrere un po’ di tempo e
vedere come si comporta in aula e magari alla fine del corso passa tutto.
Certo, come se fosse possibile scordarsi di quel culo da
Guinnes!
Quando spengo il computer sono le tre e mezza, ho scritto poco,
ho mandato la buonanotte alle ragazze e ho letto gli aggiornamenti che mi sono
persa. Mi sono infilata sotto le coperte ed ho preso sonno subito.
Mi sveglio la mattina dopo in un bagno di sudore, devo fare
la doccia per forza o arrivo a lezione in condizioni non accettabili. Non
ricordo di aver lasciato acceso il riscaldamento della camera e neppure di aver
lasciato il copri trapunta sul letto, deve essere stato il sogno che ho fatto,
che però al momento non ricordo.
Come sempre prima di uscire con la mia borsa e il mio
computer controllo se le vendite del mio e-book sono lievitate, se ci sono
nuove recensioni e quante stelline ci sono a fianco del mio libro. Lo faccio in
automatico, da quando un anno fa mi sono decisa a pubblicare un romanzo, questa
è diventata la mia nuova routine.
Arrivo in classe trafelata, non ce la faccio proprio oggi!
Il computer sembra pesare di più, la borsa non parliamone, ho il tomo di
architettura d’interni che pesa come due mattoni.
Cerco di prendere posto, ma inevitabilmente cade la borsa e
i libri scivolano lungo gli scalini bassi dell’aula, con un tonfo che si
espande in circolo come un eco dalla vetta di una montagna. Tutti si girano
verso di me, anche il professor Cullen che pare avere un mal di testa pazzesco
stamattina, da come si tiene le tempie premute dopo il frastuono che ho
provocato.
“Scusate” mormoro appoggiando il computer sul banco e
correndo a raccogliere le mie cose. Mai una volta che qualcuno si prodigasse
ad aiutarmi!
La prossima volta che a Eric cadono le matite di disegno
col cazzo che gli presto le mie!
Sento caldo, devo essere bordeaux in faccia, perché sono
sempre la solita deficiente che fa figure del cavolo. Prendo posto nella mia
solita posizione, in alto, in modo che nessuno possa vedermi, a parte girandosi
appositamente, ma in quel caso li beccherei.
Il telefono chiuso nella borsa del computer appoggiata sul
tavolo vibra, per fortuna riesco a percepirlo solo io o sarebbe l’ennesima
figuraccia. Il professore ha tolto la giacca, finito il suo caffè e acceso il
videoproiettore. Chissà cosa ci farà vedere oggi? Apro il browser e mi collego
su Facebook, la chat con le ragazze è attiva, segna addirittura quattro
messaggi.
Rose: Bella, se sei già a lezione ricordati di lasciar
perdere. LASCIA PERDERE.
Angy: Non la stressare Rose, lo sa anche lei. Buongiorno a
tutte!
Alice: Buongiorno un cavolo! Stamattina mi sono addormentata
e sono ancora sulla metro, questa volta il professor Dean mi caccia dall’aula,
sono sicura! Bella, resisti.
Rose: Evita di fare tardi a fare sesso telefonico con Jazz
la prossima volta e arriverai giusta a lezione!
Rispondo con una risata e minimizzo la finestra, aprendo il
programma per la progettazione e concentrandomi sulla spiegazione.
Seee, una parola!
Il professor Cullen oggi ha deciso di indossare un paio di
pantaloni grigi, eleganti e attillati, con una camicia bianca, estremamente
attillata. Le maniche sono arrotolate fino ai gomiti e il tatuaggio che si
intravede sul braccio mi trasporta come sempre nelle mie fantasie mentali.
Immagino di accarezzarlo con un dito, piegandomi poi per
leccarlo con la lingua, scendendo fino alle dita della sua mano, succhiare il
pollice così forte e mordicchiarlo, fino a farlo gemere di puro piacere. Lo
immagino appoggiato al muro della mia camera, con al testa reclinata
all’indietro, in balia delle mie mani e della mia bocca, i pantaloni slacciati
e la camicia già in mezzo alla camera.
“Signorina Swan! Signorina Swan si sente bene?!” sbatto gli
occhi un paio di volte, prima di rendermi conto che tutta l’aula di
progettazione ambientale mi sta osservando curiosa: c’è chi ride, c’è chi ha il
volto preoccupato e poi c’è il professore, dal fondo dell’aula mi guarda con
un’espressione tra il divertito, il curioso e il preoccupato. Ci aggiungerei
anche un po’ di incazzatura, giusto per la linea della mandibola che duramente
mi sbatte in faccia quanto sia maschio il mio professore. Non so quale emozione
prevalga.
Mi sistemo meglio sulla sedia, dato che ero scivolata molto
in basso, riprendo possesso delle redini della concentrazione e faccio solo un debole
sì con il capo. Ennesima figura di merda.
Mi ero completamente estraniata da tutto ciò che mi
circondava, stendendomi quasi sulla sedia del banco e chiudendo gli occhi, con
la testa reclinata all’indietro. Decisamente un bel modo per iniziare la mattinata.
“Ehm sì, sì mi scusi. Tutto bene!” abbasso la testa sul
blocco appunti, afferrando la penna e scrivendo la data della lezione, sono
talmente imbarazzata che non so come farò ad affrontare il resto della lezione.
Il professor Cullen spiega un’ora e dieci minuti, la mia
concentrazione è messa a dura prova dalle continue implicazioni sessuali che
riscontro in ogni suo movimento. Come muove la bocca quando pronuncia alcune
parole, come beve dalla bottiglietta per inumidire la gola, come si passa la lingua
tra le labbra tra una frase e l’altra. La batosta finale me l’hanno data i suoi
denti, che intrappolavano il labbro inferiore mentre cercava una foto sul
computer, tutto interessato, con le maniche della camicia arrotolate e il primo
bottone slacciato, il pantalone senza cintura che si appoggia alle ossa del
bacino perfettamente… ho immaginato di infilare le mie dita, graffiarlo con le
unghie, mordergli le labbra e leccarle la sua lingua, succhiandola, facendogli
venire voglia di spingermi la testa tra le sue gambe e compiere lo stesso
movimento sul suo membro.
Merda. Ancora una volta.
Mi fissa dal fondo dell’aula, con uno sguardo curioso e un
lampo malizioso. Che abbia percepito il corso dei miei pensieri?
No dai, non è possibile.
Mi metto a lavorare al progetto, cercando di recuperare il
lavoro perso in questi giorni.
Bella, cazzo, impegnati!
Me lo ripeto come un mantra, ma non appena il professore
mette piede sul primo scalino dell’aula la frase nella mia testa cambia.
Non distrarti. Non distrarti. Non distrarti.
Un secondo prima che lui possa poggiare gli occhi sul mio
banco di lavoro mi ricordi di voltare il blocco appunti, in modo che non veda
gli appunti strascicati e limitati che ho preso durante la sua spiegazione.
Devo assolutamente darmi una controllata o mando a puttane tutto quanto.
“Signorina Swan, la vedo distratta in questi ultimi tempi, è
sicura che vada tutto bene?”
Che cavolo gliene frega? Sinceramente, non posso rispondere
“Professore, lei è il mio problema. Sono ossessionata dal suo corpo, dalle sue
mani, dalla sua bocca!” Non posso. Mi caccia a pedate nel culo.
“Tutto perfettamente, professore!” lascio che un debole
sorriso mi figuri il volto e riporto gli occhi sullo schermo del pc. Scende di
qualche gradino, controllando altri ragazzi, poi risale, mi supera e si
posiziona seduto sul banco dietro il mio, così può avere la visione di tutti i
computer. Così può definitivamente distrarmi da quello che devo fare.
Cerco in vano di inserire un dannato pezzo al posto giusto,
con le misure calcolate secondo la formula che ci ha spiegato a inizio lezione,
evidentemente non è la mia giornata, perché è tutto sbagliato e faccio un
macello. Sbuffo e ricomincio dall’inizio, controllo la formula appuntata sul
blocco, senza girarlo in toto, la riscrivo, faccio i calcoli e ci riprovo.
Niente. Oggi le stelle non collaborano.
Due ore sembrano non finire più. Maledizione.
Lancio gli occhiali sulla tastiera del pc, gli occhiali da
sfigata, neri e con la montatura grossa perché così nascondono le imperfezioni
del viso sciatto e scialbo che ho; metto le mani sugli occhi e li sfrego.
Sbuffo e con determinazione afferro una matita vecchia dall’astuccio e la uso
per raccogliere i capelli. Inforco gli occhiali e mi rimetto a guardare quella
dannata formula, ormai al limite della pazienza, fregandomene di chi ho alle
spalle.
Sento un sospiro, profondo, roco e troppo vicino a me. Mi
giro appena, turbata da quella vicinanza e lo scopro in piedi, dietro il mio
sedile, proteso verso di me.
“Signorina Swan, ha dimenticato metà della formula, non è
stata attenta!”
Impallidisco e sudo freddo.
Allontanati, o ti salto addosso.
Allontanati, o assalisco le tue labbra qui, di fronte a
tutti.
Allontanati, o mando a puttane la carriera universitaria e
ti sdraio sul pavimento!
Afferra la penna sul banco, si protende sfiorandomi il
braccio con il petto e scrive la formula corretta, mentre io gemo e sospiro
eccitata. Maledizione! Il tocco sembra appena accennato, in realtà si è
appoggiato e sfregato sul mio braccio, con il suo petto duro e muscoloso.
Questo uomo mi farà morire.
“Si annoia alla mia lezione, signorina Swan?”
No che non mi annoio, anzi! Professor Cullen sei una fonte
continua di perdizione e uno stimolo perpetuo. Figurati se posso annoiarmi.
Distrarmi, molto. Eccitarmi, moltissimo. Annoiarmi mai. Chissà cosa sei capace
di fare in una stanza da letto, su un letto king-size. Ma anche senza letto e
senza camera da letto. Per te deve essere facile tenermi in braccio, stringere
tra le mani il mio sedere e leccarmi il collo, addossati ad un muro qualsiasi.
Come potrei annoiarmi con uno come te?
Potessi averti almeno una settimana chiuso nella mia stanza…
vediamo poi se pensi possa annoiarmi! Probabilmente ne usciresti prosciugato di
ogni energia, ma estremamente soddisfatto.
Scuoto la testa, imbarazzata per i miei pensieri al momento
meno opportuno, come al solito e abbasso lo sguardo sul blocco appunti.
Cattiva mossa.
Pessima mossa.
Le sue dita stringono la penna con cui ha appena finito di
scrivere e sono così vicine che potrei accarezzarle, leccarle, portarle alla
bocca e baciare ogni singolo centimetro di pelle e salire, sul braccio, fino al
collo e poi giù per le spalle… fino a mordere e stringere tra le mani il suo
culo perfetto.
Mi scappa un gemito incontrollato e per mascherarlo mi
schiarisco la voce, anche se non dico nulla. Si mette dritto con la schiena e
allontana le mani dalla mia vista.
Peccato, stavo già sviluppando la fantasia per il prossimo
romanzo.
“Mi sembra abbastanza indietro con il progetto, o sbaglio,
signorina Swan? Se fosse così non credo che per l’esame finale del corso
riuscirà a terminarlo al meglio. Mi spiace per lei… riponevo delle speranze!”
Scende dopo aver sussurrato queste cose in modo che solo io
potessi sentirlo. Lo osservo mentre scende dagli scalini dell’aula e i
pantaloni stretti si adattano perfettamente al suo sedere che si muove
dolcemente, ondeggiando, mentre cammina.
E’ da pervertite guardare in questo modo il proprio
professore, vero?
Sono le sette e mezza di sera, a pranzo ho mangiato un
sandwich al volo, accompagnato da una tazza di caffè forte e bollente, ho un
leggero languorino che mi fa borbottare lo stomaco, ma resisto. Devo
assolutamente portarmi avanti con questo dannato progetto. Seduta sulla scomoda
sedia della biblioteca, con il computer acceso da un numero di ore imprecisate,
con gli occhi che bruciano da quanto hanno fissato lo schermo luminoso,
maledico ogni momento delle lezioni passate a guardare il professor Cullen al posto
che concentrarmi su questo lavoro. Ora starei nel mio comodo lettino a leggere
qualcosa o a scrivere, magari lavorare al prossimo libro che ho in mente di
pubblicare, piuttosto che starmene qui, al freddo di una sala ormai vuota, a
spaccarmi la schiena.
Lascio andare gli occhiali sul tavolo, dove ho il mio blocco
appunti aperto per controllare ogni formula, tra cui quella che il professor
Cullen stamani ha ben pensato di riscrivermi, lasciando il segno tra i miei
appunti, così che possano sempre distrarmi.
Accarezzo con un dito l’inchiostro della penna blu con cui
ha marchiato il foglio e immagino che il mio dito scorra lungo il suo braccio,
fino al collo e poi giù, lungo il petto definito del professore. E il dito
scende, sempre di più, fino ad arrivare alla cinta dei pantaloni grigi della
tuta che indossa. Lo immagino così, semplice e trasandato, con i capelli fuori
posto, le labbra schiuse e abbandonato alle mie carezze. I pantaloni scendono a
terra, grazie alle mie mani che li spingono giù, lungo le sue gambe perfette,
lunghe e muscolose, il mio dito si intrufola al di sotto dell’elastico dei
boxer che indossa, cerca il suo membro e gioca con la punta stuzzicandolo
appena, senza approfondire la carezza.
Stringo le cosce tra loro, sperando che la frizione faccia
qualcosa per quel desiderio che sento crescere tra le gambe, e che sta
rovinando per l’ennesima volta le mie mutandine.
Non posso continuare così. Non posso stare in questo posto,
devo andare nella mia stanza e cercare sollievo, così magari riuscirò a
impegnarmi a ‘sto cazzo di progetto senza pensare a come dominare il mio
professore addossato ad un muro.
Ma se tornassi nella mia camera sono sicura che passerei
tutto il tempo senza far nulla e rischierei di trovarmi ancora più indietro.
Forse… forse potrei…
Aggancio il portatile al lucchetto del tavolo della
biblioteca, chiudo lo sportellino e porto con me solo il portafoglio e il
telefono, giusto per assicurarmi che nessuno li rubi, anche se la biblioteca a
quest’ora è praticamente deserta. Non si può mai stare tranquilli. Entro nel
bagno delle signore, controllo che non ci sia nessuno, poi mi chiudo dentro uno
dei bagni e sospiro. E’ la prima volta che mi capita di sentirmi così frustata
da dover correre in bagno per porre rimedio al mio desiderio. Ringrazio il
cielo di aver indossato un vestito con i pantacollant questa mattina, i jeans
mi sarebbero risultati scomodissimi. Assicuro portafoglio e telefono sopra il
mobiletto della carta igienica e mi appoggio con le spalle alla porta del
piccolo bagnetto. Dio, come vorrei che ci fosse Cullen con me, che mi avesse
sbattuta contro la porta e scendesse con le mani lungo il mio corpo. Le sue
dita che mi stringono il seno, pizzicano i capezzoli che si induriscono sotto
il suo tocco. Proprio come ora, che le mie mani fanno ciò che immagino. Tengo
gli occhi chiusi, immaginando che sia lui a leccarmi il collo, a baciarmi con
le sue labbra esperte, mentre con il bacino mi tiene ferma, facendomi sentire
quanto lo eccito. Penso di accarezzargli la schiena, di stringergli il sedere
sodo nelle mie mani e di spingermi audacemente sul davanti, prendere nel palmo
la sua erezione e farlo gemere, fino a che non mi prega di togliergli i
pantaloni e i boxer. E mentre immagino di spingermi a toccarlo, venerarlo con
le mie dita, facendolo gemere sempre più forte grazie al mio tocco, la mia mano
scende e si infila dentro il perizoma, il dito medio si bagna dei miei umori e
sostituisco grazie alla mia fantasia le mie mani alle sue, forti, grandi,
talentuose. Due dita entrano dentro di me, bagnandosi ancora di più, toccando
le pareti della mia vagina e facendomi sbattere la testa all’indietro. Poi
risalgono appena, fino ad arrivare a quel fascio di nervi che mi fa gemere
incontrollata. Non sono mai stata così contenta di trovarmi da sola in
biblioteca, nel piano sotterraneo quasi sempre non utilizzato. Mi mordo le
labbra, e vorrei che fosse lui a mordermele. Le dita girano e stuzzicano il
clitoride facendomi tremare le gambe e vorrei sentirmi piena di lui, il suo
membro che spinge dentro di me, mentre le sue dita mi fanno toccare il
paradiso.
Mi concentro solo sul piacere che le mie dita mi danno e un
gemito mi scappa dalle labbra, troppo forte e troppo chiaro, ma ormai sono
all’interno di un vortice di piacere immenso, che mi fa desiderare di essere
scopata selvaggiamente addosso a questa porta. Posso solo inseguire il piacere,
andargli incontro, muovendo il bacino a ritmo delle mie dita. E nel momento in
cui sto per esplodere, quando sento la sensazione così piacevole nel ventre, un
bussare alla porta del bagno mi disturba e mi interrompe. Mi incazzo sgranando
gli occhi imbarazzata. Chi cazzo è? Come cavolo esco adesso da questa
situazione? Sarò tutta rossa, con i capelli impossibili, gli occhi lucidi e le
dita che profumano dei miei umori. Dannazione!
Che situazione di merda!
Faccio silenzio, sperando che vada via, ma bussa un’altra
volta.
“Isabella, apri la porta!”
Cullen.
Che cazzo ci fa qui?
E come diavolo fa a sapere che ci sono io dentro questo
bagno?
E come cazzo esco da questa situazione imbarazzatissima?
“Lo so che ci sei tu, apri la porta!”
Parla a voce bassa, probabilmente per non farsi sentire dato
che si trova nel bagno delle signore. Mi da del tu e mi chiama per nome. Oh
santissimo! Non è possibile, voglio evaporare.
Prendo della carta igienica e mi pulisco le dita, non ho
neppure le tasche dove infilarle per non farle vedere. Cerco di sistemarmi i
capelli e di farmi aria per togliere un po’ di rossore. Dannazione. Quando
penso di essere abbastanza presentabile giro la chiave e non faccio in tempo ad
uscire che vengo spinta all’interno nuovamente e sento il rumore della
serratura che scatta di nuovo. Una mano sulla bocca e il corpo appoggiato alla
porta.
“Shhh!”
Sgrano gli occhi e lo vedo troppo vicino, la mano libera mi
stringe un fianco.
“Cosa stava facendo chiusa qui dentro tutto questo tempo,
signorina Swan?”
Scuoto la testa, non voglio rispondergli. La mano che
stringe il fianco sale, sfiora il seno destro di lato facendomi rabbrividire,
dalla spalla scende poi lungo il braccio fino ad arrivare al polso, che stringe
tra le sue dita. Piano, a rallentatore quasi porta la mia mano alle sue labbra
succhiando il medio e l’indice ad occhi chiusi. Un gemito roco scappa in
sincrono ad entrambi. Il perizoma è da gettare nella spazzatura, sono
completamente fradicia.
Osservo il suo volto, gli occhi serrati, le labbra chiuse
attorno alle mie dita e la lingua che gioca e lecca la mia pelle. Credo che
potrei venire solo così.
Potrei ricambiare il favore, no?
Apro le labbra, con fatica e faccio uscire la lingua
accarezzandogli il palmo della mano che mi tiene tappata la bocca, cercando di
raggiungere l’indice per succhiarlo esattamente come lui sta facendo con le mie
dita. Quando ci riesco, con non poca resistenza da parte sua chiudo gli occhi,
per godere a pieno della sensazione al basso ventre. Potrei muovermi, con le
gambe serrate così se sfrego un po’ le cosce tra loro, grazie al pizzo del
perizoma riuscirei a stimolare il clitoride. Mentre lo penso agisco e mi muovo,
gemendo attorno alle sue dita, con gli occhi chiusi e la testa reclinata
all’indietro. Dio, che sensazioni.
Sento una gamba farsi largo tra le mie, impedendomi il
movimento che avevo iniziato solo da qualche secondo ed apro gli occhi
costretta da quella interruzione. Mi fissa, incantato, mentre con le sue
ginocchia cerca di farmi aprire le gambe. Non oppongo resistenza, sono
completamente dominata da lui e dal suo volere, che poi è anche il mio. Non
ragiono, non penso, agisco e mi lascio andare; chiudo gli occhi, apro le gambe
e mi lascio abbassare i pantacollant fino a spingerli via. Toglie il vestito in
un secondo, senza neppure che me ne renda conto, resto solo con il reggiseno e
il perizoma, mi vergogno per le mie forme, non sono di sicuro una modella ed ho
le cosce tonde e la pancia gonfia. Cerco di non guardarmi mai allo specchio, mi
vergogno da morire nell’essere così in carne. Eppure lui mi osserva con
malizia, con desiderio, si piega sulle ginocchia e le mani salgono dal mio ginocchio
verso i fianchi per afferrare il piccolo pezzo di stoffa che mi copre, ancora
per poco, e tirarlo giù. La mia intimità è scoperta, i piccoli peli color
cioccolato coprono a mala pena il pube, ringrazio il cielo di avere la mania
per la depilazione. Sono distratta da questi pensieri, inopportuni al momento,
quindi non vedo e non mi accorgo della sua mano che si sposta, fino a quando
non sento le sue dita che mi accarezzano, lentamente, dal clitoride fino alle
natiche e poi ritorna indietro, bagnandosi le dita dei miei umori.
“Oh mio Dio” mormora appoggiando la testa sulla mia pancia
carnosa. “Oh.Mio.Dio. Isabella… Sei… Mmh… Non riesco… Sei… Oh Cristo!”
Si alza in piedi, mentre io sono costretta a chiudere le
mani a pugno per non venire subito. Resistere è difficile.
Con la mano libera tira giù le coppe del reggiseno, fino a
fare uscire il mio seno taglia quinta e permettergli di succhiare e mordere i
capezzoli. I suoi capelli mi solleticano, le sue dita si muovono ancora con
quel movimento stuzzicante, la mano si arpiona all’osso del bacino e mi stringe
ed io vengo quando sento un mugolio uscire dalla sua gola mentre morde il mio
capezzolo.
“Oh Sì!” La testa casca all’indietro, sbattendo contro la
porta, ma non mi interessa il dolore. Questo Dio sta attraversando una delle
mie tante fantasie.
“Reggiti!”
Mormora prima di penetrarmi con due dita e spingere e
muoverle e girarle in tondo dentro di me. Scende lungo il mio corpo e con la
lingua sul clitoride accompagna i movimenti delle sue dita e vengo, ancora una
volta, mentre stringo i suoi capelli tra le dita e gemo forte, pronunciando
frasi sconnesse. Le gambe non mi reggono, vorrei solo stendermi e continuare a
giocare e fare sesso con Cullen, ma sono appoggiata alla porta di un bagno,
incurante di ciò che mi capita attorno, mentre lui mi bacia la pancia e poi il
petto e poi lecca il collo fino ad arrivare a mordicchiare il lobo
dell’orecchio.
“Non era una scena descritta nel suo libro, signorina Swan?”
Sgrano gli occhi, di colpo. Sì, come fa a saperlo? Mi stacco
da lui appena un attimo per osservarlo e lui scuote la testa con un sorrisetto
malizioso, avvicinandosi e leccandomi le labbra.
Cancello dalla mente quel particolare, in un secondo, la sua
lingua con il mio sapore è troppo eccitante. Mi sbrigo a slacciargli i bottoni
della camicia, facendogliela scivolare dalle spalle, per poi passare ai
pantaloni, oggetto di mille fantasie. Cadono per terra anche loro ed io li
seguo. Mi inginocchio davanti a lui e sento le sue dita infilarsi tra i miei
capelli. Sa quello che gli spetta e non lo faccio attendere. Tiro giù i boxer
in un lampo, rimanendo folgorata dalla visione del suo membro eretto che mi
attende, grosso e pulsante. Con una mano lo afferro e lo guido nella mia bocca
e comincio a succhiare, decisa, leccando la punta come nelle mie fantasie in
aula. Stringo la base con le dita mentre mi avvicino, facendomelo scivolare
fino in gola. Geme forte, appoggiandosi con una mano alla porta e spingendosi
ancora di più nella mia bocca.
E’ duro, buono e grosso. Non posso fare a meno di pensarlo
dentro di me, a spingere e spingere fino a farmi urlare.
“Oh cazzo. Cazzo! Sì! Sì Isabella. Tutto! Oh… La tua bocca.”
Stringe i miei capelli, avvicinandomi al suo corpo ancora di più, si muove con
il bacino a spingere; non riesco a capire se sono io a muovermi o lui a entrare
e scoparsi la mia bocca. “Oh Cristo! Non resisto!” E’ meraviglioso. E’ rude, è
forte, è meravigliosamente imponente e mi sento vogliosa, ancora una volta.
Mugolo di piacere e lui getta la testa indietro, lo guardo,
lo osservo e muoio dal piacere e dalla soddisfazione.
“Oh Cristo! Isabella, succhia! Succhia. Cazzo, sì! Sì! Sì!”
Gli ultimi colpi sono violenti, mi brucia la gola ma ignoro il dolore. Sento il
liquido caldo scivolarmi in gola e chiudo gli occhi per mandarlo giù senza
assaporarlo. Non mi piace, non l’ho mai fatto, ma non mi ha dato modo di
tirarmi indietro.
Quando mi rialzo barcollo, per via delle gambe lievemente
atrofizzate dalla posizione in cui sono stata fino ad ora. Mi appoggio alla
porta ansimando per riprendere fiato, passo una mano tra i capelli e cerco di
non osservarlo. Dovrei dire che cerco di non farmi vedere mentre lo osservo,
perché in realtà mi godo la sua espressione soddisfatta, il suo sorrisetto
sulle labbra e le braccia rilassate lungo i fianchi. I capelli sono disordinati,
le guance accaldate, i pantaloni raccolti alle caviglie insieme ai boxer, la
camicia aperta e il petto meravigliosamente nudo, per piacere dei miei occhi.
Non credo che dimenticherò questo pomeriggio tanto
velocemente, anche se sono ben cosciente che deve restare sigillato nella mia
mente e non posso dirlo a nessuno, neppure ad Alice, Rose e Angela. E’ da
denuncia quello che è successo.
Ma è stato tremendamente eccitante e avventuroso, quello che
mi serviva per dare una svegliata alla mia vita. So che da ciò non nascerà una
storia d’amore, anzi, credo che verrà fuori un gran casino. Ma ehi, è stato lui
a cercarmi!
Si, lo so, lui è il professore, io un’alunna che deve
disperatamente passare il suo esame per quel dannatissimo pezzo di carta che costituisce
il mio futuro. Praticamente una grande inculata!
Quindi ora, mi viene l’angoscia per ciò che abbiamo fatto.
“Oddio!” gemo piano, rendendomi conto del guaio in cui mi
sono appena cacciata.
“Isabella, ascolta…” scuoto la testa, si sta avvicinando per
accarezzarmi la guancia ma ho gli occhi sbarrati e sono terrorizzata. Ho
mandato a puttane il mio futuro, mi cacceranno dall’università, perderò la
borsa di studio, le mie fatiche… tutto!
“No! No! Questo… Questo non doveva succedere. E’ stato un
errore. Un dannatissimo errore! Porca puttana, cos’ho combinato!” mi sistemo
per uscire dalla toilette in modo indiscreto, giusto per non avere la faccia di
una che ha appena provato l’orgasmo migliore della sua vita appoggiata ad una
porta, con un professore di almeno dieci anni più vecchio che ha nelle mani il
futuro della mia vita. E che mani!
Ritorna in rotta, Bella!
“Isabella, fermati un secondo!”
“No, che fermarmi! Devo andare via. Buttarmi sul letto,
piangere fino a domattina e cercare un’argomentazione decente quando il rettore
mi butterà fuori a calci in culo dopo quello che è successo!”
“Non lo saprà mai! Calmati!”
“NO! Non mi calmo. Questo…” mi guardo attorno e vedo davvero
quanto sono caduta in basso. E’ un cesso. Ho appena fatto del sesso orale al
mio professore in un bagno! Mi viene da vomitare. “Questo è sbagliato,
professore!” lo redarguisco mettendo anche le distanze, quelle che sono venute
a mancare pochi minuti fa. “Non sarebbe mai dovuto succedere. Ed ora qualunque
cosa accada lei avrà sempre il coltello dalla parte del manico e l’appoggio del
corpo docenti, mentre io sarò la studentessa che va a letto con il professore
in cambio di un bel voto all’esame!”
“Se preferisci ti boccio Isabella, così nessuno ha nulla da
ridire!” sbotta spazientito allargando le braccia nello spazio angusto e ormai
senza ossigeno.
“Fantastico! Proprio una bella situazione di merda!” apro la
porta e controllando velocemente che non ci sia nessuno scappo fuori. Arrivata
al tavolo in cui ho passato gran parte del pomeriggio raccolgo tutte le mie
cose, rendendomi conto troppo tardi di aver lasciato il portafoglio e il
telefono nel bagno. “Cazzo! Cazzo! Cazzo!” Afferro la borsa e mi volto, pronta
a correre prima che qualcuno possa trovarlo e rubarlo.
“Stai cercando questi, Isabella?” tra le mani ha il mio
portamonete e il telefono, sorride con malizia. Annuisco e allungo la mano per
prenderlo, ma lui lascia andare solo il telefono e la tira indietro velocemente
scuotendo la testa divertito. “Facciamo così, se vieni nel mio appartamento te
lo restituisco, se no puoi benissimo inoltrare la domanda per avere i documenti
nuovi!”
Sgrano gli occhi sbigottita. E’ pazzo.
“Professor Cullen, non credo sia una grande idea!”
“Oh, io credo di sì, invece! Una cena, quattro chiacchiere e
avrai indietro il tuo portafogli, oppure troverò il modo per renderti davvero
la vita difficile!”
Che stronzo.
Figlio di puttana.
“D’accordo. Tra venti minuti. Mi dia l’indirizzo!”
Sapevo di fare un grande errore, di cacciarmi in un guaio
ben peggiore, ma la fantasia che lavorava verso i modi in cui poteva rendermi
la vita difficile mi impedivano di prendere altre decisioni.
Prendo appunti sul telefono e imposto il navigatore per
arrivare al suo appartamento. Una volta uscita dalla biblioteca corro verso il
dormitorio, entro nella stanza, tolgo il vestito optando per una felpa con
cappuccio e jeans stretti. Scarpe da ginnastica e borsa tracolla. Sportiva, per
niente attraente, una ragazzina in confronto alla solita Bella.
L’appartamento del professore è vicino al campus, credo per
questioni di comodità.
Arrivata all’ingresso del palazzo mi guardo furtivamente
attorno, come se qualcuno potesse riconoscermi con il cappuccio della felpa
calcato in testa. Sembro una delinquente.
-Chi è?
“Sono Isabella!” grugnisco come un vero uomo incazzato.
Spesso e volentieri mi hanno dato della scaricatrice di porto, che ci volete
fare!
-Nono piano, ascensore B. Ti aspetto.
Sospiro spingendo il portone e dirigendomi verso
l’ascensore, pigio il tasto di chiamata e una volta all’interno sospiro di
nuovo. Sono agitata, impaurita e voglio disperatamente andarmene nella mia
camera. Quando giungo al nono piano e le porte scorrevoli dell’ascensore si
aprono lo trovo sulla porta, un pantalone della tuta blu, una maglia verde
militare, le braccia incrociate sul petto e… un sorriso dolce sul volto.
“Entra. Benvenuta” entro cautamente, aspettandomi un
appartamento incasinato e sporco, con biancheria in giro e cartoni della pizza
in ogni dove. Invece regna un pulito strabiliante, un ordine divino e un
profumo meraviglioso.
“Spero che la carne ti piaccia.” Mormora mentre mi precede
verso l’angolo cottura. “Ti farò fare il giro dell’appartamento più tardi. Ora
mangiamo, o si fredderà e diventerà tutto gommoso!” Il tavolo è apparecchiato
per due, al centro un vassoio con delle patate e delle verdure saltate in
padella e un rotolo in crosta già tagliato che naviga in un sughetto dall’odore
delizioso.
Ho fame, dannazione.
“Isabella, non ho intenzione di fare niente di strano.
Siediti e mangia!” sbuffando prendo posto e in un secondo il piatto e pieno e
il mio stomaco brontola. Mangiamo in silenzio, io sono troppo agitata per
parlare e troppo in imbarazzo. Lui mi osserva, mi studia, aspetta una mia
mossa. Prendo un sorso d’acqua, meglio evitare il vino per restare sobri, poi
mi schiarisco la voce.
“Volevi la cena, ecco la cena, volevi le chiacchiere ma
evidentemente non ci sono molte cose da dire. Se non che quello che è successo
oggi deve essere dimenticato da entrambi e che nessuno dei due deve parlare
dell’accaduto. So bene che ci saranno conseguenze pesanti per questo errore,
quindi per evitare di avere casini entrambi… direi che posso cambiare corso.
Cosa ne pensi?”
Sorseggia un bicchiere di rosso e si schiarisce la voce.
“Veramente… volevo proporti di vederci fuori dall’orario
delle lezioni. Quindi la tua idea non mi piace per nulla.”
Oh. Wow. Cambio di direzione. Vuole frequentarmi? No, no.
Impossibile.
“Che?”
“Hai capito. Voglio che ci frequentiamo fuori
dall’Università.”
“Devi essere impazzito!” commento ridacchiando e alzandomi
dalla sedia. Il suo sguardo si fa duro.
“Non ho finito, torna a sedere!”
“Non siamo nella tua aula, Edward. Ridammi il portafoglio
così possiamo dimenticarci di questa brutta storia!”
“Brutta storia? Non la pensavi così questo pomeriggio mentre me lo succhiavi inginocchiata nel bagno della biblioteca, o mentre le mie dita spingevano dentro di te!”
“Brutta storia? Non la pensavi così questo pomeriggio mentre me lo succhiavi inginocchiata nel bagno della biblioteca, o mentre le mie dita spingevano dentro di te!”
Mi sento mancare le forze, le gambe vacillano e temo di
cadere. Di sicuro la faccia è cadaverica e gli occhi sono così aperti che
potrebbero schizzarmi fuori dalle orbite.
“Scusa. Non è stato carino da parte mia. Voglio davvero
provarci, Isabella. Dammi un’opportunità!”
“Sei sposato?”
“No.”
“No.”
“Fidanzato?”
“No.”
“No.”
“Lo sei mai stato, uno dei due?”
“Si. Fino a tre anni fa. Tanya, è finita dopo cinque anni.”
“Si. Fino a tre anni fa. Tanya, è finita dopo cinque anni.”
“Perché?”
“Perché lei voleva sposarsi, voleva dei bambini, io no!”
Ora capisco che tutto ciò che avevo immaginato e intravisto
del professore in aula era nient’altro che un’illusione della mia mente.
Osservo i suoi occhi e me ne pento subito. Sono freddi, distanti, come se fosse
un pezzo di ghiaccio. Che diavolo ci faccio in questo posto?
“Professore, mi dia il portafoglio, è tempo per me di
tornare all’alloggio!”
“Non credo proprio… ”
Sospiro e gli volto le spalle, raggiungendo la porta. Non è
andata come speravo.
“Isabella, dove stai andando?”
“Nella mia stanza. Ho già mandato a puttane il mio futuro
scolastico per colpa di questo pomeriggio, non voglio rovinarmi la vita per
colpa sua. Si tenga pure il portafoglio, non ne ho bisogno!”
Sto per uscire dall’appartamento quando le sue mani mi
afferrono prepotentemente dalla vita, mi tirarono indietro verso di lui e con
un calcio chiude la porta che io avevo aperto. Le mani salgono portandosi
dietro la felpa, fino a togliermela e le dita toccano la pelle del mio stomaco
e poi la curva del seno più volte. I miei sospiri cercano di essere silenziosi,
ma nel momento in cui le dita slacciano il bottone del jeans gemo senza pudore.
Sento il suo respiro nel mio orecchio e il suo corpo appoggiato al mio.
In un attimo i pantaloni scendono lungo le mie gambe,
aiutati dalle sue mani esperte. Caccio le scarpe con un gesto secco, non so
dove vanno a finire. Mi ritrovo in intimo, ancora una volta, davanti a quello
che a tutti gli effetti era il mio professore. Vedo la sua maglietta atterrare
vicino ai miei jeans, mentre la sua mano accarezza ogni punto possibile della
mia pancia e del mio petto, i capezzoli sotto al reggiseno sono duri e le
mutandine ormai da gettare. Mi spinge in direzione del tavolinetto di fianco
alla porta, mi slaccia il reggiseno e tira giù il perizoma. Ora sono
completamente nuda. Mi sento eccitata oltre misura, ho l’adrenalina che scorre
nelle vene e che mi fa tremare le gambe.
“Piegati e tieniti forte!” mi sussurra all’orecchio mentre
la mano scende ad accarezzarmi tra le pieghe della mia intimità.
Sento il rumore della familiare bustina che viene strappata
nonostante le sue dita stiano giocando con la mia apertura, toglie la mano per
infilare il preservativo e prima che possa propormi di farlo io per lui ha già
piantato le sue mani sui miei fianchi ed è entrato dentro di me. Forte. Veloce.
Profondamente. Getto la testa indietro, gli occhi chiusi e le mani salde sul
tavolino.
Un’altra spinta, lenta e profonda, per poi tirarsi fuori e
immergersi di nuovo con lo stesso ritmo cadenzato. Se non avessi i piedi ben
piantati a terra di sicuro avrei pensato di svolazzare. Mi sento così bene,
così libera e così dannatamente eccitata.
“Pronta?” mi chiede con la voce roca, spezzata da sospiri
profondi. Non so per cosa devo essere pronta ma annuisco, ormai presa dal
vortice di frenesia e piacere in cui mi ha gettata. Le dita stringono forte i
miei fianchi, la pelle inizia a farmi male ma non ci bado molto. Spinge forte,
veloce e profondamente, un ritmo incalzante, il mio sedere sbatte contro la sua
pelle, provocando quel rumore simile a una sberla. L’eccitazione è talmente tanta
che sono bagnatissima, il clitoride mi chiede pietà e la mente è completamente
scollegata da tutto.
“Toccati. Toccati Isabella!”
Come diavolo faccio? Non resistevo se dovevo anche tenermi a
quel dannato tavolino.
Scuoto la testa e lui mi pizzica il fianco.
“Non te l’ho chiesto per favore. Toccati.” Ha rallentato il
rimo ed io desidero che riprenda come prima. Capisco che non riprende senza che
segua il suo ordine. Quindi stacco la mano dal tavolinetto e la faccio
scomparire tra le mie gambe. Appena tocco il fascio di nervi la mia pelle si
ricopre di brividi e lui ricomincia con le spinte decise e profonde. Le mie
dita girano sul clitoride mentre la nostra pelle cozza e le sue mani mi tengono
spostandomi avanti e indietro, completando i suoi movimenti. Una scossa potente
mi fa vibrare e i muscoli si stringono attorno al suo membro, l’orgasmo più
forte di quello provato poche ore prima nel bagno della biblioteca. Uno dei più
potenti della mia vita.
Lo sento imprecare e grugnire fino a spingere più forte, mentre
torno a tenermi al tavolinetto per resistere ai suoi colpi decisi lo sento
venire con ultime spinte profonde. Le gambe cedono e cado in ginocchio, sono
sfinita, non connetto e il mio corpo sembra fatto di gelatina. Sento che mi
solleva e che si muove nell’appartamento, ma sono troppo stanca per aprire gli
occhi. Mi ritrovo sul suo letto, tra le sue braccia mentre chiudo gli occhi
sfinita.
Quando mi svegliai la mattina seguente sentivo di essere
fuori posto, ma ben riposata e completamente nuda. Quando mi voltai dall’altra
parte scoprii che Edward stava dormendo a pancia in giù, con la testa rivolta
dalla mia parte, un braccio sotto il cuscino e l’altro lasciato libero lungo il
fianco. Era completamente nudo anche lui.
Oh porca vacca!
Gli eventi tornarono velocemente alla memoria e il mio
sussulto, unito ad un gridolino sommesso, lo svegliò.
“Buongiorno!”
“Che diavolo ci faccio qui? Dovevo andarmene ieri sera. Come
cazzo ci sono finita nel tuo letto?”
Il panico si impossessò di me. Scostai le coperte e corsi all’entrata,
dove avevamo lasciato tutti i vestiti, indossai i miei di fretta e il più delle
volte mancavo il colpo, dovendoci ritentare almeno tre volte prima di infilarli
correttamente. Il professor Cullen ebbe tutto il tempo di alzarsi e
raggiungermi, con un aria contrita.
“Isabella, hai tutto il tempo per fare colazione e andare a
farti una doccia, sono a mala pena le sette! La tua prima lezione è alle dieci,
con me.”
Lo guardai con uno sguardo carico di rabbia e scossi la
testa tirando su la zip della felpa e cercando la borsa.
“Non se ne parla neanche per idea! E’ stato un errore. Una
cazzata madornale. Non si ripeterà più. Dormire con il professore. Che diavolo
avevo in testa?” Mi sgridai da sola a voce alta, facendo la figura della
deficiente, con molta probabilità.
Uscii di fretta da casa sua e mi precipitai verso l’esterno
del palazzo. Quando fui sul marciapiede mi ricordai che il prof non mi aveva
restituito il portafogli. MALEDIZIONE!
Corsi verso il dormitorio, cercai di non farmi notare più di
tanto ma fallii la missione, dato che molti dei miei conoscenti si girarono a
chiedermi se stavo bene. Raccontai una palla, dicendo che ieri sera un’amica
fuori dal campus aveva avuto un malore ed ero stata con lei tutta la notte. Fui
vaga e scappai in stanza. Una volta sotto la doccia sospirai.
Che situazione di merda.
Quando entrai in aula tenni la testa alta, cercando di
comportarmi come al solito e non come se lo sguardo del professore mi
incendiasse, mi facesse pensare alla giornata precedente e al fatto che ero
scappata da casa sua come se fosse un appestato. Mi aveva guardato irritato
prima che me ne andassi, ero riuscita a scorgerlo con la coda dell’occhio, mi
ero meritata la sua ira, porca miseria. Aveva il coltello dalla parte del
manico, poteva bocciarmi, fare menzione del mio comportamento al rettore… o che
so io! Lui entrò con l’aria afflitta, tormentata e quel brick di caffè che
prima amavo e in quel momento odiavo con tutta me stessa. Speravo che se lo
rovesciasse sulla camicia azzurra appena stirata e che si scottasse pure! Solo
per la situazione in cui mi aveva messa. Doveva essere più responsabile di me,
invece no, aveva permesso tutto ciò.
“Iniziamo subito, non voglio perdere neppure un minuto
prezioso oggi. Buongiorno a tutti!” borbottò irato. Non si tolse la giacca come
ogni mattina. Spiegò la sua lezioncina e poi ci lasciò ai nostri progetti. Come
ogni volta cominciò a passare lungo l’aula a controllare se qualcuno avesse
dubbi e se tutti fossero immersi nel lavoro e non a chattare su qualche social.
Temevo il momento in cui si sarebbe avvicinato, ma cercai di
tenere a bada le emozioni.
Era maledettamente difficile.
Quando arrivò a due gradini dalla mia postazione mi
irrigidii e sperai che tornasse giù, ma oggi la mia buona stella doveva essere
in vacanza. Salì fino da me, controllò il mio lavoro e sospirò, poi si guardò
in giro e in un momento in cui nessuno guardava o si voltava verso gli altri
estrasse il portafogli dal retro dei pantaloni, probabilmente incastrato tra la
cintura e la camicia. Ecco perché non ha tolto la giacca oggi!
“Non andartene mai più in quel modo. Odio i risvegli
agitati!” Mormorò a bassa voce senza farsi sentire dagli altri, scendendo subito
dopo dai gradini e riprendendo posto in cattedra. Mi lasciò sconvolta e
incazzata, come se ci potessero essere altre occasioni. Sistemò alcuni fogli,
poi afferrò il pc e prese a lavorare. Io ormai avevo mandato a puttane la mia
concentrazione e anche quel giorno non combinai nulla. Quando tornai a casa
aprii il portafoglio per controllare, come se ci fosse la possibilità che mi
fottesse i soldi. E c’era tutto, anche un foglio ripiegato che non ricordavo di
avere messo. Lo tirai fuori e lo aprii.
“Non so cosa ho fatto per meritare un simile trattamento,
pensavo che la cosa facesse piacere ad entrambi. Ma riesci sempre a
sorprendermi. Perché sei andata via? Nessuno ci ha visti. Ieri sera è stato
meraviglioso, rifacciamolo. Stasera a casa mia. Otto e trenta. Non mancare.
Edward”
Che cazzo dovevo fare adesso?
Lui sperava e pensava che l’avremmo rifatto, mi aveva
invitata nuovamente a casa sua, questa volta non dovevo riprendermi il
portafoglio, se decidevo di andare dovevo farlo solo perché andava a me.
Che?
Mi ero fumata qualcosa probabilmente, del fumo passivo
mentre andavo in mensa a mezzogiorno. Sì, sicuro!
Presi il computer, osservai l’ora e gli account skype
attivi, poi inviai la chiamata al gruppo con Alice, Rose e Angela. Risposero,
miracolosamente, tutt’e tre e la web del computer mi rimandava la loro immagine
un po’ sgranata.
Si chiesero il motivo di quella telefonata e stremata dagli
avvenimenti decisi di parlarne con loro, dopotutto erano le mie migliori
amiche. Non si sprecarono nei commenti e con le urla.
Quando terminai la chiamata avevo un paio di certezze.
Erano davvero le amiche migliori che potessi desiderare.
Erano dalla mia parte perché tutto mi andasse per il meglio.
Trovavano il professor Cullen un emerito stronzo che si
approfittava della mia posizione di inferiorità, essendo lui quello che al
momento poteva prendersi gioco di me.
E cazzo se avevano ragione.
Afferrai un piccolo foglietto e ci scrissi sopra ciò che
volevo dire io a Edward, perché alla fine dovevo trovare il modo per mettere
fine a tutto ciò.
Bigliettino che consegnai al professore in una delle sue
visite alla mia postazione a lezione, il giorno seguente.
“Tutto bene, Miss Swan?” disse piano, per non disturbare gli
altri e modulando la voce facendomi capire che non me lo stava chiedendo per la
lezione.
“In realtà, qui c’è un punto che non mi è chiaro!” lasciai
cadere il biglietto sulla tastiera del computer e lui fu veloce ad afferrarlo e
metterselo in tasca dei pantaloni. Fece finta di spiegarmi un passaggio e poi
sorridendo fintamente scese giù alla cattedra. Mi sentivo elettrizzata da una
parte, ci saremmo scambiati bigliettini come dei ragazzini?
Era figo!
Chissà se era arrabbiato dato che gli avevo dato buca?
Lo osservai prendere posto sulla sedia, far finta di smanettare
al computer di fronte a sé e poi portare la mano in tasca, afferrando il
bigliettino. Il mio bigliettino. Lo lesse e potei immaginare nella mia mente la
sua voce dolce e perfetta scandire ogni parola.
“Rifarlo non è tra le mie priorità al momento. Si ricordi
che lei è il mio professore è quello dell’altro giorno è stato un errore
madornale. Non si ripeterà più. Ficcatelo in testa, Cullen! Isabella”
Ormai avevamo sorpassato da un po’ la relazione standard
docente-studente e quindi valeva la pena alzare la voce per mettere il punto.
Richiuse il foglietto e lo mise nella borsa scuotendo la testa incazzato.
Il giorno dopo a lezione mi ignorò, non venne fino al mio
banco per controllare o per chiedere se ci fossero dubbi, mi lasciò in pace e
questo mi turbò ancora di più. Cercai di non pensarci e di non fasciarmi la
testa, ma immaginavo che fosse perché non è abituato a dei rifiuti e io gli
avevo detto un No secco e preciso, che l’aveva fatto incazzare. Seguii
tutte le lezioni della mattina, pranzai al volo e mi precipitai in camera per
indossare qualcosa di più comodo prima di andare in biblioteca. Quando entrai,
ai piedi della porta trovai una busta da lettere, bianca, quadrata e sottile.
Mi guardai nel corridoio ma non vidi nessuno. All’interno poche righe,
dall’ormai familiare calligrafia di Cullen.
“Se stasera manchi all’appuntamento ti boccio all’esame. Non
farmi aspettare troppo. Otto e trenta.”
Stavo cominciando ad odiarlo seriamente. Mi stava stalkerando
per avere il mio corpo. Maledizione. Appoggiai il bigliettino sul comodino,
infilai i jeans e una felpa e preso il pc uscii dalla camera per andare in
biblioteca. A poche settimane dalla fine del corso ero ancora con la mente
completamente in binari diversi dall’esame e dal progetto che avrei dovuto
consegnare, in sostanza dovevo darmi una mossa. Mi concentrai al massimo delle
mie possibilità, cercando di ignorare la richiesta del diavolo tentatore.
Riuscii a prendere pieno possesso della mia mente solo attorno alle sei e mezzo
e continuai fino a che il brontolio del mio stomaco mi fece smettere. Guardai
l’orologio stupendomi quando vidi che segnava le 9 e trenta. Sbadigliai mentre
raccoglievo le mie cose e mi dirigevo al baracchino fuori dal campus, per
prendere un panino al volo, dato che non avevo voglia di andare in mensa a
quell’ora e mangiare roba riscaldata nel microonde. Mangiai camminando con
calma per il piccolo parco dell’università, facendo un largo giro per tornare
nel dormitorio, una volta terminato il panino buttai giù una lattina di
coca-cola e tornai in camera. Varcai la porta, ringraziando ogni secondo della
mia vita al campus di non avere compagna. Feci appena in tempo a lasciare le
borse sulla scrivania, prima di sentire un toc-toc distinto.
Chi diavolo era a quest’ora? Erano quasi le dieci e mezzo.
Preoccupata afferrai il libro di architettura che avevo a portata di mano, un
tomo da circa quattromila pagine con la copertina rivestita e grande quasi
quanto un quadro. Ero pronta a darlo in faccia al disturbatore.
“Chi è?”
Mormorai piano e un altro toc-toc si ripeté. Ma
diavolo!
“Edward” sospirò appena. Feci scattare la serratura e aprii di
poco la porta, confusa e sorpresa di trovarlo lì, lasciai cadere il libro sulla
scrivania e mi spostai di lato per farlo entrare.
“Che diavolo ci fa qui professore?”
Mi mette di fretta una mano sulla bocca e chiude la porta,
avvicinando la fronte alla mia e con l’altro braccio attirandomi a se.
“Abbassa la voce, non deve sentirci nessuno!”
Mugugnai qualcosa, ma il suo palmo mi impediva di farmi
capire, quindi lo allontanò lentamente, pronto a tapparmi la bocca di nuovo.
“Come diavolo ha fatto ad entrare? L’ha vista qualcuno?”
Scosse la testa e ringraziai i balconi aperti e il lampione
che illuminava il campo sportivo, dove la mia finestra andava ad affacciarsi,
così evitavo di tenere accesa la luce molte sere.
“Non ha risposto. Cosa diavolo ci fa lei qui?”
L’espressione divenne subito incazzata.
“E’ la seconda sera che mi dai buca!”
Alzai le spalle in un chiaro segno di menefreghismo.
“E allora?”
“Come e allora? Mi prendi per il culo?”
“Come e allora? Mi prendi per il culo?”
“No. Le ho detto che non era tra i miei interessi rifarlo.
Quindi se ne vada”
“Non lo vuoi veramente!”
Mi spinse addosso alla porta, con la mano tirò giù la zip
della felpa e arrivò al bottone dei jeans che slacciò in fretta. Cercai di
stare rigida e zitta, senza lasciarmi scappare nessun gemito, ma l’impresa
stava rischiando di andare a monte. Non volevo che capisse che le sue mani sul
mio corpo erano ciò che bramavo di più al momento e che desideravo mi prendesse
addosso a quella porta, facendomi urlare.
Intrufolò la mano dentro i jeans e mi accarezzò attraverso
le mutandine.
“Sei bagnata. Lo sapevo!”
Maledii il mio corpo e le sue reazioni e cercai di mettere
su una faccia scocciata. Non volevo dargli la soddisfazione di capire che
quello che stava facendo mi piaceva più del lecito.
Tirò giù i jeans, insieme alle mutandine e si piegò sulle
ginocchia, aprendomi le gambe con le mani e iniziando a leccarmi con la lingua.
Stavo per morire dal piacere, ma ancora restai ferma
immobile, rigida e composta senza mostrare il minimo delle mie emozioni. A
quando pare ci stavo riuscendo, dato che si alzò di fretta ringhiando e mi
girò, facendomi sbattere contro la porta e tirandomi i capelli all’indietro.
“Ti stai divertendo? Non mi piace il tuo comportamento!”
“Allora siamo in due!”
“Oh, io credo che la tua sia solo una maschera. In realtà il
tuo corpo ti tradisce… e te lo dimostrerò!”
Sentii la zip dei suoi jeans e il rumore della cintura che
tocca per terra, la mia felpa tolta in un attimo, con prepotenza e in un attimo
il suo membro era già dentro di me. Prepotente e potente.
Mi morsi la lingua per non gemere di piacere e cercai di
irrigidirmi e non sciogliermi sotto le sue spinte vigorose e così ben
assestate.
E’ tutto un errore, continuavo a ripetermi.
E’ tutto sbagliato, cercavo di convincermi.
In realtà era meraviglioso. Sentire il suo corpo premuto
contro il mio, la sua pelle a contatto con la mia e il suo pene che entrava ed usciva
da me con forza.
Incredibilmente bello.
Avrei voluto lasciarmi andare completamente, ma restavo
ferma nella convinzione che non dovevo mostrare il mio piacere, o ci avrebbe
preso gusto e non mi avrebbe più lasciata in pace.
Perché io desideravo che mi lasciasse in pace, vero?
“Non fare così, Isabella!” grugnì mentre spingeva dentro di
me e si piegava a sussurrarmi all’orecchio. “Non fare la difficile. So che ti
piace. Lasciati andare!”
Le sue parole mi stavano facendo crollare e non potevo.
Strinsi i denti per non gemere quando le sue mani si arpionarono ai miei seni e
cominciarono a stringere e palpare e giocare con i capezzoli mentre mormorava
imprecazioni e preghiere sconnesse, e spingeva sempre più forte dentro di me.
Era troppo. Il mio corpo cominciò la libera caduta fino all’orgasmo e mi
lasciai andare gemendo forte contro la sua mano, arrivata giusto in tempo per
tapparmi la bocca. Mi morse la spalla, forte e si tolse in fretta da me per
schizzarmi il suo seme sulla schiena.
“Questa cosa non la dimenticherò tanto presto!” non so a
cosa si riferisse, ma io ero completamente distrutta tra la resistenza che
avevo ostentato e le sensazioni dell’orgasmo appena provato. Sentii il suo
tocco sulla schiena, mi stava pulendo dal suo seme e poi lo vidi dirigersi
verso il bagno per sistemarsi.
Dovevo mandarlo via.
Infilai la felpa e i jeans senza intimo e fregandomene di
essere sporca di lui, al momento avevo un altro obiettivo.
Mi appoggiai alla scrivania, incrociai le braccia sul petto
e le caviglie davanti a me; volevo fare la dura ma ero sfatta e stanchissima
quindi quando uscii dal bagno mi guardò subito confuso per poi ammorbidire lo
sguardo e regalarmi un sorriso.
Era così attraente.
“Professore, le conviene andarsene, prima che io chiami i
sorveglianti. Non sarebbero certo felici di sapere che lei si è introdotto qui
dentro per approfittarsi di una ragazza che segue il suo corso. Non crede?”
Fu colpito dalle mie parole, si fermò a osservarmi e la sua
espressione da dolce passò in un lampo alla rabbia totale. Era comunque
bellissimo.
“E’ questo il gioco a cui stai giocando? Non so se ti
convenga, Isabella. Ricorda che io sono sempre un gradino sopra di te!”
“Oh, lo vedo bene. Lo fa notare spesso, professore. La sua presunzione e la sua prepotenza sono molto evidenti. Ora se ne vada.”
“Oh, lo vedo bene. Lo fa notare spesso, professore. La sua presunzione e la sua prepotenza sono molto evidenti. Ora se ne vada.”
“E se volessi restare?!”
“Beh Steve e Mark sarebbero qui in un attimo, mi basta
gridare. Oppure vuole tapparmi la bocca ancora una volta?”
“Isabella, ascoltami…”
“No, mi ascolti lei. Ha invaso la mia stanza, si è intrufolato nel dormitorio e ha approfittato di me. Ora è davvero il caso che se ne vada!”
“No, mi ascolti lei. Ha invaso la mia stanza, si è intrufolato nel dormitorio e ha approfittato di me. Ora è davvero il caso che se ne vada!”
Avrei voluto che si infilasse nel letto con me, che mi
stringesse forte e mi tenesse al caldo, ma erano desideri pericolosi e
assolutamente sbagliati. Non potevo, non potevamo continuare così.
“Come preferisci!”
Si rivestì in fretta, cercò di calcarsi bene il berretto in
testa e il cappuccio della felpa e poi mi lanciò un’occhiata incazzata prima di
andarsene.
Girai la chiave e mi accasciai per terra sfinita.
La mattina dopo mi svegliai indolenzita e irritata, avevo
dormito sul pavimento, accanto alla porta, senza essere coperta e senza il mio
comodo letto a pochi passi da me. Quello che era successo la sera precedente mi
aveva sconvolto e mi aveva stancata così tanto da farmi cedere al sonno sul
duro e freddo pavimento della stanza. Feci una doccia bollente, indossai un
jeans stretto e una camicia all’interno del pantalone, giacca dal taglio
sfiancato e stivaletti bassi. Valorizzavo le tette e il culo e nascondevo la
pancia. Perfetto.
Entrai in classe recitando perfettamente la parte della
brava ragazza, gli lanciai un’occhiata veloce, Edward era già al suo posto con
un vestito marrone e una camicia bianca, un paio di scarpe nere, i capelli che
volevano apparire in ordine, anche se non c’era verso di piegarli al suo volere.
Se ne stava seduto, osservava l’orologio e poi il computer mentre sorseggiava
il suo caffè.
Dannato caffè e dannate labbra.
Salii veloce gli scalini per arrivare al mio posto e feci
finta di ignorarlo, solo per mantenere le apparenze. Anche se l’immagine noi
due nudi mentre pompava dentro di me, spingendo forte era difficile da
dimenticare. Accesi il laptop, aspettai che si aprisse il progetto e verificai
ciò su cui avevo lavorato la sera precedente, prima della visita del mio
professore. Poi sospirai e mi concentrai sulla lezione che di lì a poco sarebbe
cominciata.
Quando il momento del giro tra i banchi iniziò, ero in
fibrillazione e tremavo. Desideravo che mi ignorasse, che non arrivasse fino al
mio banco e si fermasse prima, così da poter gestire meglio le mie emozioni. Invece
le mie speranze non furono ascoltate.
Si avvicinò, controllò con un occhiata il pc e poi prese posto
dietro di me. Osservava l’aula e tutti i miei colleghi, ma sentivo il suo
sguardo bruciare. Adesso sapevo che lo faceva a posta per darmi il tormento,
mentre prima lo immaginavo e basta ora ne ero certa.
Sospirai, cercando di far smettere le mie mani di tremare e
mi concentrai sul progetto. Sì, una parola!
La sua mano fece una piccola comparsa sulla tastiera dal mio
pc per lasciarmi un fogliettino e poi veloce si ritrasse. Ah quelle dita.
Afferrai il biglietto e lessi.
“Oggi in pausa pranzo al mio appartamento. Dobbiamo
parlare.”
Le mani presero a tremare ancora di più. Era troppo
insistente. Buttai fuori l’aria esasperata, ancora non aveva capito nulla.
Risposi sullo stesso fogliettino.
“Puoi contarci che non ci sarò!”
Mi girai e glielo misi sul banco, a fianco alla sua gamba,
poi mi concentrai su ogni testa dell’aula e sulla direzione dei loro sguardi.
Afferrò la mia penna e rispose al biglietto. Oh santo cielo!
“Non è una richiesta, la mia.”
“Smettila!”
“A mezzogiorno e un quarto. Puntuale!”
Strappai il foglietto in molti pezzettini e sbuffando lo
lanciai in mezzo alla borsa, fregandomene che avrei dovuto raccoglierli tutti
una volta arrivata in camera. Lo sentii grugnire dietro di me e lo vidi scendere
dalle scale incazzato.
Passai la pausa pranzo in mensa, insieme a Jane e Marika,
due ragazze del corso. Parlammo fino al momento della mia lezione, con la scusa
di discutere di alcuni esami insieme riuscii a farmi accompagnare all’aula ed
entrai solo quando vidi il professor Hale già seduto in cattedra. Sorrisi alle
ragazze e soddisfatta del mio piano presi posto.
“Bene ragazzi, domani devo farvi vedere dei filmati, cercate
di venire muniti di caffè per non addormentarvi e con la concentrazione giusta,
dato che è materiale d’esame.”
Sospirai felice che anche le lezioni di quella giornata
fossero finite e insieme a Mike mi incamminai verso il dormitorio. Il mio piano
funzionò anche per la seconda volta. Mi infilai in camera e mi chiudi dentro,
studiai tutto il resto del pomeriggio. Chiamai Jane e Marika per vederci e
andare in mensa insieme, continuando con l’intenzione di non farmi mai trovare
da sola, Cullen mi stava preoccupando.
Mangiai tra le risate, anche se non ci conoscevamo bene e
non ero conosciuta per il mio essere socievole devo dire che quelle due
sapevano come distogliere l’attenzione dai problemi seri che avevo.
Tornammo al dormitorio insieme, mi lasciarono davanti alla
porta e loro continuarono fino alla fine del corridoio e poi su per le scale.
Mi precipitai dentro e chiusi a chiave la porta sospirando di soddisfazione
quando riuscii a infilarmi il pigiama senza sentire qualcuno che bussava. Mi
infilai a letto, accesi il computer pronta per passare una serata a fare quello
che più mi piaceva. Ero alla terza pagina di scrittura quando un toc-toc
mi distrasse.
Non risposi, ringraziai l’ennesima volta la fortuna di non
avere una compagna di stanza e quelle luci del campo sportivo che mi
permettevano di non accendere la lampada.
Toc. Toc. Toc.
Trattenni il fiato, come se potesse sentirmi dall’altra
parte e chiusi gli occhi sperando che se ne andasse. Era pericoloso continuare
in quel modo.
“Isabella, apri!”
Rilasciai lentamente il respiro, sperando che non mi
sentisse e restai ferma immobile sul letto. Bussò ancora una volta e poi non sentii
più nulla. Non so quanto tempo passò, ma avevo il terrore che sentisse il
rumore dei tasti del computer che venivano pigiati, e che mi obbligasse ad
aprire in qualche modo. Per cui spensi tutto, afferrai il mio Kindle e presi a
leggere uno dei tanti libri che avevo in coda.
La lezione di Cullen la mattina successiva fu tesa, lo vidi
trattenere la rabbia tutto il tempo e anche se mi sentivo soddisfatta da un
lato avevo paura. Forse stavo tirando troppo la corda, forse dovevo lasciare
che si prendesse quello che voleva, almeno fino all’esame.
No, che diavolo dicevo?
No. Era fuori da ogni logica.
Lasciai l’aula insieme a Jane, confusa tra la massa di gente
che si scapicollava fuori per correre in mensa, noi invece andammo piano.
La lezione successiva avremmo guardato qualcosa con il
professor Hale, non sapevo cosa e mi intrigava perché ero davvero soddisfatta
dei miei studi. Ero già nel corridoio, diretta verso l’aula quando fui
affiancata da Mike che sorridendo mi chiese se mi andava di sedermi di fianco a
lui, annuii serena e cercai nella borsa i miei occhiali. Non trovandoli gli
dissi che sarei tornata subito e andai in mensa, sperando di trovarli. Per
fortuna li vidi sul tavolo che avevamo lasciato poco prima, la mensa era quasi
deserta. Li presi e me li infilai camminando velocemente per raggiungere
l’aula, in quel momento il telefono vibrò e un messaggio di Mike mi diceva che
avevano cambiato l’aula perché il videoproiettore non funzionava, mi indicava
quale fosse quella sostitutiva e gemetti nel constatare che era nell’altra ala.
Cercai di camminare veloce ma quando la vibrazione mi avvisò di un messaggio mi
fermai. Mike diceva che era già iniziata la proiezione e che Hale era
arrabbiato, per cui di non fare rumore ad entrare e di limitarmi a sedermi negli
ultimi posti. Perfetto.
Entrai e seguii le istruzioni di Mike, lo avvisai che ero
presente e lui rispose con l’occhiolino. Appoggiai la borsa senza fare rumore e
slacciai la giacca. Mi concentrai sul video per qualche minuto e poi tirai
fuori il blocco appunti e una penna. Stavo per iniziare a scrivere quando una
mano si posizionò sulla mia bocca e un sospiro mi giunse all’orecchio.
“Cattiva ragazza!”
Cullen, maledizione.
“Ora stai in silenzio o giuro che diventerà molto
spiacevole!” Faticavo a sentirlo io stessa, che stava sussurrando nel mio
orecchio. Annuii con la testa e lui mi lasciò andare. Prese posto nella sedia
accanto alla mia e ringraziai che fosse completamente buio e che le casse
fossero proprio sopra le nostre teste.
Tirò su il vestito e passò le mani dentro i pantacollant e
sotto il perizoma. Gettai la testa all’indietro mentre un suo dito mi penetrava
velocemente. Era incazzato.
Volevo gemere e lasciarmi andare, ma non era di sicuro il
posto più adatto. Lo odiavo. Lo odiavo con tutta me stessa.
Aprii la bocca, respirando silenziosamente e cercando di non
venire subito grazie al suo dito che giocava e premeva il clitoride e poi
entrava dentro di me e poi tornava su. Ero fradicia e chiusi la mano a pugno
sul banco di fronte a me, per cercare di trattenermi. Quando Edward se ne
accorse con la mano libera guidò il mio pugno sul cavallo dei suoi pantaloni e
in un attimo li slacciò, riuscendo a non fare nessun rumore.
Era bravo davvero.
Li spinse appena un po’ e il suo pene uscì fuori in tutta la
sua gloria, mi chiuse il pugno attorno al suo membro duro e eccitato e cominciò
a guidarmi nei movimenti. Quando si accorse che andavo bene da sola lasciò
andare la presa e tornò a concentrarsi su di me.
Aumentavo il ritmo a seconda dei suoi movimenti e quando
sentii l’orgasmo arrivare strinsi più forte la mano sul suo cazzo dritto e
sentii la sua bocca mordermi la spalla attraverso la maglia. Stava venendo
anche lui. Mi piazzò la sua mano libera sulla bocca, in modo che non potessi
gridare e infilò due dita dentro di me spingendo forte e stuzzicando il
clitoride con il pollice, facendomi crollare a picco. Tolse la mano da me e con
delicatezza liberò la mia bocca e poi con la mano libera mi spinse la testa tra
le sue gambe. Presi in bocca il suo cazzo e succhiai la punta forte, lo sentii
irrigidirsi e un secondo dopo sentii un pizzicore al fianco. Sorrisi sul suo
membro, era al limite il bastardo. Mi mossi su e giù lentamente e con la mano
mi aiutavo dove non arrivavo, poi tornai a succhiare forte la punta e la sua
mano mi staccò la testa con forza. Mi ero presa la mia rivincita. Sperando che
finisse tutto così, ma convinta che non sarei stata ascoltata neppure stavolta,
mi alzai ben volentieri. Mi tirò un po’ verso di lui per farmi capire che
dovevo alzarmi ed io scossi la testa. Si avvicinò e soffiò nel mio orecchio
“Non è una richiesta. Se non vuoi che ti scopi qui, adesso, ti conviene venire
con me. Con le buone. O non ci metto nulla a farti sedere su di me e sbatterti
come se non ci fosse un domani!”
Mi lasciai trascinare, camminando quatta quatta a livello
delle sedie, cercando di non farci notare da nessuno. Attraversammo una porta e
ci trovammo su un corridoio stretto e buio che conduceva ad altre porte. Prese
la seconda a sinistra e si infilò dentro chiudendo a chiave la porta dietro di
me. Non feci in tempo a guardarmi attorno che mi aveva già tolto il vestito
dalla testa e mi aveva abbassato i pantacollant. Mi porse una bustina e si calò
i pantaloni.
“Infilalo. Muoviti!”
Strappai la carta e con mani tremanti dall’eccitazione
srotolai il preservativo su di lui. Poi
mi girò, mi fece appoggiare con le mani alla porta e mi portò indietro il
bacino, in modo che mi trovassi a novanta. Un’altra porta. Ancora un’altra porta.
Spostò il perizoma da un lato e mi penetrò di botto. Lasciai
andare un singulto, un mix di dolore e piacere mi sconvolse. Sentii uno
schiaffo sul sedere.
“Stai zitta, maledizione.”
Le gambe erano molli, non ce l’avrei fatta a reggere. Lui
sembrava così grande e così voglioso, e incazzato con me. Io ero un turbinio di
emozioni contrastanti che mi preoccupai di riuscire a stare in silenzio.
“Hai un culo così perfetto!”
Una spinta forte.
“Smettila di resistermi!” un’altra spinta intensa.
“Mi rifiuterai ancora?” uscì da me e aspettò la mia risposta.
Sapevo cosa voleva sentirsi dire, ma non ero disposta a fare quello che voleva.
Sì, come no.
“Sì”
“Risposta sbagliata!” spinse così forte che le mani
cedettero e persi l’equilibrio, cadendo in ginocchio e piantando la faccia
contro la porta. Si inginocchiò e prese le mie mani con una sua, le tenne ferme
dietro la schiena e tirandomi verso di lui mi penetrò ancora, deciso. Avevo
solo le ginocchia appoggiate al pavimento, restavo in equilibrio perché lui mi
tirava contro di sé facendomi male alle spalle e spingendo come un disperato.
Smisi di provare piacere quando una scarica di colpi decisi
e ben assestati mi fece male e le spalle dolevano ancora più di prima.
“Mi rifiuterai ancora?”
“Puoi scommetterci!” mi lasciai andare con rabbia.
“Oh Isabella, come mi fai incazzare!”
Con la mano libera si insinuò tra le mie gambe, passando per
davanti e mosse le dita velocemente sul clitoride, spingendo senza pietà dentro
di me. Un miscuglio di dolore e piacere mi fece scoppiare e venni mentre
sentivo lui grugnire e pulsare dentro di me.
Mi accasciai sfinita e arrabbiata, cercai i pantacollant e
il vestito e da seduta mi rivestii. Mi alzai sistemandomi i capelli e
ignorandolo, ancora inginocchiato sul pavimento.
“Sei davvero un bastardo, Cullen!”
Aprii la porta e cercai il bagno lungo quel corridoio,
appena lo trovai mi ci infiali e mi sciacquai la faccia, mi lavai le mani e
aprii la finestra per prendere un po’ d’aria. Speravo solo che non si fossero
accorti della mia mancanza. Mi guardai attorno nel corridoio prima di
percorrerlo e una volta in aula fui contenta di scoprire che il filmato non era
ancora giunto alla fine e che nessuno si era accorto della mia assenza. Ripresi
posto e cercai di cancellare le immagini appena vissute con lo stronzo
professor Cullen.
Quando tornai in camera e andai a farmi la doccia notai
sulla spalla il segno rosso dei denti del prof e mi infuriai come una belva.
Aveva rotto adesso.
La mattina seguente entrai in aula a passo spedito, ancora
arrabbiata per quel segno sul corpo e lanciai un’occhiataccia al professore,
incenerendolo con lo sguardo. Era un maledetto stronzo. Presi posto e mi
obbligai a fare la sostenuta e la diligente ragazza studiosa, almeno finché non
mi raggiunse e non fece cadere un bigliettino sulla tastiera del mio pc. Ancora
una volta.
“Ti aspetto a casa mia, stasera alle 21.30. Portati un
cambio e non farti vedere in giro. Non ti aspettare di tornare nella tua
stanza. Ho intenzione di farti urlare come si deve, stanotte.”
Oh, poteva sognarselo. Avevo intenzione di gridare io, con
lui, ma non nel modo in cui sperava. Grandissimo presuntuoso.
Gettai il biglietto nella borsa senza cacciarmi dal volto
l’aria incazzata e concentrata mi occupai del progetto, fino al momento in cui
si piegò dietro di me e sospirò nel mio orecchio.
“Ci sarai?”
Alzai il dito medio come risposta e lui mi pizzicò il
fianco.
“Non fare la stronza. E’ venerdì, domani non ci saranno
lezioni. Vieni da me.”
Alzai di nuovo il dito medio e scrollai le spalle. Non avevo
intenzione di comportarmi meglio di così.
“Che diavolo ti prende?”
Me lo chiedeva sul serio o mi stava prendendo in giro?
Volevo ridere, ma immaginai che la classe si sarebbe voltata e avrebbe
chiaramente scoperto tutto. Invece mi morsi la lingua e ripetei il gesto di
poco prima. Sbuffò e scese lungo l’aula per destare i sospetti.
In quel momento mi venne in mente che non era poi questa
grande idea andare a casa sua, anche solo per potergli urlare in faccia quale
bastardo fosse. Strappai un angolo dal foglio del blocco appunti e scrissi sopra
“Niente casa tua. Fine della pausa pranzo, nel tuo studio.”
Da lì se urlavo qualcuno mi avrebbe sentita.
Quando uscii dall’aula cercai di essere l’ultima e lanciai
il foglietto sulla cattedra, mi assicurai che lo prendesse tra le mani e poi me
ne andai in mensa. Mangiai poco niente e dissi a Jane che stavo male ma che
dovevo incontrare il professor Cullen nel suo studio perché avevo delle domande
riguardo il programma, in vista dell’esame non potevo di certo saltare il
colloquio. Così lei si propose di accompagnarmi. Quando aprì la porta e ci vide
sgranò gli occhi, questa non te l’aspettavi eh?
“Signorina Swan, Signorina Scott, entrate insieme o
separatamente?”
“Sono qui solo per accompagnare Isabella, oggi non si sente
molto bene. Tra poco ho una lezione e quindi dovrò andare, se non si sente bene
Isabella ha il mio numero in rubrica, può farmi chiamare?”
La osservai sgranando gli occhi. Pensavo rimanesse qui
fuori, maledizione. Un lampo di eccitazione passò negli occhi di Edward e annuì
verso Jane.
“Grazie Jane” mormorai seguendo nell’ufficio il professore.
Grazie davvero!
Sentii le sue mani premere sul mio stomaco e tirarmi verso
di lui.
“E così questa era la tua brillante idea, giusto?”
Scossi la testa. Per niente.
“E allora cosa?”
Scrollai le spalle senza parlare. Jane era ancora lì fuori
probabilmente e Edward stava sussurrando al mio orecchio, facendomi già
bagnare. Ero sicurissima che non sarei stata capace di modulare la voce.
“Isabella, mi stai facendo incazzare. Ti volevo a casa mia,
volevo sentirti urlare, volevo prenderti in cucina e sul divano e poi nella
doccia e invece adesso hai rovinato tutto. Verrai da me stasera?”
“No” dissi a voce bassa. Lo sentii grugnire e spostarmi le
braccia in avanti, mi morsicò il collo e con una mano mi tenne fermi i polsi
mentre me li racchiudeva nello scotch di carta. Fece quattro giri e per quanto
fosse fragile quel metodo di contenimento, in realtà stretta com’ero e con gli
strati che aveva sovrapposto era diventato impossibile liberarsi.
“Che diavolo stai facendo?”
Impaurita e allo stesso tempo eccitata mi irrigidii cercando
di spostarmi ma mi tenne ferma.
“Non ti azzardare a muoverti.” Mi spinse giù i jeans e tolse
le mutandine, e mi spinse nell’angolo del suo ufficio, aprii la porta
lentamente e io diventai pallida. Che diavolo stava facendo? “Signorina Scott,
Isabella sta benone ora, mi occupo io di lei. Purtroppo dobbiamo controllare
insieme dei punti sul libro ed è una cosa che andrà per le lunghe. Si senta
libera di andare alla prossima lezione. Arrivederci!”
Chiuse la porta e si protese per afferrarmi il gomito mi
spinse contro la scrivania e mi ci fece sdraiare sopra. Solo in quel momento
notai che non c’era nulla, neppure il computer, lì sopra.
“Avevi progettato di scoparmi qui fin dall’inizio?”
“Diciamo che più volte mi sono toccato qui dentro sperando
di vederti sdraiata sulla mia scrivania!”
“Cazzo!” mi lasciai sfuggire mentre le sue dita entravano
dentro di me e insieme alle sue parole mi fecero impazzire. Appoggiai le mani
sulla sua testa ma lui me le spinse in alto.
“Cerca di fare silenzio, dato che non hai intenzione di
venire a casa mia dovrò arrangiarmi qui. Come posso!”
Si slacciò i pantaloni e li fece cadere, scansandoli da una
parte, poi afferrò un preservativo dal cassetto e lo indossò un attimo prima di
entrare dentro di me con forza.
“Cristo!” gettai la testa all’indietro sbattendola sul bordo
della scrivania.
“Stai zitta!”
Non ce la facevo a fare silenzio, era determinato ad
arrivarmi in gola, maledizione. Spingeva così forte e così profondamente che lo
sentivo ovunque. Le sue mani mi tenevano dai fianchi e stringevano per non
muovermi e non farmi scivolare in avanti.
Dopo l’ennesimo colpo gemetti e sentii il pizzico il fianco.
“Zitta ho detto!”
“E allora smettila di scoparmi!”
“Neanche per idea!”
Aumentò il ritmo e le mani salirono sui seni avvolti ancora
dal reggiseno, li strinse così forte da farmi male e lasciai un gridolino.
“Cazzo, stai zitta!”
“Mi fai male!” mormorai
“E’ colpa tua!” Sgranai gli occhi e lo osservai mentre con
rabbia sprofondava di nuovo dentro di me. I capezzoli mi facevano male, il
ferretto del reggiseno doleva contro la pelle e le sue mani stringevano forte,
come se le mie tette fossero due maniglie a cui aggrapparsi.
“Mi fai male Edward!”
Grugnì e si tolse da me facendo un passo indietro. Mi
avvolse le gambe attorno al suo bacino e afferrò i miei polsi facendo passare
la sua testa tra le mie braccia, sembrava un abbraccio ma voleva solo che mi
tenessi a lui mentre mi prendeva in braccio e entrava dentro di me appoggiandosi
al muro dietro la scrivania.
“Meglio?”
Chiese dopo che fu dentro. Mi strinse il sedere e io annuii
silenziosamente. Voleva silenzio il cazzone, e gli avrei dato silenzio ora che
non faceva più male.
Quando le spinte velocizzarono tornando al ritmo veloce e
disperato di poco prima non riuscii a resistere, gettai la testa all’indietro e
mi lasciai andare.
“Oddio…” rilasciai con voce roca.
Spinse forte e poi si fermò lasciandomi riprendere
dall’orgasmo appena provato.
“Appoggia i piedi per terra!” mi disse sganciandosi dalle
mie braccia.
Cercai di ascoltarlo e quando mi accorsi di riuscire a
restare stabile mi staccai dal suo corpo, senza fare troppi passi perché lui mi
trascinò con sé. Si sedette sulla sedia e mi girò, gli davo le spalle ora, mi
posizionò le mani sul bordo della scrivania e con le mani sui miei fianchi mi
guidò per prenderlo tutto. Oh cazzo. Si era tolto il preservativo e lo sentivo
così maledettamente bene.
Mi spingeva sempre più forte su di lui e lo assecondavo,
finché non sentii due dita sul clitoride e mi lasciai andare, sorpresa di poter
giungere così facilmente all’orgasmo. Mi lasciai andare su di lui, piegandomi
all’indietro e appoggiando la testa sulla sua spalla.
“No. No. No!” Cercò di spingermi in avanti ma mi spinsi
addosso a lui cavalcandolo e prolungando quella sensazione di piacere assoluta.
Lo udii imprecare e staccarsi da me con forza grugnendo e
sporcandomi le gambe del suo seme.
“Maledizione!”
Mentre cercavo di riprendere fiato mi guardai attorno, nella
stanza, per cercare qualcosa con cui tagliare il nastro. Ero arrossata e
cominciava a fare davvero male, senza parlare del fatto che non vedevo l’ora di
uscire da quel dannato studio e lasciarmi il professore lontano.
“Vieni qui, Bella.” Mi disse e notai che in mano teneva una
forbice. Tagliò il nastro e lentamente lo staccò dalla pelle, portandosi con la
mano libera i miei polsi alle labbra e appoggiando la forbice e lo scotch sulla
scrivania, con la nuova ritrovata mano libera mi accarezzò le gambe, o almeno
credevo, perché in realtà mi pulì con un fazzoletto dove mi aveva sporcato.
“Stasera a casa mia, per favore!”
“Non ci pensare neppure morto!”
“Isabella, piantala di fare la mocciosa capricciosa!”
“E tu smettila di fare il professore prepotente e bastardo”
“Modera le parole, signorina!”
“Modera le parole, signorina!”
“E tu tieni le mani a posto e il tuo uccello nei pantaloni!”
Mi guardò grugnendo mentre io mi allontanai per rivestirmi.
“Perché non puoi fare per una sola volta quello che ti
chiedo?”
“Perché sono una tua alunna, porca miseria! Perché è sbagliato e perché quello che c’è tra noi è sesso e non sono abituata a darmi così, senza sentimento. Non sono una facile che va a letto con il proprio professore per passare l’esame. Chiaro Cullen?”
“Cristallino! E difatti non credo questo di te. Vieni a casa mia, stasera. Otto e trenta, cena e due chiacchiere!”
“Oh si, è andata così anche l’ultima volta… e guarda che gran casino!”
“Gran bel casino, vorrai dire!”
“NO! Un casino e basta. Sporco, basso e problematico. Non verrò a casa tua quindi mettitela via! E non succederà più nulla tra me e te, puoi starne certo!”
“Perché sono una tua alunna, porca miseria! Perché è sbagliato e perché quello che c’è tra noi è sesso e non sono abituata a darmi così, senza sentimento. Non sono una facile che va a letto con il proprio professore per passare l’esame. Chiaro Cullen?”
“Cristallino! E difatti non credo questo di te. Vieni a casa mia, stasera. Otto e trenta, cena e due chiacchiere!”
“Oh si, è andata così anche l’ultima volta… e guarda che gran casino!”
“Gran bel casino, vorrai dire!”
“NO! Un casino e basta. Sporco, basso e problematico. Non verrò a casa tua quindi mettitela via! E non succederà più nulla tra me e te, puoi starne certo!”
“Bella, mi stai facendo incazzare ancora e non mi piace
essere incazzato dopo il sesso.”
“E sai che me ne frega!” cercai un elastico dentro la borsa
per legarmi i capelli, ma non feci in tempo perché la borsa cadde per terra
mentre le sue mani afferravano i miei polsi.
“Piantala, ragazzina! Stai giocando con il fuoco!”
“No, sei tu che devi smetterla. Posso denunciarti una volta uscita di qui!”
“No, sei tu che devi smetterla. Posso denunciarti una volta uscita di qui!”
“Oh provaci! Voglio vedere chi l’avrà vinta con il rettore!”
Indietreggiai per quanto possibile a quelle parole e gli
schioccai un’occhiataccia.
“Mi stai intimidendo?”
Sbuffò e scosse la testa.
“Voglio solo che vieni da me stasera. Per favore.”
“Non è possibile!”
“Non è possibile!”
“Cosa c’è di male a cenare con la mia donna e a
chiacchierare per una sera?”
“Non c’è nulla di male, se non per il fatto che io non sono la tua donna!”
“Non c’è nulla di male, se non per il fatto che io non sono la tua donna!”
“Ancora per poco…” mormorò guardandomi negli occhi.
“Che?”
“Perché non vuoi lasciarti andare con me?”
“Perché è sbagliato, professore!”
“Perché è sbagliato, professore!”
“Non chiamarmi così maledizione! Smettila! Si può sapere
cosa c’è che non va? Non vuoi parlare, non accetti i miei inviti, ma ti fai
scopare come se non ci fosse un domani nei luoghi più rischiosi. Perché?”
“Perché tu lo pretendi e mi obblighi, a volte non mi lasci scelta.”
“Perché tu lo pretendi e mi obblighi, a volte non mi lasci scelta.”
“Quindi non lo faresti davvero se avessi scelta?”
“Già.”
Si staccò da me leggermente e mi guardò torbidamente.
Si staccò da me leggermente e mi guardò torbidamente.
“Se non mi imponessi con la forza… tu non staresti con me?”
“Mai, noi non condividiamo nulla professore. Stiamo solo rischiando molto per qualche scopata!”
“Mai, noi non condividiamo nulla professore. Stiamo solo rischiando molto per qualche scopata!”
Le mani ricaddero lungo i suoi fianchi e i pugni si strinsero
fino a far diventare le nocche bianche.
“Adesso capisco tutto.” Scosse la testa e sospirò con un
sorriso amaro. “Vai a casa a studiare Isabella, gli esami si avvicinano. Buona
giornata!” mi accompagnò alla porta e la aprì per me.
“Edward… ” mosse ancora la testa lentamente, da una parte
all’altra e sospirò.
“Prendi le tue cose e vai via. Torna quando sarai matura
abbastanza da capire che se fossi solo una favolosa scopata di certo non
metterei a rischio tutto. Prendi le tue cose e vai. Buona fortuna con gli
esami.”
Attraversai la porta sbigottita dal suo comportamento e
tornai a grandi passi verso il dormitorio.
Nel week-end studiai come una disperata, ma in realtà la
mente era altrove. Che maledetta cretina che sono. Controllai il cellulare
aspettandomi di trovare qualche messaggio, operazione che avevo compiuto almeno
tre volte al minuto, per tutto il week-end. Ma niente. Perché dovrebbe
scrivermi poi? Oltretutto neanche ha il mio numero!
Chiamai le ragazze, le aggiornai e stranamente non ebbero nulla
da dire; loro mi raccontarono di cosa è successo negli ultimi tempi dalle loro
parti e il gruppo che ormai non controllo più perché sono troppo impegnata.
Quando il lunedì mattina entrai in classe Edward non c’è
ancora, e sì che io ero in ritardo di ben tre minuti. Era strano.
Arrivò trafelato e incazzato, i capelli in disordine, la
giacca sul braccio e la camicia abbottonata male. I ragazzi ridacchiarono
immaginando sappiamo bene cosa, le ragazze credo che fossero invidiose. Io?
Stranamente infuriata e gelosa. Porca puttana. Sembrava che fosse appena uscito
dallo sgabuzzino al secondo piano dopo una sveltina. E giustamente a me interessava.
Perché? Cazzo, fino a venerdì sera ero io quella che si scopava.
Dovrei vantare qualche diritto, no?
Si accorse che tutti lo fissavano, si guardò la camicia e
sbuffò girandosi e sistemandosi.
“Buongiorno a tutti! Trovo davvero coraggioso da parte
vostra ridere di un professore ad una settimana dall’esame, una bella mossa,
complimenti! Comunque dato che il mio week-end non è stato rilassante come
speravo e che ho un diavolo per capello stamattina, soprattutto dopo che i miei
studenti in aula hanno trovato divertente ridere della mia camicia
distrattamente abbottonata male… stamattina vi farò inserire tre nuovi
elementi. Entro domani devono essere completati o vi decurterò due punti dal
voto finale!”
Oh merda.
Nell’aula si levò un coro di voci per dissuaderlo, lui
guardò verso di me per un secondo poi tornò a guardare il pc davanti.
“Non ci sono scuse. E se continuate così mi vedo costretto a
fare di peggio. Cercate di essere maturi, per l’amor di Dio!”
Ancora quella parola: maturità.
Speravo di non essere io la causa di tutto questo casino,
anche se le occhiatacce che lanciava all’orologio enorme sopra la mia testa mi
fecero percepire che dovevo iniziare a sentirmi in colpa.
Seguì la lezione, concentrandomi, ripentendomi che era per il
mio bene e bla bla bla. Iniziai a lavorare su quei maledetti pezzi aggiuntivi
fino a quando Edward non cominciò a salire gli scalini.
Porca puttana.
Le mani presero a tremarmi. Perché cavolo reagivo così?
Calmati, Bella.
Sospirai, passai una mano tra i capelli e ricominciai a
lavorare, ignorando il professore.
Andava tutto bene, fin quando non si sedette dietro di me e
sospirò. Per nascondere il tremore alle mani finsi di cercare qualcosa dentro
la borsa e intanto sperai di calmarmi, quando tornai con la testa davanti al pc
trovai un foglietto sulla tastiera.
Era ricominciata la guerra.
“Cerca di crescere in fretta, perché mi sei mancata come
l’aria in questi due giorni.”
Scossi la testa mentre gli occhi si riempirono di lacrime.
Prima mi caccia e poi gli manco.
Certo, solo per il sesso.
Arrivò un altro biglietto, veloce e preciso atterrò sulla
tastiera. Mi incazzai perché se fosse scivolato giù lungo altri banchi sarebbe
stato un disastro.
“E non solo per il fantastico sesso che facciamo insieme.
Ficcatelo in testa, cretina.”
Che impertinente! Aprii il programma di scrittura e iniziai
a scrivere in carattere grande, così che potesse leggere dalla sua distanza.
“Sei tu che mi hai cacciata, cretino!”
Un altro foglietto arrivò dopo poco, aperto e depositato
sulla tastiera. Oh ma davvero giocavamo a questo gioco?
“Sei tu che volevi andartene, non hai voluto passare la
notte con me. Mai, neppure una volta. E scappi da me come se fossi un
appestato! Che diavolo ti ho fatto?”
“Questa situazione è ridicola, Edward!” scrissi io.
“No, sei tu ad essere ridicola. Ti va bene farti scopare con
il rischio di farti scoprire, ma quando ti chiedo di vederci fuori da
situazioni compromettenti dici di no. Allora è il brivido che ti interessa?”
“Sei completamente fuori di testa!”
“No, sto impazzendo cercando di stare dietro a una ragazzina
che non ha ancora chiaro che sta giocando con il fuoco!”
“Beh, cercatene un’altra allora!”
“Che infantile che sei!”
Schioccai la lingua sul palato e misi fine alla discussione.
Uscii dalla sua lezione il prima possibile e mi precipitai a
matematica. Non avevo mai avuto problemi in questa materia e le ultime lezioni
prima dell’esame erano solo ripasso ed esercitazioni. Avevo tutto il tempo di
riflettere, ma non riuscii a pensare molto perché il telefono prese a vibrare.
1 nuovo messaggio.
Num. Sconosciuto: Se solo capissi quanto desidero averti a
casa mia per un’altra notte…
Sbuffai memorizzando il numero. Una situazione senza via
d’uscita.
Bella: Oh lo capisco benissimo. Ma è una cazzata! Chi ti ha
dato il mio numero?
Edward: Non ha importanza, non svelo mai le mie carte.
Perché dovrebbe essere una cazzata?
Bella: Perché sei il mio cazzo di professore, Cullen!
Edward: Mio e cazzo stanno perfettamente bene in quella
frase, Miss Swan! Tanto di cappello. Cancellerei professore, dato che la
questione può essere velocemente risolvibile. Basta aspettare poco più di una
settimana. Non credi?
Bella: Parli di me che sono una bambina, ma tu non ti stai
comportando tanto diversamente. Non ti rendi conto di quello che stiamo
facendo. Io perdo tutto qui.
Edward: Io so bene ciò che stiamo facendo. Al momento
messaggiamo come adolescenti e ci urliamo addosso, solo perché non possiamo
scopare come si deve.
Bella: Sei solo un porco.
Edward: Felice di esserlo.
Bella: Felice per te che sei felice. Ora lasciami in pace,
non solo adesso anche in futuro.
Edward: Non credo di riuscirci.
Bella: Beh tentaci, stai diventando uno stalker da denuncia.
Edward: Provaci e ti sculaccio come si deve.
Sospirai e sbattei la testa sul banco senza farmi vedere da
nessuno. Era una conversazione completamente fuori luogo e soprattutto malata.
Stavo davvero discutendo di quelle cose con il mio professore? Una settimana e
avrei avuto un esame con lui, porca puttana!
Bella: Non mi minacciare così! E soprattutto non ti
azzardare a provarci.
Edward: Oh, che paura!
Bella: Vaffanculo, stronzo!
Edward: Spero vivamente che il giorno dell’esame sia
preparata signorina Swan, perché sappia che la fotterò alla grande!
Sorrisi, anche se la sua minaccia avrebbe dovuto farmi
paura.
Bella: Che confronto civile abbiamo avuto, professor Cullen.
E’ sempre illuminante chiacchierare con lei e scoprire lati del suo carattere
così nascosti.
Edward: Mi hai detto la verità ieri nel mio ufficio?
Bella: Sì.
E invece no, ma lui non doveva saperlo!
Edward: Ne parliamo fra otto giorni, Isabella.
Non ricevetti più nulla e i giorni seguenti Cullen non si
fece vedere in aula, mandando un assistente. Il mio umore peggiorò e non capii
perché. Volevo così tanto mandargli un messaggio e chiedergli se stava bene, ma
non sarei stata coerente. Mi stavo preoccupando che stesse male, che fosse
successo qualcosa, che qualcuno avesse scoperto di noi. Noi, che parolone.
Delle nostre scopate.
Quando venerdì mi ritrovai ancora l’assistente a lezione i
miei nervi saltarono e il telefono mi chiamò impellente.
Bella: E’ il quinto giorno che la tua lezione è tenuta da un
bamboccio senza palle che non controlla neppure se lavoriamo o se chattiamo su
facebook. Che fine hai fatto?
Edward: Ti manco?
Bella: Dovevi controllare i tre elementi aggiuntivi e fare
il ripasso dei punti principali per l’esame e dovevi ritirare i progetti. Dove
diavolo sei?
Okay, non avevo il diritto di parlare così. Se stava male? E
se avesse pensato di allontanarsi per non creare casini? No, no! Impossibile. Era
solo impegnato.
Edward: Wow, se sapevo che ti sarei mancato così tanto mi
sarei fatto sentire di più, bambola! Comunque ho un affare da sbrigare fuori
città, sono ancora in mezzo ai casini per cui non sono neppure certo che riesca
ad arrivare per la data d’esame. Spero che Colin sia all’altezza, più tardi lo
chiamerò e gli dirò di essere abbastanza spietato con tutti voi. Con te
soprattutto.
Sapevo che scherzava e ridacchiai mentre scossi la testa, l’assistente
neanche se ne accorse.
Bella: Se mi bocci non potrai riprendere il discorso in
sospeso, saremmo punto e a capo e rischieremmo di combinare un casino perché la
tua attrazione nei miei confronti è percepibile nell’aria come l’aroma del
caffè in una caffetteria di prima mattina.
Edward: Solo la mia? Che grande scarico di responsabilità,
Miss Swan. Studia e non darmi noia. Se ti boccio posso vederti ogni giorno e
giocare con te durante le lezioni. Se ti promuovo sparirai dalla mia vista e ti
farai affascinare da un altro professore belloccio.
Bella: Ti do noia? Finalmente mi sono liberata di te allora!
Eh si, forse hai ragione. Effettivamente ci sarebbe il rischio di infatuarmi di
qualche altro belloccio. Magari il professor Carter, 67 anni, stempiatura
perfetta, pancia abbondante e somigliante a un tenero cuscino su cui dormire la
notte. Grrr…arrapante!
Ero un controsenso vivente!
Edward: Simpatica, davvero simpatica! A quest’ora dovresti
seguire la mia lezione, perché mi stai mandando messaggini?
Bella: Te l’ho detto che Colin è una mezza sega!
Edward: Piantala di parlare in questi termini o torno a casa
prima del previsto. Sboccata!
Stavo per rispondere quando Colin iniziò a girare per i
banchi. Ma dannazione in cinque giorni non l’aveva mai fatto. Poi pensai a
Edward. Che coglione! Sorrisi lanciando il telefono nella borsa e facendo finta
di lavorare. Il progetto era concluso ma dovevo pure fare qualcosa per fargli
vedere che ero una brava alunna, no?
Appena scese verso la cattedra riacciuffai il telefono e
mandai un messaggio a quel bastardo.
Bella: Se non vuoi sentirmi basta che dici stop, carino. Non
serve sguinzagliare il cane. Non ti disturberò più.
Edward: Credimi, l’ho fatto solo per salvaguardarti.
Bella: Si, immagino. Salvaguardare il mio culo!
Edward: Sboccata! Il tuo culo è favoloso. E’ da
salvaguardare sì.
Ridacchiai tra me e me. Dio, mi aveva fulminato il cervello.
Non gli risposi, avevo detto che non l’avrei disturbato e
non avevo intenzione di farlo. Misi comunque il telefono a portata di mano e
appena vidi che si illuminava lo afferrai leggendo con il fiato sospeso.
Edward: Se mi scrivi non ragiono e non mi concentro, questo
allungherebbe ulteriormente il lavoro e sarebbe davvero impossibile arrivare
per l’esame. Fa la brava, per favore! Aiutami! Voglio essere lì lunedì, ho bei
progetti.
Mi stava dando troppi indizi, il maledetto. E’ troppo… troppo.
Bella: Ti aiuto, ti aiuto! Buon lavoro professore! A lunedì.
Edward: Non chiamarmi professore, vampira! Studia, o ti
boccio.
Bella: Vampira?
Edward: Venerdì quando eri in braccio mi hai lasciato un
morso sulla clavicola che sanguinava.
Sorrisi tra me e me e scossi la testa battendomi il cinque nella
mia mente.
Bella: Allora il mio subconscio ogni tanto funziona ancora!
Menomale che c’è qualcuno che cerca di difendermi dalla tua attrazione per me.
Edward: Non so chi ti salverà lunedì, vampira!
Bella: Non ce ne sarà bisogno, professore!
Edward: Stronza!
Non risposi e evitai di guardare il telefono per tutta la
giornata.
Il fine settimana passò lentamente, diversamente da tutte le
volte precedenti in cui dovevo sostenere un esame, dove il tempo sembrava
essersi ridotto di un terzo. Questa volta invece studiai con poca
concentrazione, molto più determinata a riflettere su tutta quella situazione
folle e masochista in cui mi ero infilata. Avevo fantasticato così tanto che la
mattina dell’esame ero sicura di avere buone probabilità di essere bocciata. In
quel caso non sapevo se ridere o piangere, di sicuro ero nella merda in
entrambi i casi. Se fossi passata Edward avrebbe voluto parlare, se non
superavo l’esame avrei dovuto ricominciare da capo. Bello schifo.
Sperai che Edward fosse riuscito a terminare i suoi affari e
che fosse arrivato in tempo per sostenere gli esami questa mattina, ma quando
vidi Colin arrivare le mie speranze si spensero. Avrei voluto mandare un
messaggio a Edward, non sapevo cosa scrivergli di preciso, mi bastava solo
sentirlo, anche tramite un messaggino freddo e insapore. Che diavolo mi stava
succedendo?
Colin appese la lista con i nostri nomi in ordine di entrata
e quando vidi che ero la penultima mi venne l’angoscia. Una giornata intera qui
fuori ad attendere il mio turno, era da spararsi.
Afferrai il telefono, più che mai decisa a mandare quel
messaggio: “Dovrebbero vietare ai professori di far fare gli esami ai propri
assistenti!”
Dopo poco arrivò la sua risposta, fredda e sarcastica come
ogni volta: “Signorina Swan, farei bene attenzione a come mi rivolgo al mio
docente, fossi in lei. Quest’oggi si ricordi deve sostenere un esame, con chi
non è importante. Non vorrei mai che la sua grave condotta immorale gravasse
sul giudizio finale.”
Bella: La sua simpatia di prima mattina mi mette sempre di
buon umore, professore. Mi preoccuperei se fosse qui, ma con il suo assistente
basta sbottonare un po’ di più la camicetta e alzare la gonna del vestito. Il
suo sguardo sarà imbambolato ed io a quel punto avrò il massimo dei voti al suo
esame.
Edward: Ah sì? Con me non funzionerebbe?
Bella: Con lei? Non mi permetterei mai…
Edward: Fossi in lei, signorina Swan, mi preoccuperei
ugualmente!
Non risposi ma dopo una mezzora lo vidi arrivare con la sua
camminata determinata, sciolta e meravigliosamente sensuale. Controllò
l’orologio prima di entrare dalla porta, poi osservò la lista e annuì.
“Signorina Swan, lei è una delle ultime, per cui gradirei un
caffè forte, poco zucchero e della panna. Si sbrighi.” Mi porse la sua tazza
termica e sparì dentro l’aula non degnandomi di uno sguardo. Mi aveva preso per
la sua cameriera?
Sospirai chiedendo a Mary, una delle ragazze del corso, di
controllare la mia roba finché mi dirigevo in caffetteria a prendere quel
dannato caffè. Nel tornare però mi venne un’idea. Oggi era giornata d’esame, ma
non per questo era vietato giocare un po’, giusto?
Afferrai lo scontrino della caffetteria e scrissi dietro:
“Avevo una carenza di zuccheri e ne ho preso un sorso. Il caffè mischiato al
sapore delle tue labbra ha tutto un altro gusto. Buona giornata Professore!”
Bussai alla porta e il suo vocione mi invitò ad entrare.
“Spero che il caffè sia ancora caldo, dopo tutto il tempo
che ci ha impiegato.” Borbottò. Sorrisi, cercando di sembrare dispiaciuta e
mormorai le mie scuse. Mi premurai di appoggiare il caffè sulla cattedra e di
incastrarci sotto lo scontrino. Il caffè l’avevo offerto io. Uscii dall’aula e
presi posto. Ero molto più tranquilla dal momento che c’era lui.
Dopo dieci minuti il telefono segnò un messaggio:
“Provocatrice e indisponente. Avventuriera e giocherellona. Sempre più stupito
dal tuo comportamento. Soprattutto visto che non avresti intenzione di stare
con me senza le mie imposizioni. Non vedo l’ora di ascoltare cosa avrai da dire
alle domande sulla progettazione ambientale.”
Porca miseria, non l’aveva presa bene.
Passarono ore, intere ore seduti sul pavimento freddo del
corridoio, appoggiati alla parete con il libro e il blocco appunti davanti a
ripassare in gruppo. Studenti che uscivano e scuotevano la testa, altri che
esultavano, altri che se ne andavano senza condividere informazioni preziose.
Praticamente un’agonia. Nella pausa pranzo Colin e Edward mangiarono un
sandwich fatto arrivare dalla caffetteria, senza uscire dall’aula.
Ma l’aula era impegnata per la lezione del pomeriggio per
cui i restanti dovettero spostarsi nella zona uffici. Vidi Edward attaccare una
lista nella sua bacheca fuori dalla porta e Colin dirigersi in fondo al
corridoio, con l’altra parte. Sperai di essere stata assegnata a Colin, ma
sospettavo che non sarebbe stato affatto così. Guardai la lista e difatti ero
l’ultima di Cullen. Stronzo.
Era entrato il ragazzo prima di me da quindici minuti ed io
stavo fremendo.
Edward: “Sei pronta alla guerra?”
Bella: “Grazie professore, lei sa davvero come calmare uno
studente in crisi!”
Edward: “Non me l’hanno insegnato al college, ma so come
farti rilassare…”
Bella: “Pervertito!”
Edward: “Ancora non hai visto nulla!”
Bella: “Fatti sotto!”
Edward: “Preparati!”
In quel momento Colin uscì dall’ultima stanza del corridoio
e mi sorrise entrando per salutare Edward e lasciare la lista dei voti. In quel
momento il vocione del professor Cullen disse “Avanti il prossimo!” e
sospirando mi alzai e raccolsi le mie cose superando Colin.
“In bocca al lupo, Miss Swan!” disse sorridendo e
andandosene, chiudendo la porta dietro di lui.
L’ufficio di Edward mi era molto più familiare questa volta
e i ricordi di una settimana prima mi fecero arrossire. Maledizione.
“Buona sera professore”
“Signorina Swan come sa il progetto lo visionerò in queste
due settimane, per affari urgenti mi sono dovuto recare altrove e non ho potuto
raccogliere i lavori, di conseguenza valuterò con un occhio più critico e non
ci penserò due volte nel togliere punti, a causa alla proroga dei termini che
vi ha consentito maggiori possibilità. Questo vuol dire che per ottenere il
massimo come voto finale deve sostenere un esame esemplare, perfetto. Siamo
intesi?”
Si iniziava con il botto, porca puttana! Annuii e infilai
una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
“Iniziamo allora, mi dica in primis cosa si intende per
progettazione urbanistica, vorrei degli esempi e una definizione chiara e
precisa.”
Iniziai a parlare mantenendo la calma, quella era una
domanda semplice!
Mi guardò e tenne gli occhi fissi nei miei.
Il suo sguardo mi inquietava, così non sarei mai riuscita a
terminare l’esame e la mia risposta. Maledizione.
“Edward, basta!”
“Non sto facendo nulla, è lei che si agita signorina Swan. Forse non è pronta adeguatamente per l’esame. Forse preferirebbe ripassare al prossimo turno. Che ne dice?”
“Non sto facendo nulla, è lei che si agita signorina Swan. Forse non è pronta adeguatamente per l’esame. Forse preferirebbe ripassare al prossimo turno. Che ne dice?”
“Non ci penso nemmeno. Sono adeguatamente preparata. E’ il
tuo sguardo che mi mette a disagio.”
“Da quando in sede di esame si da del tu al professore?”
Si stava prendendo gioco di me, il bastardo.
“Edward, ti prego. Siamo ad un esame, smettila di
comportarti da infantile!”
“Io sarei quello infantile?”
“Sì!”
“Hai oltrepassato il limite, Isabella. Torna la prossima
volta!”
Sbigottita lo guardai armeggiare con fogli di carta e
computer e segnare delle cose con la penna. Stava scherzando, vero?
“Mi prendi in giro?”
“Sei ancora qui? Ti ho detto di tornare la prossima volta!”
Incazzata come una iena afferrai la borsa dalla sedia dove
l’avevo appoggiata e mi alzai. Ero furiosa. Immaginavo che sarebbe andata a
finire così, maledizione.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime e stavo per uscire
dalla porta del suo ufficio quando mi chiamò. Sospirai girandomi, cercando di
mascherare le mie emozioni.
“Hai scordato il libretto”
Tornai indietro per afferrarlo e notai un foglietto uscire
da una pagina. Aprii il libretto e subito notai il voto registrato con la sua
firma e sul foglietto semplicemente “Adesso non sono più il tuo professore!”
“Questo è fuori da ogni logica! Non puoi avermi registrato
il massimo dei voti, non ha visto il progetto e non mi hai fatto nessuna
domanda. Maledizione!”
Ero troppo incazzata. Si spinse indietro sulla sedia e
incrociò le braccia invitandomi, prima, a raggiungerlo. Ero arrabbiata e non lo
raggiunsi.
“Vieni qui Bella!”
“Non ci penso neanche morta! Che cazzo ti salta in mente? Poi sarei io quella infantile?”
“Oh piantala! Vieni qui!”
“Non ci penso neanche morta! Che cazzo ti salta in mente? Poi sarei io quella infantile?”
“Oh piantala! Vieni qui!”
“Edward, no!”
“Sì”
Sbuffai e feci il giro della scrivania, lasciando la borsa
cadere a terra e appoggiandomi con il sedere al bordo del tavolo.
“Perché ti devi comportare da stronzo?”
“Perché sono fatto così. Quindi, come vedi non ti è servito neppure sbottonare la camicetta!” mi disse sorridendo.
“Perché sono fatto così. Quindi, come vedi non ti è servito neppure sbottonare la camicetta!” mi disse sorridendo.
“Oh beh, dal momento che ho aperto le gambe ad ogni tuo
comando la camicetta era opinabile!” scoppiò a ridere scuotendo la testa e si
avvicinò.
“Sei incredibile!”
“Edward per favore, cosa diavolo vuoi da me?”
“Che la smetti di combattermi e ti lasci andare!”
“Che la smetti di combattermi e ti lasci andare!”
“Mi hai dato il massimo dei voti senza farmi l’esame. Questo
un motivo per cui non volevo venire a letto con te, tra gli altri!”
“Quali sono gli altri?”
“Sei più grande di me”
“Sei più grande di me”
“Non importa l’età lo sai bene.”
“Sei il mio professore!”
“Non più. Non abbiamo altri corsi insieme!”
“Non più. Non abbiamo altri corsi insieme!”
“Parleranno di come ho ottenuto il massimo dei voti!”
“Non ci faremo vedere in giro ancora per un po’ di tempo, lasceremo che ci scoprano piano piano fra qualche mese!”
“Non ci faremo vedere in giro ancora per un po’ di tempo, lasceremo che ci scoprano piano piano fra qualche mese!”
“E’ una follia!”
“Oh sei impossibile! Chi è il professore?”
“Tu, dannazione!”
“E allora decido io!”
“Questo è offensivo Edward. Mi hai dato il massimo solo perché scopo con te!”
“Oh sei impossibile! Chi è il professore?”
“Tu, dannazione!”
“E allora decido io!”
“Questo è offensivo Edward. Mi hai dato il massimo solo perché scopo con te!”
“Ti ho dato il massimo perché sei brillante, perché il tuo
progetto è ottimo e perché hai il massimo dei voti ad ogni esame, quindi le mie
domande sono inutili. Ma se vuoi… continuo con le domande. Ti sta bene?” annuii
e lui iniziò a farmi delle domande, allontanandosi solo di un passo. Riuscii a
rispondere tranquillamente a tutte e tre e poi lo osservai, stava sorridendo.
“Ed ora… un’ultima domanda. Vieni a cena da me stasera?”
Scoppiai a ridere e scossi la testa.
Scoppiai a ridere e scossi la testa.
“Non se ne parla neanche per idea!”
Sospirò forte e si avvicinò ancora a me quando sentii un
rumore metallico sbiancai e mi osservai il polso. Avevo una manetta attorno al
polso.
“Che cazzo è questa roba?”
“Mi stai costringendo ad usare le maniere forti, Bella!”
“Mi stai costringendo ad usare le maniere forti, Bella!”
Oh porco cavolo!
“Sarà sempre così la nostra relazione d’ora in poi?”
“Perché, adesso vuoi una relazione?” mi osservò con sguardo malizioso ed io mi maledii per aver scoperto le mie carte.
“Sarà sempre così la nostra relazione d’ora in poi?”
“Perché, adesso vuoi una relazione?” mi osservò con sguardo malizioso ed io mi maledii per aver scoperto le mie carte.
“Mi confondi e mi turbi!”
“E tu mi ecciti e mi fai sentire vivo. Quando lo capirai
sarà sempre troppo tardi!” Spense il pc e raccolse i fogli dalla scrivania,
tenendomi ammanettata al suo polso. Sistemò ogni cosa e poi afferrò la mia
borsa mettendomela in spalla insieme alla sua giacca e mi abbracciò in uno
strano intreccio. Il mio braccio venne piegato dietro la schiena e nascose le
manette grazie alla sua giacca. Furbo. Maledettamente furbo.
“Lo sai che sei uno stronzo presuntuoso, Cullen?”
“Oh sì, lo so!”
“Oh sì, lo so!”
“E lo sai che posso ancora denunciarti, finché non
verbalizzerai ogni esame, vero?”
“Sì, lo so! Ma non lo farai?”
“E chi te lo dice?”
“Le tue dita strette attorno alle mie e le guance rosse
nell’attesa di questo gioco che ho messo su. Perché in realtà tutto ciò ti
eccita e ti piace, quanto a me. Non fare la bambina con me, Isabella. Non vedo
l’ora di spogliarti. Mi sei mancata questa settimana!”
“Non hai trovato nessun buco in cui infilarti? Peccato!”
“Sboccata!” Ridacchiò e mi condusse fino alla fine del
corridoio. Quando incontrammo Jane sbiancai. Porca puttana.
“Ehm… Salve Professor Cullen, Bella. Tutto bene? Sei pallida.”
“Signorina Scott, quest’ala dello stabile non dovrebbe
essere accessibile agli studenti a quest’ora!”
“Lo so, ma ho dimenticato la borsa nello studio del
professor Colin oggi e volevo vedere se era ancora qui.”
“No, lui ha terminato gli esami un’ora fa quasi, Isabella è
l’ultima della mia lista ma al momento non si sente molto bene. Per cui
l’accompagno al bar dove sosterremo l’esame davanti a qualcosa da mangiare.
Vuole essere la nostra testimone?” gli strizzai la mano e gli ficcai le unghie
nella pelle. Sussultò e si guardò tra i piedi per distogliere lo sguardo
infuocato e non farci scoprire. Che cazzo stava facendo?
“No, in realtà devo andare in camera e studiare per l’esame
di dopo domani. Bella, vuoi che ti accompagno in infermeria? Professore può
rimandare a domani l’esame, non crede?”
“Domani sarò impegnato tutta la giornata, purtroppo. Credo
solo che miss Swan abbia saltato il pranzo. Mi occupo io di lei, non si
preoccupi.”
“Sì, lo vedo. Grazie professore, è molto premuroso. Mi
faccia chiamare se non migliora!”
“Certamente, venga, andiamo fuori di qui. Posso offrirle un
caffè signorina Scott?”
“No, no. Lei è ancora il mio professore e non vorrei
mischiare le cose.”
pizzicai la pelle di Edward e mi venne un insano desiderio di sbattere i piedi e far sentire le mie ragioni ma lui represse tutto con un sorriso lascivo.
pizzicai la pelle di Edward e mi venne un insano desiderio di sbattere i piedi e far sentire le mie ragioni ma lui represse tutto con un sorriso lascivo.
“Ha ragione. Meglio non compiere certi errori. Allora buona
serata signorina Scott!”
Ci salutò con la mano e appena fuori dal nostro raggio
visivo Edward mi spinse in direzione del parcheggio.
“Lo sai che sei scorretto, prepotente, presuntuoso e
stronzo, sì?”
“Quanti complimenti!”
“Come farò a salire in macchina tua così?” dissi una volta
arrivati davanti alla sua auto, in fondo al parcheggio in un posto poco
illuminato.
“Oh… vedrai.” Si sedette e mi fece segno di raggiungerlo
sulle sue gambe. Oh maledizione. Mi guardai attorno e sicura che nessuno ci
vedesse seguii le sue indicazioni, ma nel momento in cui fui a cavalcioni su di
lui chiuse lo sportello e avvicinò la bocca alla sua.
“Ho una voglia pazza di scoparti proprio qui. Ma cercherò di
resistere!”
Mi lasciò un bacio a stampo e poi mi spinse nel sedile
laterale. Questo uomo mi avrebbe fatto impazzire un giorno o l’altro.
Arrivammo a casa sua in un lampo, entrò nel parcheggio
sotterraneo e salimmo in ascensore fino al suo appartamento. Una volta dentro
chiuse a chiave la porta e mise la chiave nella tasca dei pantaloni.
“Bene. Ora andrò a nascondere la chiave della porta
d’entrata dove non potrai trovarla, così non scapperai!” mi slacciò la manetta
e scappò via, lasciandomi lì.
Era un grandissimo bastardo.
Lo vidi tornare dalla sua camera da letto, si era cambiato,
indossava un paio di pantaloni della tuta, una maglia a maniche corte e
camminava sul parquet a piedi nudi. Avanzò con cipiglio incazzato fino a
raggiungermi.
Oh porca miseria, è furioso.
Per cosa?
“Edward, ch…”
Non finì la frase perché mi stava baciando.
Una mano a tenermi la testa attaccata alla sua, le dita
intrecciate alle mie ciocche; l’altra mano a base della mia schiena, le dita
che toccavano il sedere, spingendomi verso il suo bacino. La sua lingua premeva
per entrare e non lo feci attendere. Con gli occhi chiusi e nessun rumore
attorno era così semplice sentire i mugolii che uscivano dalla sua gola, il
rumore dei nostri ansiti spezzati, dei nostri bacini che sfregavano per
alleviare un po’ la tensione. Non so come feci a girarmi e farlo appoggiare con
la schiena alla porta e con un balzo e la sua prontezza di riflessi finì nel
suo abbraccio. La gonna si alzò e sentivo sulle mutandine il tessuto della sua
tuta e il suo membro già duro come la roccia. Gemetti nella sua bocca e cercai
di muovermi su e giù per alleviare ancora di più quel pizzicore tra le cosce.
Sentii che ci spostavamo e poi percepii il divano sotto la
mia schiena. Prese a spingere nonostante ci fosse ancora la barriera dei
vestiti e quella frizione piaceva al mio clitoride.
“Ooh” mi lasciai scappare mentre lui scendeva a baciarmi il
collo e slacciare la camicetta.
“Così ti bastavano due bottoni slacciati in più, con Colin…
giusto?”
Non capii a cosa si riferisse in un primo momento, poi
sorrisi maliziosa ed annuii.
“Stronza!”
“Io? Tu oggi hai compromesso il mio esame!” ansimai mentre
le sue dita si infilavano veloci sotto la schiena per slacciare il reggiseno.
“Non ho compromesso nulla. Sei stata più che all’altezza!”
scossi la testa, non avevo il modo di ragionare in questa situazione. Gli spinsi
giù i pantaloni e i boxer nello stesso momento e lui tirò giù la zip della
gonna. Mi alzai, spingendolo a sedersi. L’osservai bene mentre mi sistemavo in
piedi, giù dal divano e facevo scendere la gonna, restando solo con un perizoma
bianco con dei piccoli fiori ricamati e le autoreggenti.
“Girati” seguii le sue indicazioni e mi morsi il labbro
sapendo che ciò che avrebbe visto gli sarebbe piaciuto da matti. “Cazzo!” mi
girai di nuovo, togliendogli dalla vista la rosa bianca con cui erano legati
tre microscopici fili sul mio sedere e mi avvicinai a lui, salendogli a
cavalcioni. Le sue mani presero posto sul mio culo e le sue labbra sui miei
capezzoli, prima uno e poi l’altro. Io dondolavo, stimolando la sua erezione e
il mio clitoride solo con il contatto finché lo sentii gemere profondamente
mentre lo mordevo.
Si piegò ed afferrò il preservativo dai pantaloni della
tuta; glielo rubai dalle mani e in fretta aprii la bustina e lo srotolai su di
lui. Gemette e sospirò. In un solo movimento era dentro di me.
Gridai per la sorpresa e per il dolore. Era arrivato in
fondo, dove neppure le altre volte era andato, e spingeva forte. Questa volta
non faceva male. Cominciai a muovermi, guidata dalle sue mani, ma il clitoride
che sfregava sul suo inguine, bagnata com’ero mi portò velocemente al limite.
Volevo che venisse, volevo vedere il suo volto trasformarsi dal piacere mentre
era sotto di me. Lo baciai, d’impeto e infilando subito la lingua nella sua
bocca. Si incontrarono, si scontrarono e parve che ci fossero scintille in ogni
dove. Ero ricoperta di brividi, sentivo nel ventre la sensazione dell’orgasmo
imminente. Succhiai la sua lingua, imitando alla perfezione il movimento della
bocca sul suo membro e sussurrai “Immagina la mia bocca su di te, mentre
succhio, mentre spingi tenendomi dai capelli. Immagina la mia gola calda e
stretta.” Lo dissi piano, intervallando il movimento sulla sua lingua e le
spinte aumentarono, il ritmo incrementò e lo sentii spingere per stendermi sul
divano ma con le mani sulle spalle lo rimisi al suo posto, succhiando più forte
la lingua.
Continuai a muovermi con il ritmo dettato da poco e sentii
le sue mani stringermi i fianchi e muovermi al ritmo che più desiderava.
Gemetti dentro la sua bocca, mentre succhiavo e succhiavo e lo sentii grugnire,
fino a quando non si staccò gettando la testa indietro e gridando il mio nome
ed io mi lasciai andare cavalcando il suo orgasmo e godendo anche io.
Ci stese sul divano e con fatica afferrò un plaid per
coprirci. Ero sfinita.
Mi strinse forte e non abbandonò mai il mio corpo, intrecciò
le dita alle mie e fece appoggiare la testa al suo petto. Era meraviglioso.
“Isabella…”
“Si?”
“Non andartene stanotte.”
“Non andartene stanotte.”
“Edward… sai che non posso restare!”
“Resta.”
Sospirai e scossi la testa restando ancora un po’ in quella
posizione, poi cercai di alzarmi ma lui strinse più forte e mi riportò giù.
“Non scherzo, se esci da quella porta ancora una volta
finisce tutto.”
“Edward, sei il mio professore!”
“No, non lo sono più. Hai passato il mio esame ed è l’unico
corso che hai con me, resta!”
“E cosa diremo agli altri?”
“Non diremo nulla. Non ho bisogno di mettere dei cartelli in giro. Terremo un profilo basso e ci incontreremo solo a casa mia, almeno finché non ti laurei.”
“Non diremo nulla. Non ho bisogno di mettere dei cartelli in giro. Terremo un profilo basso e ci incontreremo solo a casa mia, almeno finché non ti laurei.”
“E’ una follia!” ribadì. Mi sentivo in trappola.
“Vorrei tanto che lo capissi…”
“Cosa?”
“Che credo di essermi innamorato di te!”
Il cuore prese a battere più forte e alzai la testa di
scatto osservandolo. Teneva gli occhi chiusi e la mascella contratta, le dita
della mano libera giocavano sulla mia schiena. Io? Ero semplicemente
sbigottita.
“Che… che dici?”
“E’ vero! Amo i tuoi occhi così profondi, amo la tua
camminata così sensuale, amo le tue forme, amo stringerti e abbracciarti, amo
il pensiero di vederti in giro per casa e amo il pensiero che questa casa un
domani sia anche tua. Amo pensare di cucinare qualcosa per te, amo il tuo
sorriso, le tue mani, la tua pelle. Amo le tue labbra, le amo infinitamente.
Amo la tua lingua talvolta timida, talvolta esuberante; amo la tua testa così
arguta. Credo di amarti Isabella.”
Lo fissavo, senza dire nulla e i suoi occhi si aprirono su
di me, mi sorrise timidamente poi con la mano in cui erano intrecciate anche le
mie dita mi accarezzò il volto.
“Mi sei mancata questa settimana, non puoi immaginare
quanto. Anche solo vederti a lezione mi è mancato. Ho proprio preso una bella
cotta per lei, signorina Swan!”
Iniziai a ridere come una pazza e scossi la testa
appoggiandomi con la fronte alla sua spalla.
“Decisamente una reazione che non avevo considerato!”
“Edward è… non è possibile stare insieme. Come faremo ad ignorarci nei corridoi? O come andremo al cinema o in pizzeria o al museo? Non possiamo farci vedere insieme… e lo sai bene.”
“Ce la faremo, Bella. Perché devi essere così negativa? Cristo!” si alzò dal divano afferrò i boxer e andò in cucina, lo potevo vedere mentre prendeva una birra dal frigorifero e se l’apriva, lo raggiunsi coprendomi con il plaid. Appoggiò la test al frigorifero e scosse la testa borbottando qualcosa che suonò come ‘Non posso crederci che l’abbia fatto’.
“Edward è… non è possibile stare insieme. Come faremo ad ignorarci nei corridoi? O come andremo al cinema o in pizzeria o al museo? Non possiamo farci vedere insieme… e lo sai bene.”
“Ce la faremo, Bella. Perché devi essere così negativa? Cristo!” si alzò dal divano afferrò i boxer e andò in cucina, lo potevo vedere mentre prendeva una birra dal frigorifero e se l’apriva, lo raggiunsi coprendomi con il plaid. Appoggiò la test al frigorifero e scosse la testa borbottando qualcosa che suonò come ‘Non posso crederci che l’abbia fatto’.
“Edward, voglio essere seria per una volta. Mi stai dicendo
tutto questo solo perché vuoi venire a letto con me ancora e quindi pensi che
io sia una di quelle ragazze tutta sentimenti?”
Si girò infuriato e sgranò gli occhi.
“No. Cristo, Ti amo Bella! TI AMO!” aveva le braccia aperte,
sconsolato e frustrato e mi sentivo colpevole di quell’espressione così
tormentata. Non sapevamo nulla l’uno dell’altra, come poteva amarmi? Non so
nulla di lui. Lui non sa niente di me. Come possiamo far funzionare le cose?
“Non ci conosciamo…” sbuffò e si avvicinò lasciando la birra
sul tavolo.
“Ascoltami, non voglio giocare con te. Ho capito di provare
questo per te venerdì mattina, mentre mi scrivevi e mi sono reso conto che non
vedevo l’ora di sentirti e di vederti e di tenerti tra le mie braccia. E’
strepitoso fare sesso con te, amo il rischio, le situazioni improbabili e mi
piace da morire scoparti e sentirmi dentro di te. Le mie relazioni passate
hanno fatto schifo, probabilmente perché sono uno stronzo presuntuoso… ma
diamoci un’opportunità. Non voglio ferirti Bella, voglio solo tentarci.”
“Non lo fai solo per
qualche scopata?”
La sua mascella si irrigidì e le sue mano volarono al mio
viso, imprigionandolo. Si avvicinò tanto da appoggiare la fronte alla mia e
sospirare sulla mia bocca.
“Ripetilo e ti sculaccio! Ti amo Isabella, ti amo!”
Mi sporsi per baciarlo e infilai le mani attorno alla sua
vita.
“Significa che resti stanotte?”
“Sì”
“E anche che ci dai un’opportunità?”
“Sì” accompagnai ogni risposta da un tocco alle sue labbra.
Stavano diventando una droga.
“Sei sicura, Bella?” mi prese tra le braccia baciandomi
lentamente. “Io faccio sul serio…”
“Mai stata più sicura di così in vita mia!”
Mi sorrise trascinandomi in camera da letto e sedendosi
portandomi su di lui. Era di nuovo duro! Nella mia testa ringraziai l’angelo
che mi aveva mandato Cullen e sorrisi.
“Non mi hai mai detto una cosa… quando hai letto il mio
libro?”
Scoppiò a ridere e mi fece l’occhiolino.
“Amo acquistare e-book da poter leggere durante le pause o
prima di andare a letto, quelli erotici se sono scritti bene sono intriganti e
navigando sullo store mi è capitato il tuo. O meglio ho capito che era tuo
perché un giorno in aula stavi rispondendo a una delle recensioni fatte su un
blog! Sei stata una meravigliosa scoperta!”
Lo baciai, poi appoggiai la testa sul suo petto mentre le
sue dita si infilavano dentro di me.
Altro round, altra corsa!
Quando aprii gli occhi lo trovai accanto a me, sereno e con
un sorriso ebete sul volto mentre mi fissava.
“Buongiorno piccola!”
“Buongiorno Edward!”
“Colazione?”
“Colazione?”
Mi strinsi a lui e lo baciai teneramente, ma il contatto con
il suo corpo mi risvegliò completamente ed anche lui doveva essere ben attivo,
perché spinse verso di me il bacino facendomi sentire quanto era già sveglio.
“Direi che potremmo iniziare a conoscerci un po’ meglio
prima, che ne dici?” Chiesi aprendo le gambe e invitandolo a stendersi sopra di
me..
“Sarebbe perfetto. Sono già eccitato all’idea!” Mi fece
l’occhiolino e io ridacchiai.
“Oh, lo noto, fidati!”
“E aspetta di conoscere la mia eccitazione riguardo alla
fantasia descritta a pagina 314 del tuo libro, mi ha fatto definitivamente
andare fuori di testa!”
Provai a pensarci e poi allargai gli occhi dallo stupore, mentre le sue
labbra si impossessavano delle mie. Oddio, il mio sedere!

Bella. Bella.
RispondiEliminaForse un tema già affrontato in altre FF, di sicuro personaggi standard che non hanno un'identità originale ma devo dire che è stato molto, molto piacevole leggerla. Lei che combatte internamente perchè vorrebbe ma non può, lui che si rende odioso. Mi sono piaciute molto le sue fantasie iniziali, alla fine è un po' come se tutte noi le avessimo con il nostro idolo, il nostro attore preferito, il nostro partner! Ho amato la scena nel bagno e quella nello studio di lui, mi è piaciuto da matti lo scambio di messaggini!
Brava, complimenti!
Grossi complimenti per la storia. Ci sono delle scene come quella di lei in bagno quando poi arriva Edward che mamma mia. In generale tutte le scene erotiche le ho trovate molto ben scritte e appassionanti. Ti meriti veramente un premio! 2 punti per te!
RispondiEliminaLa storia è davvero carina e mi è piaciuta, però l'avrei scritta con un solo tempo verbale. Non al presente e poi al passato e via dicendo. Mi spiego meglio, qui dici: Ero allibita di fronte al susseguirsi dei messaggi che comparivano, battuti da quelle tre. Ci siamo conosciute su Facebook anni fa, facciamo parte di un gruppo con centinaia di altre donne o ragazze e spettegoliamo di libri. Ecco io avrei messo: ci eravamo conosciute su facebook. Ma per il resto è bellissima
RispondiEliminaSensazionale!!!
RispondiEliminaCredo di aver trovato la mia vincitrice ma prima di pronunciarmi definitivamente voglio finire di leggere tutte le shot...
Sei stata grandiosa! Questa storia è perv, è divertente, eccitante...
Bravissimissimissima!!!
I miei 3 punti vanno a te...
RispondiElimina... Complimenti!!!
Bella, mi è piaciuta! E’ ovvio che studente professore sia un tema battuto, ma io non guardo mai queste cose, se è una situazione che mi intriga, perché no? Il perv c’è perché i due personaggi sono guidati parecchio dal fatto che la loro è una situazione critica e nonostante i ripetuti tentativi da parte di lui di parlarle, se la scopa duramente lo stesso. Hanno entrambi un atteggiamento folle, ma perfettamente giustificato dai caratteri che non si smentiscono per tutta la storia. Mi è piaciuto lo svolgersi degli eventi, forse avrei tagliato qualche scena ma non per il sesso, solo per la ripetitività del loro atteggiamento: lei lo rifiuta sempre e poi ci sta regolarmente, ma le scene sono ben diversificate e si incastonano bene con la storia. Lui si innamora, è chiaro praticamente dall’inizio, lei invece sembra guidata dalla lussuria, dall’aspetto di lui e dal gusto del proibito anche se non è apparente, e non gli dichiara il suo amore. La continuerai?
RispondiEliminaMi piace anche com’è scritta, scorre bene, avrei capito chi sei comunque perché usi una cifra la particella ‘ci’, è evidentemente presente nel tuo modo di parlare, devo capire di dove sei ;)
- Sparv -
bello mi è piaciuto veramente tanto,gli scambi dei messaggi ,i 3 punti vanno a te
RispondiEliminaE' una storia ben scritta e con un ritmo che travolge. Mi è piaciuto questo coinvolgimento del professore che si ritrova a comportarsi come un adolescente in piena esplosione ormonale ma con la consapevolezza del sesso tipica di una persona adulta e che quindi può vivere la sua attrazione in tutto e per tutto, senza paure o inibizioni. L'idea dei bigliettini è molto molto carina.
RispondiEliminaComplimenti, mi sei veramente piaciuta.
Wow!
RispondiEliminaMi è piaciuta molto.
Simpatica e travolgente.
Anche se poteva essere "banale" per il binomio prof/alunna sei riuscita a farla tua e renderla davvero piacevole.
La chat tra amiche di fb e una bella trovata.
e loro due così strambi nel loro cercarsi/respingersi...perfetti.
Io non ho mai avuto un incontro così in bagno...cribbio!
Sono veramente gelosa.
bravissima
Monica
Carina da matti!!!!
RispondiEliminaMi sono piaciuti i dialoghi tra le ragazze che danno molto l'idea delle chiacchiere dei corridoi dell'Università! E poi i bigliettini...
E poi le scene di sesso bollente!!!!!!!! E il carattere di lui così impetuoso e fuori dalle regole....!!!!
Bravissima!!!
-2 punti!-
EliminaMi sento di dover spiegare ancora meglio cosa mi è piaciuto tanto di questa storia. Mi ci sono rivista tantissimo!!! Ricordo come all'Università fossi invaghita persa del mio prof di Storia Romana...Un gran figo di quarant'anni con un sexappeal da paura, una voce baritonale che mi scavava voragini dentro e un corpo mozzafiato: alto, magro, muscoloso, gambe lunghe, falcata decisa, occhi verdi. Era un dio! Se mi avesse proposto qualunque cosa, l'avrei fatta, sono sicura, invece era l'uomo più serio e professionale che conoscessi....(e forse era una delle cose che mi piacevano di lui, oltre alla severità. Bocciava tutti, sto stronzo!)
EliminaPerciò la voto perchè l'ho letta come l'occasione che non ebbi ma che avrei colto!
Anche questa mi è piaciuta tanto. Lunghissima, altro che OS :D
RispondiEliminaI personaggi passano dalla normalità alla pazzia in un battito di ciglia e questo mi piace il più delle volte. I messaggi sono fortissimi e le scene di sesso ben scritte e dettagliate.
Complimenti.
Molto bella!!! E il perv ci sta tutto, sia per la situazione proibita che i finti rifiuti di lei e i falsi ricatti di lui!!! Molto ben approfondita e ben scritta, brava!!!
RispondiEliminaAleuname.
Perv quanto basta, lunga da morire con personaggi immaturi che ancora non sanno cosa vogliono, ma in definitiva una lettura piacevole.
RispondiEliminaEccomi! Proseguo nella lettura di queste belle storie piccanti. Nulla da dire, la fantasia professore alunna è nella mia top five! Quindi già per questa ragione mi piace. Sei stata in grado anche di descrivere in modo grafico (seppure mai volgare) parecchie scene di sesso e sappiamo che non è cosa poi così facile, giusto? Unici due appunti (ovviamente rispetto a quello che è esclusivamente il mio gusto personale)... Non me ne vogliate... ma il personaggio di Bella non è nelle mie corde. Sebbene sia credibile come giovane universitaria (modo di parlare, modo di pensare), ha dei tratti troppo reattivi, quasi isterici. La parte centrale (che invece ho visto è piaciuta tanto, quindi davvero credo d'essere io) l'ho trovata ripetitiva perché era la stessa dinamica che si ripeteva in tempi strettissimi e sempre allo stesso modo. Bella forte comunque e nell'insieme mi è piaciuta! Cristina.
RispondiEliminaBella forte... intendo la storia... Non il personaggio, eh! LOL!!!
EliminaMi è piaciuta molto.
RispondiEliminaAlla luce di varie discussioni non so se rientra nel PERV, penso di si perché anche se lei è innamorata di lui razionalmente sa che non è il caso di cedere. Certo lo spirito è forte ma la carne è debole, però lei dice sempre di no quindi penso che rientri nel PERV.
Sicuramente non mi sono spiegata bene, scusa.
Anch'io in alcuni punti ho trovato un contrasto con i verbi usati ma non so specificarti meglio perché io e i verbi non andiamo d'accordo.
Mhmmm, ho trovato un po' troppa differenza tra l'Edward che se la prende sbattendola al muro e l'Edward finale che gli dichiara il suo amore.
Tu mi domanderai "scusa ma cosa ti è piaciuto?"
Mi è piaciuta la trama, sei riuscita a catturare la mia attenzione, volevo sapere come andava a finire ma volevo gustarmi tutto "il viaggio" mentre arrivavo alla fine.
Mi hai regalato delle piacevoli sensazioni e gli "appunti" che ti ho fatto notare non mi hanno assolutamente disturbato nella lettura, puoi prenderli per dei semplici consigli e non come delle note negative.
Puoi anche non considerarli 😉
Grazie, un Bacio
JB
Mi è piaciuta molto.
RispondiEliminaAlla luce di varie discussioni non so se rientra nel PERV, penso di si perché anche se lei è innamorata di lui razionalmente sa che non è il caso di cedere. Certo lo spirito è forte ma la carne è debole, però lei dice sempre di no quindi penso che rientri nel PERV.
Sicuramente non mi sono spiegata bene, scusa.
Anch'io in alcuni punti ho trovato un contrasto con i verbi usati ma non so specificarti meglio perché io e i verbi non andiamo d'accordo.
Mhmmm, ho trovato un po' troppa differenza tra l'Edward che se la prende sbattendola al muro e l'Edward finale che gli dichiara il suo amore.
Tu mi domanderai "scusa ma cosa ti è piaciuto?"
Mi è piaciuta la trama, sei riuscita a catturare la mia attenzione, volevo sapere come andava a finire ma volevo gustarmi tutto "il viaggio" mentre arrivavo alla fine.
Mi hai regalato delle piacevoli sensazioni e gli "appunti" che ti ho fatto notare non mi hanno assolutamente disturbato nella lettura, puoi prenderli per dei semplici consigli e non come delle note negative.
Puoi anche non considerarli 😉
Grazie, un Bacio
JB
Molto bella e coinvolgente, questa storia riesce ad essere originale pur nel ripercorrere un cliché del perv. Il personaggio di Bella è da schiaffi dall'inizio alla fine, tutta "vorrei ma non posso", voglio ma faccio finta di non volere, sputo veleno come una punk incazzosa ma in realtà ci sto eccome, temo per la mia carriera universitaria ma in realtà sguazzo nel proibito... rispetto a lei, il professore un po' stalker e un po' dom, che poi però s'innamora, sembra quasi un gentiluomo.
RispondiEliminaFede 13
Beh... sono due giorni che penso a quali storie votare... e stanotte ho avuto un flash... mi sono rivista seduta ai banchi del liceo (non sono tra quelle che si è laureata) e guardavo con occhi sognanti il mio insegnante di anatomia. Era veramente un figo e io mi perdevo nell'osservazione di quel benedetto figliolo...
RispondiEliminaQuindi mi sei venuta in mente tu, con la tua storia e il meraviglioso professor Cullen dai bollenti spiriti...
1 punto per te e grazie per aver scritto.
Leggevo e mi sembrava di rivedermi a scuola con la mia migliore amica a spettegolare e sragionare sul prof figo della sezione B ... 1 punto perché la perversione sul professore è un evergreen, e perché mi sono rivista giovane
RispondiEliminaIla Cullen
3 punti per me :-D
RispondiEliminaBrava! Anche questa mi è piaciuta un sacco, e avrei voluto avere altri voti da assegnarle. Mi è piaciuta l'idea del prof e allieva. Sopratutto uno così Dom! Forse ho trovato la tua Bella un pò esagerata, focosa nelle reazioni, ma questo secondo il mio comportamento tipo. Ma nella storia stava bene così. Complimenti anche per le scene di sesso ben descritte. Continua così!
RispondiEliminaLe situazioni descritte in questa storia mi hanno fatta tornare indietro nel tempo ed è stato piacevole ricordare alcune emozioni che credevo dimenticate. Il mio prof di Latino era un figo della madonna...e lasciamo stare. Brava.
RispondiElimina